Il protagonista della novella è un ragazzo chiamato da tutti Rosso Malpelo. Il suo vero nome non viene quasi considerato: ciò che conta, per la gente, è il colore dei suoi capelli. Poiché ha i capelli rossi, secondo una credenza popolare viene ritenuto cattivo, malizioso e pericoloso. Il soprannome “Malpelo” nasce proprio da questo pregiudizio.
Malpelo lavora in una cava di rena. È un ragazzo povero, abituato alla fatica e alla violenza. Nessuno lo tratta con tenerezza. Gli altri operai lo disprezzano, lo picchiano, lo insultano e lo usano per i lavori più pesanti. Anche in famiglia non trova vero affetto, tranne che nel padre.
Il padre di Malpelo è Mastro Misciu Bestia, chiamato così perché lavora come una bestia da soma. È un uomo povero, sfruttato e abituato alla fatica. Tra lui e il figlio esiste un legame profondo, anche se espresso in modo ruvido e silenzioso. Mastro Misciu è l’unica persona che non rifiuta completamente Malpelo.
Un giorno Mastro Misciu accetta un lavoro molto pericoloso nella cava. Deve abbattere un pilastro di rena, ma l’operazione è rischiosa. Gli altri operai non vogliono farlo, oppure chiedono troppo denaro. Mastro Misciu, spinto dalla necessità, accetta. Durante il lavoro, però, la cava frana e lo seppellisce.
La morte del padre è il momento decisivo della novella. Malpelo assiste alla tragedia e rimane profondamente segnato. Gli operai cercano inizialmente di scavare, ma presto capiscono che non c’è più nulla da fare. Il corpo di Mastro Misciu resta sepolto sotto la rena. La morte dell’uomo non provoca una vera solidarietà: la cava continua a essere un luogo dominato dalla necessità e dall’indifferenza.
Dopo la morte del padre, Malpelo diventa ancora più solo. La madre e la sorella non gli mostrano vero affetto. Anzi, sembrano quasi vergognarsi di lui. Quando la sorella si sposa, Malpelo viene considerato un peso e resta legato sempre più alla cava, come se quello fosse l’unico luogo possibile per lui.
Il ragazzo conserva gli oggetti del padre con una specie di devozione dolorosa. Quando viene ritrovata una scarpa di Mastro Misciu o qualche resto del suo corpo, Malpelo prova un’emozione profonda, ma non riesce a esprimerla con dolcezza. Il suo dolore si manifesta in modo duro, chiuso e quasi animalesco.
Malpelo sembra convinto che la vita sia una lotta in cui i deboli vengono schiacciati. Questa convinzione nasce dalla sua esperienza quotidiana. Nella cava ha imparato che chi è fragile viene colpito, chi non sa difendersi viene sopraffatto, chi è povero deve subire.
PAGE-BREAKA un certo punto nella cava arriva un altro ragazzo, soprannominato Ranocchio. È chiamato così perché è debole, malato e cammina con difficoltà. Ranocchio diventa una figura importante nella vita di Malpelo. I due ragazzi sono entrambi poveri ed emarginati, ma hanno caratteri diversi: Ranocchio è fragile e impaurito, Malpelo è duro e aggressivo.
Malpelo tratta Ranocchio in modo apparentemente crudele. Lo picchia, lo rimprovera, lo spinge a sopportare la fatica e il dolore. Tuttavia, dietro questa durezza si nasconde una forma distorta di affetto. Malpelo crede che, per sopravvivere, Ranocchio debba imparare a essere forte. Non sa educarlo con dolcezza, perché nessuno ha mai educato lui in quel modo.
Il rapporto tra i due è quindi ambiguo e tragico. Malpelo fa soffrire Ranocchio, ma nello stesso tempo si prende cura di lui. Gli porta del cibo, lo difende a modo suo, cerca di insegnargli la legge brutale della vita. È come se volesse prepararlo a un mondo che non perdona i deboli.
Ranocchio, però, è troppo fragile. La fatica della cava e la malattia lo consumano lentamente. Malpelo assiste anche alla sua sofferenza, ma non riesce a salvarlo. Quando Ranocchio muore, il protagonista perde l’unico compagno con cui aveva stabilito un legame umano, seppur difficile e doloroso.
Dopo la morte di Ranocchio, Malpelo appare ancora più isolato. La sua visione della vita diventa definitivamente cupa. Ha perso il padre, ha perso l’unico amico, non ha una famiglia che lo accolga, non ha speranza di migliorare la propria condizione.
Il finale della novella è molto significativo. Malpelo viene mandato a esplorare una galleria abbandonata e pericolosa della cava. Accetta il compito quasi senza paura, come se ormai la morte non gli facesse più impressione. Entra nel sotterraneo con alcuni strumenti e non torna più.
La sua scomparsa resta avvolta nel mistero. Nessuno cerca davvero di salvarlo. La gente continua a parlare di lui come di una creatura strana e maligna, quasi leggendaria. Si dice che forse si aggiri ancora nella cava, con i capelli rossi e gli occhiacci cattivi.
Il finale conferma la completa esclusione di Malpelo dalla comunità umana. Egli scompare nel buio della cava, lo stesso luogo che ha segnato tutta la sua vita. Non ha una morte solenne, non riceve pietà, non viene ricordato come una vittima. Resta soltanto una figura inquietante nella fantasia popolare.
La trama della novella è semplice, ma molto intensa. Attraverso pochi eventi essenziali — la vita nella cava, la morte del padre, il rapporto con Ranocchio, la scomparsa finale — Verga costruisce il ritratto tragico di un ragazzo condannato dalla miseria, dal pregiudizio e dalla mancanza di amore.