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Capitolo

Kamala, Kamaswami e la vita nel mondo dei desideri

Siddharta — Hermann Hesse

Dopo aver lasciato la via degli asceti e l’insegnamento di Gotama, Siddharta entra nel mondo della città. Qui incontra una realtà completamente diversa: ricchezza, bellezza, commercio, abiti eleganti, piaceri, ambizioni e desideri. Per la prima volta non guarda questo mondo solo come qualcosa da evitare, ma come un’esperienza da conoscere.

La figura decisiva di questa nuova fase è Kamala, donna bellissima, raffinata e intelligente. Kamala è una cortigiana esperta nell’arte dell’amore e della seduzione. Siddharta la vede e ne resta affascinato. Decide di imparare da lei l’amore terreno, così come aveva imparato dai brahmini e dai samana le pratiche spirituali.

Kamala però gli spiega che, per essere accolto nel suo mondo, deve cambiare aspetto e posizione. Non basta la forza interiore dell’asceta: servono abiti, denaro, cura del corpo e capacità di muoversi nella società. Siddharta accetta questa nuova educazione.

Per ottenere ricchezza, Siddharta entra al servizio del mercante Kamaswami. Grazie alla sua intelligenza, alla calma e alla capacità di osservare, impara rapidamente l’arte del commercio. Tuttavia, all’inizio resta interiormente distaccato: considera gli affari quasi un gioco.

Il suo passato di asceta gli dà alcune qualità utili. Siddharta sa pensare, aspettare e digiunare. Queste capacità lo rendono forte anche nel mondo commerciale. Non si lascia subito dominare dalla paura di perdere o dall’ansia di guadagnare. Per lui, all’inizio, denaro e affari non sono il centro della vita.

Con Kamala, Siddharta scopre l’amore sensuale. La donna gli insegna il piacere, la dolcezza del corpo, la raffinatezza dei gesti e il gioco della seduzione. Il loro rapporto è importante, ma non coincide con l’amore totale e definitivo. Kamala e Siddharta si attraggono, si rispettano e si comprendono, ma entrambi conservano una parte di distacco.

La vita mondana comincia però lentamente a trasformare Siddharta. Ciò che inizialmente osservava con distanza diventa abitudine. Gli abiti eleganti, il denaro, i banchetti, il gioco, il piacere e il possesso iniziano a esercitare su di lui un potere sempre più forte.

Siddharta diventa ricco, conosciuto e abile negli affari. Ma, mentre cresce esteriormente, interiormente si allontana dalla purezza della sua ricerca iniziale. La sua anima si appesantisce. Egli diventa più simile agli uomini comuni che un tempo osservava con distacco.

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Il romanzo descrive questa fase come una lenta perdita di sé. Siddharta si abitua al lusso, alla pigrizia, al gioco e alla preoccupazione per il denaro. La sua capacità di restare libero si indebolisce. I desideri, che voleva conoscere senza esserne schiavo, cominciano a dominarlo.

Uno dei simboli di questa decadenza è il gioco d’azzardo. Siddharta, che un tempo sapeva digiunare e attendere, ora prova eccitazione nel rischio e nella perdita. Il gioco diventa un modo per sentire qualcosa dentro una vita ormai vuota. Come in altri grandi romanzi sulla dipendenza, il rischio sostituisce il significato.

Kamala si accorge che Siddharta è diverso dagli altri uomini, ma anche lei comprende che non ha ancora trovato la pace. Tra loro esiste una vicinanza profonda e insieme una distanza. Kamala gli dona molto, ma non può dargli la verità che egli cerca.

Passano gli anni. Siddharta invecchia interiormente. Il volto e il cuore portano i segni della vita mondana. Egli avverte disgusto per se stesso, per i propri desideri e per la ripetizione vuota delle giornate. Ciò che doveva essere esperienza è diventato prigione.

Una notte fa un sogno simbolico: vede morto un uccellino che Kamala teneva in gabbia. Questo sogno gli rivela la morte spirituale che sta avvenendo dentro di lui. L’uccello rappresenta la parte viva, libera e cantatrice della sua anima, ormai soffocata dalla vita di piacere e possesso.

Dopo questa presa di coscienza, Siddharta lascia la città, Kamala, Kamaswami, il denaro e la vita mondana. Non saluta nessuno. Abbandona tutto come un uomo che non può più continuare a vivere nella menzogna. È una nuova fuga, ma anche una nuova necessità spirituale.

Questa fase è fondamentale perché mostra che Siddharta non raggiunge la saggezza evitando il mondo. Deve attraversarlo, conoscerne il fascino e la corruzione, cadere nell’attaccamento e scoprire dall’interno il vuoto del desiderio. Solo così potrà comprendere davvero ciò che prima rifiutava solo in teoria.

Il terzo capitolo della vicenda mostra dunque il passaggio dalla rinuncia al piacere, dalla spiritualità ascetica alla vita dei sensi. Siddharta cerca la verità anche nell’esperienza mondana, ma scopre che il desiderio, quando diventa possesso e abitudine, non libera: consuma.