Mentre la vicenda di Anna si fa sempre più cupa, il percorso di Levin e Kitty mostra una diversa possibilità di vita. Dopo il matrimonio, i due si stabiliscono in campagna e cercano di costruire una famiglia. Tolstoj descrive questa esperienza con grande realismo, senza trasformarla in una felicità perfetta e senza ombre.
Levin scopre che il matrimonio non corrisponde esattamente all’immagine ideale che aveva costruito. La convivenza comporta piccole incomprensioni, gelosie, abitudini diverse e momenti di irritazione. L’amore deve passare dalla fantasia alla vita quotidiana.
Kitty, da parte sua, mostra una maturità crescente. Non è più la ragazza inesperta che aveva rifiutato Levin per il fascino di Vronskij. Diventa una moglie attenta, capace di adattarsi alla campagna e di partecipare concretamente alla vita familiare.
Un momento decisivo è la malattia di Nikolaj, fratello di Levin. Nikolaj è povero, malato, amareggiato e vicino alla morte. Levin è turbato e quasi paralizzato davanti alla sofferenza del fratello. La morte lo spaventa perché mette in crisi ogni sicurezza.
Kitty invece affronta la situazione con una forza pratica e compassionevole. Cura Nikolaj, organizza ciò che serve, resta accanto al malato senza fuggire. Levin resta colpito dalla capacità della moglie di vivere concretamente la pietà, mentre lui si perde nei pensieri e nell’angoscia.
La morte di Nikolaj apre in Levin una crisi profonda. Egli comprende che la vita umana è fragile e destinata a finire. Il lavoro agricolo, la famiglia, l’amore e i progetti non eliminano la domanda fondamentale: che senso ha vivere se tutto conduce alla morte?
Questa domanda diventa sempre più forte anche dopo la nascita del figlio. La paternità è per Levin un’esperienza intensa e sconvolgente. Durante il parto di Kitty, egli prova paura, impotenza e preghiera. La nascita del bambino gli mostra il mistero della vita in modo concreto.
Quando il figlio nasce, Levin non prova subito una gioia semplice e immediata. La sua reazione è complessa, fatta di emozione, smarrimento, responsabilità e stupore. Tolstoj descrive anche qui la vita familiare senza idealizzazioni facili.
PAGE-BREAKLevin continua intanto a interrogarsi sul senso dell’esistenza. Ha cercato risposte nella scienza, nella filosofia, nel lavoro, nelle riforme agricole e nella famiglia, ma nessuna risposta gli sembra sufficiente. La sua crisi è spirituale: non riesce a vivere serenamente senza capire perché vivere.
Il confronto con i contadini assume un ruolo importante. Levin osserva che molti di loro vivono con una fede semplice e concreta, senza bisogno di risolvere teoricamente ogni problema. Questa fede non è per lui immediatamente accessibile, ma lo colpisce.
La svolta avviene quando Levin comprende che il senso della vita non si trova necessariamente in un ragionamento astratto, ma in una forma di bene vissuto. Egli capisce che può vivere per il bene, per l’amore, per la famiglia, per ciò che la coscienza riconosce come giusto, anche senza possedere una spiegazione razionale completa di tutto.
Questa scoperta non lo trasforma in un uomo perfetto. Levin continuerà ad avere impazienze, dubbi, limiti e contraddizioni. Ma trova una forma di orientamento interiore: la vita ha senso quando è vissuta nel bene, nell’amore e nella responsabilità concreta.
Il percorso di Levin è molto vicino alle inquietudini personali di Tolstoj. Attraverso di lui, lo scrittore esprime la propria ricerca di fede, semplicità morale e verità al di là delle convenzioni aristocratiche e delle teorie astratte.
Il contrasto con Anna è forte. Anna cerca una vita piena attraverso la passione amorosa, ma viene progressivamente distrutta dall’isolamento e dalla gelosia. Levin cerca una vita vera attraverso il lavoro, la famiglia e la coscienza morale, e pur tra mille difficoltà trova una forma di pace.
Il sesto capitolo della vicenda mostra dunque la linea spirituale del romanzo. Levin non riceve una risposta miracolosa, ma arriva a comprendere che la felicità non consiste nell’assenza di problemi, bensì nella possibilità di vivere con amore e responsabilità dentro una vita imperfetta.