Durante il suo ritorno nelle Langhe, Anguilla incontra Cinto, un ragazzo povero, fragile e segnato dalla malattia o dalla deformità fisica. Cinto vive in una condizione difficile, in una famiglia dominata dalla miseria e dalla violenza.
Il padre di Cinto, Valino, è un contadino povero, disperato, duro e progressivamente travolto dalla propria miseria. La sua figura mostra il lato più cupo della campagna: non il mondo poetico delle colline, ma una realtà fatta di fame, frustrazione, rabbia e impotenza.
Anguilla vede in Cinto qualcosa di se stesso bambino. Anche lui era stato povero, senza vere radici, esposto alla durezza della vita contadina. Per questo prova verso il ragazzo un sentimento di protezione e vicinanza. Cinto diventa una specie di doppio giovane del protagonista.
Il rapporto con Cinto è importante perché impedisce al ritorno di Anguilla di restare solo nostalgia. Davanti al ragazzo, egli vede che la povertà del paese non appartiene soltanto al passato. Esiste ancora, continua a produrre dolore, solitudine e ingiustizia.
Cinto ascolta Anguilla e Nuto, osserva il mondo e sogna forse una possibilità diversa. Come il giovane Anguilla di un tempo, potrebbe desiderare di partire, di uscire dal destino della cascina e della miseria. La sua presenza introduce il tema del futuro, ma un futuro fragile e minacciato.
La vicenda di Valino precipita in modo tragico. Schiacciato dalla povertà, dalla rabbia e dalla disperazione, egli arriva a compiere un gesto terribile: distrugge la propria famiglia e dà fuoco alla casa. La violenza esplode dentro il mondo domestico e contadino.
Questo episodio è uno dei più duri del romanzo. Mostra che la campagna non è soltanto luogo di tradizione e radici, ma anche spazio di oppressione e disperazione. La miseria può deformare gli uomini fino a renderli distruttivi verso se stessi e verso i propri cari.
Cinto sopravvive, e questo fatto assume un valore simbolico. Il ragazzo resta come residuo di vita dopo la catastrofe. Anguilla e Nuto si interessano a lui, pensando forse alla possibilità di salvarlo da un destino simile a quello da cui Anguilla era fuggito partendo per l’America.
PAGE-BREAKIl falò della casa di Valino richiama uno dei simboli del titolo. Il fuoco può essere rito contadino, segno di festa o purificazione, ma qui diventa distruzione e tragedia. Pavese mostra così l’ambivalenza dei simboli: il falò non è soltanto tradizione, ma anche violenza.
La storia di Cinto e Valino serve a correggere ogni idealizzazione della terra. Anguilla torna cercando radici, ma trova anche miseria. Il paese natale non è solo memoria affettiva: è luogo in cui il dolore sociale continua a ripetersi.
Valino non è presentato semplicemente come un mostro. Il suo gesto è terribile, ma nasce dentro una condizione di degrado e disperazione. Pavese mostra come la povertà possa consumare la mente, spezzare i legami familiari e trasformare la casa in un luogo di minaccia.
Cinto, invece, rappresenta la possibilità di una continuità diversa. È debole, povero e ferito, ma vivo. In lui Anguilla vede forse un’occasione di riscatto, o almeno il dovere di non lasciare che il passato si ripeta identico.
Il rapporto tra Anguilla e Cinto è anche un modo per riflettere sulla paternità mancata. Anguilla non ha avuto un padre certo e non ha costruito una famiglia propria stabile. Avvicinandosi a Cinto, sperimenta una forma di responsabilità verso qualcuno che gli somiglia nel bisogno di uscire dalla marginalità.
Il quarto capitolo ideale dell’opera mostra quindi la durezza della vita contadina. Le Langhe non sono solo paesaggio della memoria, ma luogo in cui la povertà può diventare violenza e il fuoco può trasformarsi da rito antico in segno di rovina. Attraverso Cinto, però, resta aperta una fragile possibilità di futuro.