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L’Inferno: la selva oscura, il peccato e la giustizia divina

La Divina Commedia — Dante Alighieri

L’Inferno è la prima cantica della Divina Commedia. Dante vi entra guidato da Virgilio e attraversa il regno della dannazione eterna. È il luogo in cui si trovano le anime di coloro che sono morti nel peccato senza pentirsi. Qui non esiste speranza di cambiamento, perché la scelta del male è diventata definitiva.

L’Inferno si presenta come una grande voragine a forma di imbuto, scavata sotto la superficie terrestre. Più Dante scende, più incontra peccati gravi. La struttura morale dell’Inferno segue una gerarchia: dai peccati di incontinenza, legati al mancato dominio dei desideri, si passa alla violenza e infine alla frode e al tradimento.

All’ingresso dell’Inferno compare una scritta terribile, che annuncia la perdita di ogni speranza. Questo messaggio chiarisce subito la natura del luogo: chi entra nell’Inferno non può più uscire, perché ha rifiutato definitivamente il bene.

Prima di attraversare il fiume Acheronte, Dante incontra gli ignavi, cioè coloro che in vita non seppero scegliere né il bene né il male. Essi non sono accolti neppure nell’Inferno vero e proprio, perché non furono capaci di assumersi una responsabilità morale. La loro pena consiste nel correre senza sosta dietro a un’insegna vuota, punti da insetti e disprezzati da tutti.

Nota di lettura: per Dante l’indifferenza morale è una colpa grave. Non scegliere mai, non esporsi, non prendere posizione davanti al bene e al male significa rinunciare alla dignità dell’uomo.

Uno dei principi fondamentali dell’Inferno è il contrappasso. La pena dei dannati non è casuale, ma rispecchia il peccato commesso in vita. Talvolta lo ripete in forma eterna; altre volte lo rovescia in modo simbolico. La punizione serve a rendere visibile la verità morale dell’esistenza terrena.

Nel secondo cerchio Dante incontra i lussuriosi, trascinati da una bufera incessante. In vita furono travolti dalla passione; nell’aldilà sono travolti dal vento. Qui Dante ascolta la storia di Paolo e Francesca, uno degli episodi più celebri dell’intera opera.

Francesca racconta il suo amore adultero con Paolo, nato dalla lettura della storia di Lancillotto e Ginevra. Il racconto è dolce e doloroso, tanto che Dante prova pietà e sviene. Tuttavia, anche se la scena suscita commozione, i due amanti restano dannati perché la passione ha superato la legge morale.

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Procedendo nella discesa, Dante incontra golosi, avari, prodighi, iracondi, eretici e violenti. Ogni gruppo mostra una diversa forma di disordine dell’anima. L’Inferno è un mondo in cui il peccato, una volta scelto e non redento, diventa identità eterna del dannato.

Tra gli incontri più importanti vi è quello con Farinata degli Uberti, collocato tra gli eretici. Farinata è un grande personaggio politico fiorentino, fiero e magnanimo. Attraverso di lui Dante affronta il tema delle lotte civili di Firenze e del destino dell’uomo che antepone la parte politica a una visione più alta della verità.

Nel settimo cerchio Dante incontra i violenti: violenti contro il prossimo, contro se stessi, contro Dio, natura e arte. La violenza appare come una rottura dell’ordine voluto da Dio, una forza distruttiva che nega la dignità della vita.

Tra i suicidi si trova Pier della Vigna, trasformato in pianta. La sua pena rende visibile la frattura tra anima e corpo prodotta dal suicidio. Dante ascolta la sua vicenda con attenzione e compassione, ma l’episodio conferma la severità della giustizia infernale.

Nelle Malebolge, Dante incontra i fraudolenti. Qui la ragione, che dovrebbe servire al bene, è stata usata per ingannare. Per questo la frode è più grave dell’incontinenza e della violenza: tradisce la qualità più alta dell’uomo, cioè l’intelligenza.

Tra i fraudolenti compare Ulisse, punito tra i consiglieri fraudolenti. Il suo racconto del viaggio oltre le Colonne d’Ercole è uno dei momenti più alti della poesia dantesca. Ulisse rappresenta il desiderio di conoscenza, ma anche il rischio di una ragione che non riconosce i propri limiti.

Ulisse è grande perché desidera conoscere, ma è colpevole perché oltrepassa il limite senza una guida morale e spirituale.

Nel fondo dell’Inferno si trovano i traditori, immersi nel ghiaccio del lago Cocito. Questo elemento è significativo: il peccato più grave non è rappresentato dal fuoco, ma dal gelo, cioè dalla totale assenza di amore. Al centro si trova Lucifero, mostruoso e impotente, conficcato nel ghiaccio.

L’Inferno si conclude con l’uscita di Dante e Virgilio verso il cielo stellato. Dopo aver visto il male nella sua forma più estrema, Dante può cominciare il cammino della purificazione. La discesa è stata necessaria per riconoscere il peccato e comprendere che la libertà umana ha conseguenze eterne.