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Personaggi, narratori e figure femminili

Il Decameron — Boccaccio

Il Decameron presenta una grande varietà di personaggi. Alcuni appartengono alla cornice narrativa, come i dieci giovani che fuggono dalla peste; altri compaiono nelle novelle e rappresentano ogni livello della società medievale: nobili, mercanti, artigiani, religiosi, contadini, medici, giudici, donne sposate, giovani innamorati, servi, truffatori e avventurieri.

I dieci narratori della cornice hanno una funzione importante. Essi non sono personaggi approfonditi come quelli di un romanzo moderno, ma rappresentano una comunità ideale, fondata su educazione, misura, conversazione e rispetto. In mezzo al disordine della peste, creano uno spazio regolato dalla parola.

Pampinea è la figura che propone la fuga da Firenze e l’organizzazione della brigata. Il suo ruolo iniziale è decisivo perché mostra lucidità, capacità di decisione e senso pratico. È lei a trasformare la paura in progetto e a indicare una via di salvezza civile.

Dioneo è il narratore più libero e vivace. Ottiene spesso il privilegio di raccontare una novella fuori tema e porta nella brigata un tono ironico, licenzioso e anticonformista. La sua presenza contribuisce alla varietà dell’opera.

Gli altri narratori partecipano alla costruzione dell’ordine collettivo. Ogni giornata è affidata a un re o a una regina, e questo sistema permette alla comunità di funzionare secondo regole condivise. La narrazione non è caotica, ma organizzata come un rito sociale.

Molto importante è il ruolo delle donne. Boccaccio dedica l’opera alle donne innamorate, presentandosi come autore che desidera offrire conforto e piacere attraverso il racconto. Questa scelta mostra attenzione verso un pubblico femminile e verso la condizione delle donne nella società del tempo.

Nelle novelle, le donne sono spesso figure intelligenti, desideranti, capaci di parola e di iniziativa. Non sono soltanto oggetto dell’amore maschile, ma soggetti attivi, capaci di scegliere, resistere, ingannare, amare e difendere la propria dignità.

Un esempio significativo è Ghismonda, protagonista di una novella tragica. Figlia del principe Tancredi, ama Guiscardo, uomo di condizione inferiore. Quando il padre scopre la relazione e fa uccidere l’amato, Ghismonda difende con parole forti la legittimità del proprio amore e sceglie la morte.

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Ghismonda è una figura di grande dignità. Il suo discorso afferma il valore della nobiltà interiore rispetto alla nobiltà di sangue. Boccaccio mostra così una donna capace di ragionare, parlare e opporsi all’autorità paterna in nome della verità dei propri sentimenti.

Nota di lettura: molte donne del Decameron non sono passive. Spesso possiedono intelligenza, coraggio e capacità di parola superiori a quelle degli uomini che vorrebbero controllarle.

Anche Griselda, protagonista dell’ultima novella, è una figura femminile centrale, anche se molto diversa. Donna umile e paziente, viene sottoposta dal marito Gualtieri a prove crudeli per dimostrare la propria obbedienza. Alla fine viene reintegrata nel suo ruolo di moglie.

La novella di Griselda è stata interpretata in modi diversi. Può essere letta come esaltazione della pazienza, ma anche come rappresentazione estrema e problematica del potere maschile. Il comportamento di Gualtieri appare crudele e difficile da accettare per il lettore moderno.

Altre donne del Decameron mostrano astuzia e capacità di cavarsela in situazioni difficili. Alcune riescono a ingannare mariti gelosi; altre difendono il proprio amore; altre ancora usano la parola per evitare vergogna o punizione. Boccaccio riconosce spesso alle donne una notevole superiorità pratica.

Accanto alle donne, vi sono personaggi maschili molto diversi: amanti generosi come Federigo, giovani inesperti come Andreuccio, religiosi ipocriti come Frate Cipolla, sciocchi come Calandrino, uomini malvagi come Ciappelletto e figure nobili capaci di grandezza d’animo.

Questa pluralità di personaggi rende il Decameron un’opera estremamente ricca. Non esiste un unico protagonista, perché il vero protagonista è il mondo umano nella sua varietà. Boccaccio osserva ogni ceto sociale con curiosità, ironia e attenzione.

Il Decameron è un grande teatro della società: ogni novella porta sulla scena un diverso modo di desiderare, parlare, sbagliare, ingannare, amare o sopravvivere.

Il quinto capitolo ideale dell’opera mostra quindi l’importanza dei personaggi e, in particolare, delle figure femminili. Attraverso narratori e protagonisti, Boccaccio costruisce un’immagine dinamica della vita, in cui la parola, l’intelligenza e il desiderio appartengono a uomini e donne di ogni condizione.