Torquato Tasso, il poema eroico e il clima della Controriforma
La Gerusalemme liberata nasce in un periodo molto diverso da quello dell’Orlando Furioso. Se Ariosto appartiene al pieno Rinascimento e guarda il mondo cavalleresco con ironia, equilibrio e libertà fantastica, Torquato Tasso vive nel clima più inquieto della seconda metà del Cinquecento, segnato dalla Controriforma, dal controllo religioso, dal bisogno di ordine morale e dalla tensione tra immaginazione poetica e verità cristiana.
Tasso vuole scrivere un poema eroico capace di unire bellezza letteraria, grandezza epica e finalità religiosa. Il suo modello non è soltanto la tradizione cavalleresca, ma anche l’epica classica di Omero e Virgilio. L’opera deve raccontare una grande impresa collettiva, guidata da un fine alto e spirituale: la liberazione del Santo Sepolcro.
La materia del poema è tratta dalla Prima crociata, che si concluse con la conquista di Gerusalemme nel 1099. Tasso non scrive però una cronaca storica precisa. Usa la storia come base, ma la arricchisce con personaggi inventati, episodi amorosi, interventi soprannaturali, duelli, magie e conflitti psicologici.
Il protagonista collettivo è l’esercito cristiano, ma al suo interno emergono figure individuali molto forti. Goffredo di Buglione rappresenta il comandante saggio e religioso; Rinaldo incarna l’eroe giovane, potente e tentato dal piacere; Tancredi è il cavaliere malinconico e innamorato; Clorinda è la guerriera pagana valorosa e tragica; Erminia è la principessa innamorata e dolente; Armida è la maga seduttrice che diventa donna innamorata.
Il poema è composto da venti canti in ottave. Rispetto all’intreccio libero e molteplice di Ariosto, Tasso cerca una struttura più unitaria. Tutti gli episodi, anche quelli amorosi e meravigliosi, dovrebbero ricondurre alla grande impresa principale: la conquista di Gerusalemme.
Questa ricerca di unità è molto importante. Tasso vuole evitare la dispersione del poema cavalleresco e costruire un’opera più concentrata, solenne e moralmente ordinata. Tuttavia, proprio dentro questo progetto ordinato emergono passioni, esitazioni e inquietudini che rendono l’opera profondamente moderna.
La Gerusalemme liberata è infatti attraversata da tensioni continue. Da un lato c’è il dovere religioso e militare; dall’altro ci sono amore, desiderio, pietà, nostalgia, debolezza e tentazione. Gli eroi non sono figure semplici: combattono nemici esterni, ma anche conflitti interiori.
PAGE-BREAKLa differenza rispetto all’Orlando Furioso è evidente. Ariosto rappresenta un mondo mobile e ironico, dove l’uomo si perde tra illusioni e desideri. Tasso costruisce invece un mondo più drammatico, nel quale l’uomo deve scegliere tra missione e passione, tra salvezza e smarrimento, tra fede e seduzione.
Il meraviglioso, nella Gerusalemme liberata, ha due forme principali. Da una parte vi è il meraviglioso cristiano, con l’intervento di Dio, degli angeli e delle potenze celesti; dall’altra vi è il meraviglioso magico e demoniaco, legato a incantesimi, forze infernali e personaggi come Armida e Ismeno.
Questa presenza del soprannaturale rafforza il significato religioso del poema. La guerra tra cristiani e pagani non è soltanto militare: riflette anche una lotta più ampia tra bene e male, ordine e disordine, grazia e tentazione.
Lo stile di Tasso è alto, musicale, elegante e spesso malinconico. L’autore cerca il tono solenne dell’epica, ma sa anche rappresentare con intensità i sentimenti più intimi. Alcuni episodi, come la morte di Clorinda o il dolore di Erminia, sono tra i più lirici della letteratura italiana.
Nella Gerusalemme liberata, l’epica della guerra si intreccia continuamente con il dramma interiore dei personaggi.
Il primo capitolo ideale dell’opera mostra quindi il contesto e il progetto del poema. Tasso vuole celebrare un’impresa cristiana, ma al tempo stesso racconta la fragilità degli uomini chiamati a compierla. Proprio da questa tensione tra ideale e passione nasce la forza poetica della Gerusalemme liberata.