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La battaglia finale, la conquista di Gerusalemme e la liberazione

Gerusalemme liberata — Torquato Tasso

Dopo molte prove, dispersioni e ostacoli, l’esercito cristiano si prepara alla battaglia decisiva. Il ritorno di Rinaldo permette di superare l’incanto della selva e di costruire le macchine d’assedio. La missione, a lungo rallentata da passioni e magie, può finalmente riprendere la sua direzione.

La fase finale del poema ha un tono più epico e solenne. I cristiani, guidati da Goffredo, concentrano le loro forze contro Gerusalemme. La guerra diventa il momento in cui si compiono i destini dei singoli personaggi e dell’intera impresa.

I difensori della città combattono con coraggio. Tasso non nega la grandezza dei guerrieri pagani: anche dalla parte nemica vi sono valore, fedeltà, fierezza e capacità di sacrificio. Tuttavia, il disegno provvidenziale conduce alla vittoria cristiana.

Argante, guerriero pagano violento e valoroso, rappresenta una delle forze più temibili contro i cristiani. Il suo scontro con Tancredi è lungo e drammatico. Attraverso questi duelli, Tasso mostra la dimensione personale della guerra: non combattono solo eserciti, ma uomini segnati da passioni, orgoglio e destino.

La battaglia finale è accompagnata anche dalla dimensione religiosa. L’impresa cristiana non è presentata come semplice conquista territoriale, ma come liberazione del luogo sacro. Il Santo Sepolcro rappresenta il centro spirituale verso cui tutto il poema tende.

Nota di lettura: il termine “liberata” indica la conquista di Gerusalemme, ma anche il ritorno dell’ordine dopo il disordine prodotto da passioni, magie e divisioni.

Goffredo svolge fino alla fine il ruolo di comandante giusto e devoto. La sua forza consiste nella capacità di mantenere unita la missione. Non è l’eroe più passionale o spettacolare, ma è colui che sa guidare gli altri verso il compimento dell’impresa.

Rinaldo, tornato alla propria funzione eroica, contribuisce in modo decisivo alla vittoria. La sua vicenda personale dimostra che l’eroe può cadere nella tentazione, ma può anche ritrovare sé stesso. La forza vera non consiste nel non essere mai tentati, ma nel saper tornare al dovere.

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Nel finale si compie anche il destino di Armida. Dopo aver inseguito Rinaldo tra amore, rabbia e desiderio di vendetta, la maga viene infine vinta non solo militarmente, ma interiormente. Il rapporto con Rinaldo apre la possibilità della conversione e di una trasformazione spirituale.

La conclusione della storia di Armida mostra che anche chi appartiene al mondo della seduzione e della magia può essere raggiunto dalla grazia. Il poema non presenta soltanto punizioni e vittorie esteriori, ma anche mutamenti interiori.

La conquista di Gerusalemme rappresenta il compimento della missione. I cristiani entrano nella città e Goffredo si reca al Santo Sepolcro. Il gesto conclusivo è religioso: dopo la battaglia, l’eroe non celebra sé stesso, ma si inginocchia davanti al luogo sacro.

Questo finale è molto significativo. L’impresa non termina con l’esaltazione della gloria personale, ma con un atto di umiltà e devozione. La vittoria appartiene a Dio più che agli uomini. Goffredo appare come strumento della provvidenza, non come conquistatore superbo.

La conquista di Gerusalemme conclude il poema non con il trionfo dell’orgoglio, ma con il riconoscimento del significato spirituale dell’impresa.

La battaglia finale riunisce i fili principali dell’opera: la missione cristiana, il recupero di Rinaldo, la guida di Goffredo, il valore dei guerrieri, la sconfitta delle potenze ostili e la liberazione del luogo sacro. Dopo tante deviazioni, il poema ritrova l’unità.

Il quinto capitolo ideale dell’opera mostra quindi il compimento della Gerusalemme liberata. La città viene conquistata, ma la vera vittoria riguarda anche il superamento delle passioni disordinate, delle illusioni magiche e delle divisioni interne. La liberazione è militare, religiosa e morale.