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Capitolo

Il fantasma, la rivelazione e il dovere della vendetta

Amleto — William Shakespeare

L’apparizione del fantasma del vecchio re è l’evento che mette in moto l’intera tragedia. All’inizio, le guardie del castello vedono una figura misteriosa somigliante al sovrano morto. La presenza del fantasma crea inquietudine perché sembra indicare che qualcosa nel regno non è stato risolto.

Orazio, amico di Amleto, assiste all’apparizione e decide di informare il principe. Quando Amleto viene a sapere del fantasma, vuole incontrarlo personalmente. Il suo desiderio nasce dal lutto, dal sospetto e dal bisogno di una verità che nessuno a corte sembra voler pronunciare.

Il fantasma rivela ad Amleto una notizia terribile: il vecchio re non è morto per cause naturali, ma è stato avvelenato dal fratello Claudio mentre dormiva nel giardino. Claudio ha poi preso la corona e sposato Gertrude. Il trono, quindi, nasce da un assassinio.

Questa rivelazione sconvolge Amleto. Il sospetto morale che egli già avvertiva trova conferma in un fatto preciso. Il regno non è solo triste o disordinato: è fondato su un crimine. Il nuovo re non è soltanto un uomo sgradito al principe, ma un assassino e usurpatore.

Nota di lettura: il fantasma non porta soltanto una notizia. Trasforma il dolore di Amleto in missione: il figlio deve vendicare il padre e ristabilire una giustizia violata.

Il fantasma chiede vendetta, ma raccomanda ad Amleto di non colpire la madre. Gertrude dovrà essere lasciata al giudizio del cielo e della propria coscienza. Questa indicazione rende il compito del principe più complesso, perché la colpa di Claudio si intreccia con il comportamento ambiguo della regina.

Amleto promette di ricordare e di vendicare. Tuttavia, fin dall’inizio, la sua reazione non è quella di un vendicatore semplice e immediato. Egli è travolto da emozioni contrastanti: dolore, rabbia, disgusto, desiderio di giustizia e paura di essere ingannato.

Il problema principale è la certezza. Il fantasma dice la verità o è una potenza ingannatrice? Amleto vive in un mondo cristiano, nel quale un’apparizione potrebbe essere anche una tentazione diabolica. Prima di uccidere Claudio, egli vuole essere sicuro.

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Questa esigenza di prova distingue Amleto da molti altri eroi della vendetta. Egli non agisce soltanto per impulso. Vuole verificare, osservare, costruire una conferma. La sua intelligenza rallenta l’azione, ma rende la tragedia più profonda.

Da qui nasce la decisione di assumere un comportamento strano e folle. Amleto pensa di fingersi pazzo per muoversi più liberamente a corte, confondere i sospetti e osservare meglio Claudio. La follia diventa una maschera, ma col passare del tempo diventa anche un elemento ambiguo.

Infatti, il lettore e lo spettatore si chiedono se Amleto sia davvero sempre padrone della propria finzione. La sua mente è lucida, ma il dolore è reale. La sua follia è simulata, ma la sofferenza che la alimenta non lo è. Shakespeare lascia aperta questa ambiguità.

Claudio, intanto, appare sempre più inquieto. Anche se cerca di presentarsi come sovrano legittimo e marito premuroso, percepisce che Amleto rappresenta una minaccia. La corte comincia così a organizzare controlli e spionaggi intorno al principe.

Il dovere della vendetta diventa dunque un peso interiore. Amleto sa di dover agire, ma sente che l’azione potrebbe trascinarlo in un mondo di violenza e colpa. Vendicare il padre significa entrare nello stesso spazio del sangue e della morte.

La rivelazione del fantasma dà ad Amleto una missione, ma non gli dà pace: gli consegna una verità terribile e il peso di trasformarla in azione.

In questa fase della tragedia si costruisce il nodo fondamentale dell’opera. Amleto deve vendicare un delitto, ma prima deve affrontare il dubbio, la prova, la maschera della follia e il rischio che la giustizia si trasformi in nuova distruzione.