La paura dell’altro, l’incontro con Venerdì e la mentalità coloniale
Dopo molti anni di solitudine, Robinson scopre un segno sconvolgente: un’impronta umana sulla sabbia. Questo episodio è uno dei momenti più famosi del romanzo. La presenza di un altro essere umano, che in teoria potrebbe significare compagnia, viene percepita inizialmente come minaccia.
Robinson è assalito dalla paura. Non sa chi sia arrivato sull’isola, se si tratti di nemici, di abitanti locali o di persone pericolose. La sua immaginazione trasforma l’impronta in un segno inquietante. Dopo anni di solitudine, l’altro non appare subito come salvezza, ma come pericolo.
La scoperta modifica il suo modo di vivere. Robinson rafforza le difese, si nasconde, osserva l’isola con sospetto. Il suo spazio, che era diventato ordinato e familiare, torna a essere insicuro. Basta un’impronta per distruggere la certezza di essere solo e padrone del luogo.
In seguito, Robinson assiste alla presenza di gruppi umani che giungono sull’isola e compiono pratiche violente. Il romanzo rappresenta questi popoli secondo lo sguardo europeo del tempo, spesso segnato da paura, giudizio e senso di superiorità. È uno degli aspetti che oggi richiede una lettura critica.
L’incontro decisivo avviene quando Robinson salva un giovane destinato a essere ucciso. Lo chiama Venerdì, dal giorno in cui lo incontra. Da quel momento, dopo tanti anni di isolamento, il protagonista ha finalmente un compagno umano.
Il rapporto tra Robinson e Venerdì è complesso. Da una parte Venerdì porta compagnia, aiuto, affetto e dialogo nella vita del naufrago; dall’altra il rapporto viene impostato fin dall’inizio in termini di dominio. Robinson lo educa, gli insegna la propria lingua, la propria religione e lo considera subordinato.
Per il lettore moderno, questo rapporto è uno dei punti più problematici del romanzo. Defoe lo presenta secondo categorie coloniali: l’europeo appare come maestro, padrone e civilizzatore; l’altro viene interpretato attraverso la sua utilità e la sua capacità di essere assimilato.
PAGE-BREAKVenerdì, tuttavia, non è solo una figura passiva. È intelligente, affettuoso, coraggioso e capace di apprendere. La sua presenza cambia profondamente la vita di Robinson. Il protagonista non è più solo, può parlare, collaborare, progettare e immaginare una possibile uscita dall’isolamento.
La comunicazione tra i due è fondamentale. Robinson gli insegna parole inglesi e lo introduce alla propria visione religiosa. Questo gesto viene presentato come educazione, ma rivela anche un rapporto di potere: Robinson non cerca davvero di entrare nel mondo culturale di Venerdì, ma porta Venerdì dentro il proprio.
Il tema dell’alterità è quindi molto importante. L’altro è prima temuto, poi salvato, poi educato e infine integrato nell’ordine costruito da Robinson. Questo percorso riflette il modo in cui l’Europa dell’epoca guardava spesso ai popoli non europei: con curiosità, paura, desiderio di controllo e convinzione della propria superiorità.
Nonostante questi limiti, il legame tra Robinson e Venerdì introduce nel romanzo una dimensione nuova. La presenza di un compagno restituisce umanità alla vita del protagonista. Dopo anni di silenzio, la parola condivisa diventa una forma di salvezza.
Robinson e Venerdì affrontano insieme nuovi pericoli e cominciano a pensare concretamente alla possibilità di lasciare l’isola. Il protagonista non è più soltanto un uomo che sopravvive, ma un uomo che può collaborare, comandare e organizzare un futuro con un altro essere umano accanto.
L’incontro con Venerdì rompe la solitudine di Robinson, ma rivela anche il peso della mentalità coloniale con cui l’europeo interpreta l’altro.
Questa parte dell’opera è essenziale perché apre il romanzo al tema dell’incontro tra culture. Letto oggi, Robinson Crusoe non è solo una storia di amicizia e sopravvivenza, ma anche un testo che permette di riflettere criticamente su colonialismo, potere, linguaggio e rappresentazione dell’altro.