Perché il tempo sembra passare più veloce quando cresciamo?
Da bambini, un’estate sembrava durare un’eternità. Le giornate erano piene, le vacanze parevano infinite e perfino aspettare il proprio compleanno sembrava una prova di pazienza lunghissima. Poi, crescendo, qualcosa cambia: mesi e anni sembrano scorrere sempre più rapidamente.
La sensazione che il tempo “voli” con l’età è molto comune. Non significa che le ore siano davvero più brevi, naturalmente, ma che il nostro modo di percepirle cambia. Il tempo dell’orologio resta uguale; quello vissuto, invece, dipende da memoria, attenzione, emozioni e novità.
Il tempo percepito non è il tempo dell’orologio
Il cervello non misura il tempo come un cronometro perfetto. La percezione della durata dipende da quanti eventi registriamo, da quanto siamo coinvolti, da quante emozioni proviamo e da quanto una giornata si distingue dalle altre.
Uno dei motivi principali riguarda le esperienze nuove. Da piccoli, molte cose accadono per la prima volta: il primo giorno di scuola, una nuova amicizia, un luogo mai visto, una scoperta, una paura, un gioco, una parola imparata. Ogni novità lascia tracce nella memoria e rende il tempo più “denso”.
Da adulti, invece, molte giornate tendono ad assomigliarsi. Sveglia, lavoro, impegni, spostamenti, commissioni, schermi, routine. Quando le giornate sono simili, il cervello registra meno dettagli distintivi e, guardando indietro, il periodo sembra essere passato più in fretta.
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