Raskol’nikov prepara l’omicidio della vecchia usuraia in modo apparentemente razionale. Studia l’appartamento, osserva le abitudini della donna, immagina il momento più favorevole, cerca di convincersi che il suo gesto abbia un senso. Tuttavia, il suo comportamento è già segnato dall’agitazione, dalla febbre e dall’incertezza.
Prima del delitto, egli vive momenti di esitazione e di tormento. Una parte di lui è attratta dall’idea di compiere l’azione, un’altra ne è terrorizzata. Il suo progetto non nasce da freddezza criminale, ma da una mente lacerata tra orgoglio, miseria, disperazione e bisogno di dimostrare qualcosa.
Quando arriva il momento, Raskol’nikov si reca dalla vecchia con una scusa. Porta con sé un’accetta e riesce a uccidere Alëna Ivanovna. Il gesto, però, non produce in lui la sensazione di forza e superiorità che aveva immaginato. Al contrario, lo getta subito nel panico.
Il delitto si complica tragicamente con l’arrivo improvviso di Lizaveta, la sorella dell’usuraia. Lizaveta è una donna mite, innocente e indifesa. Raskol’nikov, preso dal terrore di essere scoperto, uccide anche lei. Questo secondo omicidio distrugge ogni possibile giustificazione teorica.
Se la vecchia usuraia poteva essere, nella mente distorta di Raskol’nikov, presentata come una figura dannosa, Lizaveta è completamente innocente. La sua morte rivela la vera natura del delitto: non un atto superiore, ma un crimine brutale che colpisce anche chi non ha alcuna colpa.
Dopo gli omicidi, Raskol’nikov ruba alcuni oggetti e del denaro, ma lo fa in modo confuso e quasi inutile. Non riesce neppure a servirsi davvero della refurtiva, che nasconde senza trarne vantaggio. Questo dimostra che il movente economico non è il centro del delitto. Il vero movente è psicologico e ideologico.
Raskol’nikov riesce a fuggire dall’appartamento senza essere scoperto, ma da quel momento comincia il suo vero castigo. Non è ancora stato arrestato, nessuno lo accusa apertamente, eppure la sua mente è già prigioniera della colpa.
Il protagonista cade in uno stato di febbre, confusione e angoscia. Alterna momenti di lucidità a momenti di delirio. Ha paura di essere scoperto, ma nello stesso tempo sembra quasi desiderare di confessare. Si comporta in modo strano, sospetto, contraddittorio.
PAGE-BREAKIl delitto ha prodotto una frattura profonda nella sua identità. Raskol’nikov voleva dimostrare di essere un uomo straordinario, capace di oltrepassare la morale comune. Invece scopre di essere incapace di sopportare il peso del sangue versato. Non è diventato superiore: si è spezzato.
Il suo rapporto con gli altri diventa difficile. Evita gli amici, tratta male chi lo aiuta, si irrita con la madre e la sorella, respinge l’affetto di Razumichin. La colpa lo isola, perché nessuno può davvero entrare nel segreto che lo consuma.
La grandezza psicologica del romanzo sta nel fatto che Dostoevskij racconta il castigo prima ancora della condanna giudiziaria. Raskol’nikov non è punito subito dalla legge, ma dalla coscienza. Ogni parola, ogni incontro, ogni allusione può sembrare una minaccia. La realtà intera diventa per lui un interrogatorio.
Il protagonista cerca più volte di razionalizzare il proprio gesto. Si ripete che il delitto era necessario, che la vecchia era inutile, che gli uomini superiori hanno diritto a infrangere la legge. Ma queste giustificazioni non reggono davanti alla verità del sangue e alla memoria di Lizaveta.
Il contrasto tra teoria e vita è centrale. L’idea astratta poteva sembrare coerente nella mente di Raskol’nikov; l’atto concreto, invece, mostra tutto l’orrore della violenza. Dostoevskij dimostra che nessuna teoria può cancellare il valore sacro della persona umana.
In questa fase appare sempre più importante la figura di Porfirij Petrovic, il giudice istruttore incaricato delle indagini. Porfirij è intelligente, sottile, psicologicamente acuto. Non si limita a cercare prove materiali, ma studia la mente del colpevole.
Raskol’nikov incontra Porfirij e ne avverte subito il pericolo. Il giudice sembra sapere più di quanto dica. Gli parla della sua teoria sugli uomini straordinari, lo provoca, lo osserva, lo mette in difficoltà. Tra i due nasce un vero duello psicologico.
Il castigo interiore di Raskol’nikov si intensifica proprio perché Porfirij comprende che il giovane è diviso. Non ha bisogno solo di prove: sa che la colpa stessa spingerà il colpevole verso la confessione. Il romanzo diventa così non soltanto un racconto poliziesco, ma un’indagine sull’anima.