Tra tutti i personaggi del romanzo, Sonia Marmeladova è quella che esercita l’influenza più profonda su Raskol’nikov. Figlia di Marmeladov, vive in una condizione di estrema povertà ed è stata costretta a prostituirsi per mantenere la famiglia. Nonostante la degradazione sociale, conserva una fede semplice e una grande purezza morale.
Sonia rappresenta un paradosso. Agli occhi della società è una peccatrice, perché vive una condizione considerata vergognosa. Ma dal punto di vista morale e spirituale è una delle figure più luminose del romanzo. Il suo sacrificio nasce dall’amore per gli altri, non dall’egoismo.
Raskol’nikov si sente attratto da Sonia perché riconosce in lei un’altra forma di sofferenza. Entrambi sono separati dalla società: lui per il delitto, lei per la vergogna sociale. Tuttavia, la loro solitudine è diversa. Raskol’nikov si è isolato per orgoglio e colpa; Sonia è stata spinta ai margini dalla miseria e dal sacrificio.
Uno degli episodi più importanti è la lettura evangelica della resurrezione di Lazzaro. Raskol’nikov chiede a Sonia di leggergli quel passo del Vangelo. La scena ha un forte valore simbolico: Lazzaro, morto e richiamato alla vita, diventa l’immagine possibile della rinascita spirituale di Raskol’nikov.
Sonia non convince Raskol’nikov con ragionamenti filosofici. La sua forza sta nella compassione, nella fede e nell’amore. Ella non giustifica il delitto, ma non abbandona il colpevole. Per Dostoevskij, questa capacità di condividere la sofferenza è più potente di ogni teoria astratta.
Il tormento di Raskol’nikov aumenta anche a causa del rapporto con Porfirij. Il giudice istruttore comprende sempre meglio la sua responsabilità. Non lo arresta subito, ma lo circonda psicologicamente. Gli lascia spazio, lo provoca, lo induce a tradirsi con le proprie reazioni.
Porfirij rappresenta una forma particolare di giustizia. Non è soltanto un funzionario freddo. Capisce che Raskol’nikov è colpevole, ma comprende anche che la confessione deve nascere da un processo interiore. Vuole portarlo non solo all’arresto, ma al riconoscimento della colpa.
Il giovane, intanto, oscilla continuamente. A volte vorrebbe confessare, a volte vuole resistere. A volte disprezza se stesso, a volte torna a difendere la propria teoria. È incapace di trovare pace perché non ha ancora accettato pienamente la verità morale del proprio gesto.
PAGE-BREAKUn altro personaggio importante è Svidrigajlov, legato al passato di Dunja. È un uomo ambiguo, inquietante, ricco, cinico e moralmente corrotto. Ha desiderato Dunja e continua a rappresentare per lei una minaccia. La sua presenza introduce nel romanzo un altro possibile esito della libertà senza morale.
Svidrigajlov è, in un certo senso, un doppio oscuro di Raskol’nikov. Anche lui vive oltre le regole comuni, ma senza la tensione morale tormentata del protagonista. È più freddo, più disilluso, più vicino al vuoto spirituale. In lui Raskol’nikov può vedere ciò che rischia di diventare se rifiuta definitivamente il pentimento.
La figura di Dunja, sorella di Raskol’nikov, rappresenta invece dignità, forza e sacrificio. Ella è disposta a sposare Lužin per aiutare la famiglia, ma non è una donna debole. Quando comprende la bassezza morale di Lužin, lo respinge. E quando Svidrigajlov cerca di dominarla, gli resiste con fermezza.
Lužin è un personaggio negativo, simbolo di egoismo borghese e calcolo. Vuole sposare Dunja non per amore, ma per avere accanto una donna povera e riconoscente, quindi sottomessa. Il suo comportamento rivela una concezione utilitaristica dei rapporti umani.
Il contrasto tra i personaggi è molto netto. Sonia si sacrifica per amore; Lužin usa il denaro per dominare; Svidrigajlov cerca piacere e potere senza vera morale; Razumichin aiuta con generosità concreta; Porfirij cerca la verità; Raskol’nikov è sospeso tra superbia e bisogno di redenzione.
La confessione del delitto a Sonia è uno dei momenti centrali del romanzo. Raskol’nikov le rivela di essere l’assassino. Sonia è sconvolta, ma non lo respinge. Gli dice che deve accettare la sofferenza, confessare pubblicamente e chiedere perdono. Per lei la salvezza passa attraverso il riconoscimento della colpa.
Raskol’nikov non è ancora pronto. Confessare significherebbe rinunciare definitivamente alla propria teoria, ammettere di non essere un uomo superiore e accettare il castigo. Tuttavia, dopo aver parlato con Sonia, non può più tornare davvero indietro.
Il tormento della coscienza diventa sempre più insostenibile. La colpa non è soltanto paura della punizione. È separazione dagli altri, impossibilità di amare, frattura interiore. Raskol’nikov comprende lentamente che per tornare alla vita deve passare attraverso la verità.