Nella parte finale del romanzo, la tensione cresce attorno a tre figure: Raskol’nikov, Sonia e Svidrigajlov. Quest’ultimo conosce il segreto del protagonista perché ha ascoltato la confessione fatta a Sonia. Da quel momento diventa una presenza ancora più minacciosa.
Svidrigajlov è un personaggio complesso. Ha compiuto azioni moralmente oscure, vive senza vere illusioni e sembra non credere più a nulla. Tuttavia, non è privo di momenti ambigui di generosità. Aiuta economicamente i figli di Katerina Ivanovna e prepara un futuro migliore per Sonia. Questa ambiguità lo rende uno dei personaggi più inquietanti del romanzo.
Il suo rapporto con Dunja, però, resta segnato dal desiderio e dalla volontà di possesso. Svidrigajlov cerca di incontrarla e di convincerla a seguirlo. Le rivela il segreto di Raskol’nikov, sperando di usare questa informazione per esercitare potere su di lei.
Dunja si trova in una situazione drammatica. Ama il fratello e viene sconvolta dalla notizia del delitto, ma non cede al ricatto morale di Svidrigajlov. Quando l’uomo tenta di dominarla, ella mostra grande coraggio e arriva a puntargli contro una pistola.
La scena tra Dunja e Svidrigajlov è decisiva perché mostra il fallimento dell’uomo. Egli comprende che Dunja non lo amerà mai e che non può possederla. Davanti alla sua fermezza, la lascia andare. Questo gesto non lo salva, ma rivela almeno un ultimo residuo di coscienza.
Poco dopo, Svidrigajlov si suicida. La sua morte è molto significativa. Egli rappresenta una vita senza fede, senza speranza, senza possibilità di vera redenzione. A differenza di Raskol’nikov, non sceglie la confessione e la sofferenza come via di rinascita, ma l’annullamento.
Il suicidio di Svidrigajlov mostra a Raskol’nikov un possibile esito della sua stessa crisi. Chi rifiuta ogni valore e ogni pentimento può finire nel vuoto. Raskol’nikov, invece, pur tra resistenze e orgoglio, è ancora capace di soffrire moralmente, e questa sofferenza può aprire la strada alla salvezza.
Intanto Porfirij si avvicina sempre di più alla verità. In un colloquio fondamentale, egli fa capire a Raskol’nikov di sapere che è lui l’assassino. Non lo arresta immediatamente, ma gli consiglia di confessare. Secondo Porfirij, accettare la pena può essere per lui l’inizio di una nuova vita.
PAGE-BREAKRaskol’nikov è ormai circondato. Non tanto dalla polizia, quanto dalla propria coscienza. Sonia lo invita a confessare e gli dona una croce, simbolo della sofferenza da accettare. La croce non è solo un oggetto religioso, ma il segno di un cammino morale: portare il peso della colpa per poter rinascere.
Il protagonista si reca infine in strada e compie un gesto simbolico suggerito da Sonia: si inginocchia e bacia la terra. Questo gesto indica il bisogno di riconciliarsi con il mondo, con gli uomini e con la vita che ha violato attraverso il delitto.
La confessione vera e propria avviene alla polizia. Raskol’nikov dichiara di essere l’assassino della vecchia usuraia e di Lizaveta. Il momento è sobrio, ma decisivo. Dopo tanta tensione psicologica, il protagonista accetta finalmente di dire la verità.
La confessione non significa ancora piena redenzione interiore. Raskol’nikov confessa, ma non è subito spiritualmente trasformato. In lui restano orgoglio, resistenza e confusione. Tuttavia, la confessione rompe la menzogna e apre una possibilità.
Il processo tiene conto di alcune attenuanti: la sua malattia, il comportamento confuso, il fatto che non abbia usato davvero il denaro rubato, alcune precedenti azioni generose. Viene condannato ai lavori forzati in Siberia.
Sonia decide di seguirlo. Questo è uno degli aspetti più importanti del finale. Ella non lo abbandona, ma condivide il suo destino. La sua presenza rappresenta l’amore fedele che accompagna il colpevole nel cammino del castigo e della possibile rinascita.
La confessione conclude la parte giudiziaria del romanzo, ma non conclude del tutto la vicenda morale. Dostoevskij mostra che dire la verità è necessario, ma non basta. La vera redenzione richiede un cambiamento profondo del cuore, un processo lento e doloroso.
Raskol’nikov ha fallito la propria teoria. Non era un uomo superiore autorizzato a uccidere. Era un uomo che ha commesso un crimine e che può salvarsi solo riconoscendo il valore della vita, dell’amore e della sofferenza condivisa.