← IndiceGuide ai Classici / Oliver Twist — Charles Dickens
Capitolo

Charles Dickens, l’Inghilterra vittoriana e l’infanzia di Oliver

Oliver Twist — Charles Dickens

Oliver Twist è un romanzo di Charles Dickens, uno dei più importanti scrittori inglesi dell’Ottocento. Dickens dedicò molte sue opere alla rappresentazione della società vittoriana, con particolare attenzione alla povertà, all’infanzia abbandonata, alle ingiustizie sociali e all’ipocrisia delle istituzioni.

Il romanzo fu pubblicato a puntate tra il 1837 e il 1839 e colpì i lettori per la durezza con cui descriveva la condizione dei bambini poveri. In quegli anni l’Inghilterra era una grande potenza industriale, ma dietro la ricchezza e il progresso si nascondevano sfruttamento, miseria, lavoro minorile e profonde disuguaglianze.

Oliver nasce in un ospizio parrocchiale. Sua madre, una giovane donna sconosciuta e debole, muore subito dopo il parto senza poter rivelare la propria identità. Il bambino resta quindi senza nome, senza famiglia e senza protezione. Il cognome “Twist” gli viene assegnato in modo burocratico, come parte di una serie di nomi dati agli orfani.

Fin dall’inizio, Oliver è presentato come una creatura fragile e innocente, gettata in un mondo freddo e crudele. Non ha colpe, ma viene trattato come un peso per la società. Dickens mostra così l’assurdità di un sistema che punisce i poveri semplicemente perché sono poveri.

Oliver trascorre i primi anni della sua vita affidato a persone che si occupano dei bambini poveri più per denaro che per compassione. Cresce in condizioni di fame, trascuratezza e mancanza di affetto. Il romanzo denuncia apertamente l’indifferenza verso l’infanzia più debole.

Quando diventa più grande, Oliver viene mandato nella casa di lavoro, o workhouse. Queste strutture, nate per ospitare i poveri, erano spesso luoghi duri, regolati da disciplina severa, cibo insufficiente e umiliazioni continue. Dickens ne offre un ritratto satirico e spietato.

Uno degli episodi più famosi del romanzo è la richiesta di altro cibo. Oliver, spinto dalla fame e scelto dagli altri ragazzi, si avvicina al responsabile e chiede una porzione in più. Questo gesto, semplice e disperato, viene considerato una ribellione gravissima.

La reazione degli adulti è sproporzionata e crudele. Invece di comprendere la fame del bambino, lo giudicano ingrato, pericoloso e quasi criminale. Dickens usa questa scena per mostrare quanto la società sia incapace di riconoscere l’umanità dei poveri.

PAGE-BREAK

Dopo questo episodio, le autorità dell’ospizio decidono di liberarsi di Oliver. Il bambino viene offerto come apprendista a chiunque sia disposto a prenderlo. In questo modo la sua vita viene trattata come una pratica amministrativa, non come il destino di una persona.

Oliver viene affidato al signor Sowerberry, un impresario di pompe funebri. Anche questa esperienza è dolorosa. Oliver entra in contatto con il mondo della morte, della miseria e delle famiglie povere costrette a seppellire i propri cari in condizioni tristi e degradanti.

Nella casa di Sowerberry, Oliver subisce nuove umiliazioni, soprattutto da parte di Noah Claypole, un ragazzo più grande e arrogante. Quando Noah insulta la memoria della madre di Oliver, il bambino reagisce con forza. È uno dei primi momenti in cui la sua dignità interiore emerge apertamente.

La reazione di Oliver viene però punita. Nessuno comprende il dolore che lo ha spinto a difendere la madre mai conosciuta. Anche in questo caso, il romanzo mostra che i poveri e gli orfani non hanno quasi mai diritto a spiegare le proprie ragioni.

Stanco delle ingiustizie, Oliver decide di fuggire. Lascia la casa di Sowerberry e si mette in cammino verso Londra, sperando di trovare una vita migliore. La fuga è un momento importante perché segna il passaggio dall’infanzia oppressa alla grande avventura urbana.

Londra, però, non sarà subito un luogo di salvezza. Per un bambino solo, povero e inesperto, la città è piena di pericoli. Oliver si avvicina alla capitale con speranza, ma anche con estrema vulnerabilità.

Il primo capitolo della sua vicenda mette dunque in evidenza i temi fondamentali del romanzo: la povertà, la fame, l’ingiustizia istituzionale, l’abbandono dell’infanzia e la dignità morale di un bambino che, pur circondato dalla crudeltà, conserva innocenza e bontà.