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Mary Shelley, il romanzo gotico e la nascita della storia

Frankenstein — Mary Shelley

Frankenstein è un romanzo di Mary Shelley, pubblicato per la prima volta nel 1818. L’opera nacque in un clima culturale molto particolare, tra Romanticismo, interesse per la scienza, riflessione filosofica sulla vita e fascinazione per il mistero. Il romanzo è considerato uno dei testi fondamentali della letteratura gotica e, nello stesso tempo, uno dei primi grandi esempi di fantascienza moderna.

Il titolo completo dell’opera è Frankenstein o il moderno Prometeo. Il riferimento a Prometeo è molto importante. Nella mitologia greca, Prometeo è il titano che ruba il fuoco agli dèi per donarlo agli uomini, sfidando così un limite proibito. Anche Victor Frankenstein sfida un limite: vuole strappare alla natura il segreto della vita e diventare creatore.

La struttura del romanzo è complessa. La storia non viene raccontata in modo lineare da un solo narratore. All’inizio compare Robert Walton, esploratore diretto verso il Polo Nord, che scrive lettere alla sorella. Durante il viaggio incontra Victor Frankenstein, ormai distrutto dalla sofferenza, e ascolta da lui il racconto della sua vita.

Dentro il racconto di Victor, a sua volta, trova spazio anche il racconto della creatura. Questa struttura a cornice permette al lettore di ascoltare più punti di vista: quello dell’esploratore, quello dello scienziato e quello dell’essere creato. Il romanzo non presenta quindi una verità semplice, ma una vicenda osservata da prospettive diverse.

Robert Walton è un personaggio importante perché assomiglia in parte a Victor. Anche lui è animato dal desiderio di gloria, conoscenza e scoperta. Vuole spingersi oltre i limiti conosciuti, raggiungere territori inesplorati e lasciare il proprio nome nella storia. Attraverso Walton, Mary Shelley introduce subito il tema dell’ambizione.

Quando Walton incontra Victor tra i ghiacci, vede un uomo allo stremo, consumato da un dolore misterioso. Victor gli racconta la propria storia come un avvertimento. Vuole mostrare al giovane esploratore quali conseguenze possa avere un desiderio di conoscenza non guidato dalla responsabilità morale.

Victor Frankenstein nasce a Ginevra, in una famiglia ricca, affettuosa e rispettata. Cresce circondato dall’amore dei genitori, dal legame con i fratelli e dalla presenza di Elizabeth Lavenza, giovane accolta nella famiglia Frankenstein e destinata a diventare la sua futura sposa. La sua infanzia appare inizialmente serena.

Fin da ragazzo, Victor mostra una grande curiosità per i misteri della natura. È attratto dai fenomeni nascosti, dalla vita, dalla morte, dall’energia e dai segreti dell’universo. Questa curiosità, che potrebbe essere positiva, diventa però sempre più desiderio di superare ogni limite.

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Quando si trasferisce a Ingolstadt per studiare, Victor entra in contatto con la scienza moderna. Si appassiona alla chimica, all’anatomia, alla fisiologia e allo studio dei processi vitali. L’idea di scoprire l’origine della vita lo domina completamente.

Victor non vuole soltanto comprendere la natura. Vuole dominarla. Sogna di diventare colui che sconfigge la morte, che crea una nuova specie e che viene ricordato come benefattore dell’umanità. In questa ambizione c’è grandezza, ma anche superbia.

Il romanzo mostra così il lato pericoloso del desiderio di conoscenza. Mary Shelley non condanna la scienza in sé, ma mette in guardia contro una scienza separata dalla coscienza, dall’amore, dal senso del limite e dalla responsabilità verso ciò che si produce.

Victor comincia a lavorare in segreto. Si isola dagli amici, trascura la famiglia, perde il contatto con la vita normale. Il suo esperimento diventa un’ossessione. Per creare un essere vivente, studia cadaveri, frequenta luoghi di morte e assembla parti umane in un laboratorio nascosto.

Questa fase del romanzo ha un’atmosfera gotica: oscurità, isolamento, corpi morti, esperimenti segreti, inquietudine e violazione dei confini naturali. Ma dietro il terrore esteriore c’è una domanda morale molto profonda: che cosa accade quando l’uomo crea qualcosa senza essere pronto ad assumersene la responsabilità?

Victor riesce infine a dare vita alla creatura. Il momento che avrebbe dovuto essere il suo trionfo si trasforma subito in orrore. Quando vede l’essere animarsi, Victor non prova gioia, ma disgusto e paura. L’aspetto della creatura lo terrorizza.

Il primo grande errore di Victor non è soltanto aver creato la vita artificialmente. È soprattutto l’abbandono immediato della creatura. Dopo averla desiderata, progettata e costruita, la rifiuta nel momento stesso in cui essa nasce. Da questo rifiuto nascerà tutta la tragedia.

Il primo capitolo della vicenda introduce quindi i temi fondamentali del romanzo: l’ambizione, la scienza, il limite, la responsabilità del creatore, la solitudine e il pericolo di trasformare il desiderio di conoscenza in orgoglio distruttivo.