Con il passare degli anni, Cosimo diventa una figura conosciuta e quasi leggendaria. La sua scelta, nata da ragazzo, attraversa l’intera vita. Egli non scende mai dagli alberi, neppure quando diventa adulto e poi anziano. La sua coerenza è assoluta.
Nel corso del romanzo, Cosimo entra in rapporto con le grandi idee del suo tempo. Legge gli autori illuministi, si interessa di riforme, ragione, libertà, educazione, uguaglianza e organizzazione sociale. La sua vita è in qualche modo una metafora dell’individuo moderno che vuole pensare con la propria testa.
Cosimo partecipa anche alla vita politica e civile. Dalla sua posizione sospesa osserva i cambiamenti portati dalla Rivoluzione francese e dall’arrivo delle truppe napoleoniche. Il mondo aristocratico della sua infanzia cambia, perde centralità, viene attraversato da idee nuove e da trasformazioni storiche.
Il protagonista non è però un ideologo rigido. Anche quando aderisce a speranze di riforma o libertà, conserva uno sguardo ironico e indipendente. Non smette di giudicare. La sua distanza dagli eventi gli permette di non farsi travolgere completamente dall’entusiasmo o dalla delusione.
Con il tempo, Ombrosa stessa cambia. La rete degli alberi, che aveva reso possibile la vita di Cosimo, viene progressivamente modificata, ridotta o minacciata. La trasformazione del paesaggio suggerisce anche la fine di un mondo. Non solo Cosimo invecchia: anche il suo ambiente naturale e storico si consuma.
La vecchiaia di Cosimo è segnata dalla solitudine, ma anche dalla fedeltà alla propria scelta. Egli resta coerente fino all’ultimo. Non scende a terra nemmeno quando il corpo diventa più fragile e la vita sugli alberi più difficile.
Questa fedeltà può essere letta in due modi. Da una parte è grandezza morale: Cosimo non tradisce mai se stesso. Dall’altra è anche ostinazione estrema: la libertà diventa una regola così assoluta da non ammettere eccezioni. Calvino lascia aperta questa ambiguità.
Il finale del romanzo è memorabile e simbolico. Quando Cosimo è ormai anziano e malato, passa sopra Ombrosa una mongolfiera o un mezzo volante. Invece di scendere finalmente a terra, Cosimo si aggrappa a esso e scompare nel cielo, senza che il suo corpo venga mai ritrovato.
PAGE-BREAKQuesta uscita di scena è perfettamente coerente con tutta la sua vita. Cosimo non scende: va ancora più in alto. Non accetta la conclusione ordinaria, il ritorno alla terra, la normalizzazione finale. Anche nella morte o nella scomparsa resta fedele alla sua differenza.
Il gesto finale ha un valore poetico. Cosimo appartiene agli alberi, al cielo, alla distanza, al movimento. Non può essere sepolto come gli altri, perché tutta la sua vita è stata una sfida al modo comune di abitare il mondo.
Biagio, narratore e fratello, resta a raccontare. La memoria di Cosimo sopravvive nella narrazione. Questo è importante: chi vive in modo eccezionale ha bisogno di qualcuno che ne conservi il senso. Biagio, uomo più normale, permette alla vita straordinaria del fratello di diventare racconto.
La scomparsa di Cosimo coincide anche con la fine di Ombrosa come mondo arboreo. Gli alberi non sono più quelli di un tempo, la società è cambiata, la storia è andata avanti. Il romanzo si chiude con una nota di malinconia: l’avventura individuale non può fermare il mutamento del mondo.
Il quinto capitolo della vicenda mostra quindi il compimento della vita di Cosimo. Egli attraversa la storia restando sugli alberi, partecipa senza scendere, ama senza rinunciare alla propria regola, invecchia senza tradire la propria scelta e infine scompare senza consegnarsi alla normalità.