Nella parte finale del romanzo, Huck arriva alla fattoria dei Phelps, dove Jim è tenuto prigioniero. Per una serie di equivoci, i Phelps scambiano Huck per Tom Sawyer, atteso in visita. Poco dopo arriva il vero Tom, che accetta di partecipare alla finzione.
Il ritorno di Tom Sawyer introduce un forte cambiamento di tono. Tom è appassionato di avventure romantiche e libri di prigionieri, castelli, evasioni e imprese complicate. Invece di liberare Jim nel modo più semplice, inventa un piano elaborato, assurdo e pieno di dettagli inutili.
Huck vorrebbe aiutare Jim in modo pratico e rapido. Tom, invece, trasforma la liberazione in un gioco letterario. Vuole corde, messaggi segreti, stemmi, animali, scavi e rituali da romanzo d’avventura. Questa differenza mostra il contrasto tra l’immaginazione artificiosa di Tom e la concretezza morale di Huck.
La parte finale ha un tono comico e satirico, ma è anche problematica. Jim, pur essendo l’uomo da liberare, viene coinvolto in un gioco che prolunga inutilmente la sua prigionia. Tom sa già che Jim è stato liberato nel testamento di Miss Watson, ma non lo dice subito, perché vuole vivere un’avventura.
Questo comportamento rivela l’immaturità di Tom. Per lui la fuga è un gioco; per Jim è questione di libertà e dignità. Huck, pur non avendo la cultura e la fantasia di Tom, appare moralmente più serio, perché comprende il rischio reale della situazione.
Il piano di fuga viene infine messo in atto, ma Tom viene ferito. Jim, invece di scappare definitivamente e pensare solo a sé, resta per aiutarlo. Questo gesto conferma ancora una volta la sua bontà e la sua generosità. Jim si mostra più nobile di molti personaggi bianchi che lo giudicano inferiore.
Alla fine si scopre che Miss Watson è morta e ha liberato Jim nel suo testamento. La lunga fuga, almeno sul piano legale, non sarebbe più necessaria. Jim è formalmente libero. Questa rivelazione chiude la vicenda principale, ma lascia anche un senso di amarezza per le sofferenze inutilmente subite.
Si scopre anche che il padre di Huck, Pap, è morto. Jim lo sapeva già, perché aveva visto il cadavere, ma aveva protetto Huck dalla notizia. Anche questo dettaglio conferma la funzione affettiva di Jim: egli ha agito come un padre più vero del padre naturale di Huck.
PAGE-BREAKCon la morte di Pap, Huck è libero anche dal pericolo familiare. Non rischia più di essere rapito, picchiato o sfruttato dal padre. Tuttavia, resta aperto il problema della “civilizzazione”: gli adulti vogliono ancora inserirlo in una vita ordinata.
Huck, alla fine, dichiara di voler partire verso i territori dell’Ovest, piuttosto che essere nuovamente civilizzato. Questa conclusione è coerente con tutto il romanzo. Huck non rifiuta l’umanità, ma rifiuta una società che confonde le buone maniere con la vera giustizia.
Il finale mantiene quindi un tono aperto. Jim ottiene la libertà, Huck sfugge al padre e alla società, Tom resta legato al suo mondo di giochi e fantasie. Ma il lettore sa che le grandi contraddizioni dell’America non sono risolte. La schiavitù e il razzismo restano come sfondo storico e morale.
La parte conclusiva mostra anche la differenza tra avventura e responsabilità. Tom ama l’avventura come imitazione dei libri; Huck l’ha vissuta come necessità reale. Per Huck e Jim, il viaggio non è stato un gioco, ma una lotta per sopravvivere e restare fedeli l’uno all’altro.
Il quinto capitolo ideale dell’opera mostra dunque la conclusione della vicenda: Jim viene liberato, Huck resta fedele alla propria natura libera, e il romanzo chiude con una critica ironica alla società che vorrebbe educare il ragazzo senza aver compreso la lezione morale che egli ha imparato sul fiume.