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Don Mariano Arena, il potere mafioso e la rispettabilità

Il giorno della civetta — Leonardo Sciascia

Uno dei personaggi più importanti del romanzo è Don Mariano Arena, figura che rappresenta il potere mafioso nella sua forma più autorevole e rispettata. Don Mariano non appare come un semplice criminale comune, ma come un uomo influente, temuto e circondato da deferenza.

La sua forza non consiste soltanto nella violenza, ma nella capacità di costruire relazioni, controllare il territorio e presentarsi come persona d’onore. Sciascia mostra così uno degli aspetti più insidiosi della mafia: il suo desiderio di apparire rispettabile, quasi legittima, agli occhi della comunità.

Don Mariano vive dentro una rete di rapporti che unisce criminalità, affari, politica e società. Non ha bisogno di mostrarsi apertamente violento in ogni momento, perché il suo potere è già riconosciuto. Il timore che suscita rende spesso superflua la minaccia esplicita.

Il confronto tra Bellodi e Don Mariano è uno dei momenti più significativi dell’opera. Da una parte c’è l’uomo dello Stato, che crede nella legge e nella verità; dall’altra c’è il capo mafioso, che conosce le debolezze degli uomini e la forza concreta del potere locale.

Nota di lettura: Don Mariano non è importante solo come sospettato. È il simbolo di un potere che si fonda su paura, consenso, protezione e capacità di apparire rispettabile.

Nel dialogo con Bellodi, Don Mariano rivela una visione del mondo dura e gerarchica. Egli distingue gli uomini secondo forza, dignità, opportunismo e debolezza. Il suo linguaggio contiene una filosofia del potere, basata sul disprezzo per chi non sa imporsi e sull’ammirazione per chi possiede coraggio.

Bellodi, pur essendo suo avversario, viene riconosciuto da Don Mariano come uomo vero, perché non si piega facilmente e non finge di non capire. Questo riconoscimento non cancella la distanza morale tra i due, ma rende il confronto più complesso e intenso.

Don Mariano è pericoloso proprio perché non appare come una caricatura. È intelligente, controllato, capace di parlare e di misurare le parole. Sciascia evita di rappresentare la mafia come rozzezza pura: ne mostra invece l’intelligenza strategica e la capacità di insinuarsi nella società.

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La rispettabilità è uno dei temi più importanti collegati al personaggio. Don Mariano non vive ai margini, ma dentro il paese, in relazione con persone che contano. Il suo potere è criminale, ma non separato dalla vita pubblica. Questa continuità rende la mafia difficile da combattere.

Il romanzo suggerisce che intorno a Don Mariano esistono protezioni e convenienze. Alcuni politici e uomini influenti preferiscono non far emergere la verità, perché la verità potrebbe coinvolgere interessi più ampi. La mafia diventa così parte di un equilibrio di potere.

Bellodi riesce a intuire e in parte a dimostrare questa rete, ma la sua azione si scontra con limiti superiori. Il problema non è soltanto arrestare un uomo, ma riuscire a colpire un sistema che sa difendersi anche attraverso la politica, le relazioni e la manipolazione dell’opinione.

Don Mariano rappresenta quindi la mafia come potere sociale. Egli non agisce da solo e non si riduce a un gesto violento. È il centro di un mondo fatto di ordini, silenzi, favori, timori e calcoli. Il suo dominio vive nella mente delle persone prima ancora che nelle armi.

Don Mariano Arena mostra che il potere mafioso diventa più forte quando riesce a confondersi con la rispettabilità sociale.

Questo passaggio dell’opera mette in evidenza la profondità dell’analisi di Sciascia. La mafia non viene descritta soltanto come delitto, ma come cultura del potere, come controllo dei rapporti sociali e come capacità di trasformare la paura in obbedienza.