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Capitolo

Politica, depistaggi e sconfitta della giustizia

Il giorno della civetta — Leonardo Sciascia

Man mano che l’indagine procede, Bellodi si avvicina alla verità. Riesce a ricostruire legami, responsabilità e interessi. Tuttavia, proprio quando la verità sembra diventare più chiara, entrano in gioco forze capaci di deviare, indebolire e infine svuotare il lavoro investigativo.

Il romanzo mostra con grande lucidità il rapporto tra mafia e politica. Non si tratta sempre di un rapporto dichiarato o visibile. Spesso è fatto di convenienze, protezioni indirette, silenzi, pressioni e interessi comuni. La mafia ha bisogno della politica per proteggersi; la politica può servirsi della mafia per ottenere consenso e controllo.

Alcuni ambienti romani e istituzionali appaiono preoccupati non tanto della verità, quanto delle sue conseguenze. Se l’indagine arrivasse fino in fondo, potrebbe coinvolgere persone influenti e mettere in crisi equilibri consolidati. Per questo diventa necessario ridimensionare o deviare il caso.

Il meccanismo del depistaggio consiste nel proporre spiegazioni alternative, più comode e meno pericolose. Un delitto mafioso può essere trasformato in questione privata; un omicidio politico-economico può essere fatto apparire come vicenda passionale o regolamento di conti minore.

Nota di lettura: nel romanzo la verità non viene negata solo con il silenzio. Viene anche confusa, spostata, deformata e sostituita con versioni più utili al potere.

Bellodi si trova così davanti a una sconfitta amara. Non perché non abbia capito, ma perché capire non basta. La verità investigativa deve diventare verità giudiziaria e politica; se il sistema la respinge, anche l’indagine più lucida può essere resa inefficace.

La posizione di Bellodi diventa sempre più solitaria. Egli rappresenta uno Stato che vorrebbe essere giusto, ma scopre l’esistenza di altri pezzi dello Stato o del potere che non hanno lo stesso interesse. La legalità appare divisa, fragile, condizionata.

Il romanzo non offre un finale consolatorio. I sospettati trovano protezioni, le accuse si indeboliscono, la verità viene coperta da nuove versioni. L’ordine apparente viene ristabilito, ma non coincide con la giustizia. Il sistema ha assorbito il colpo.

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Questa sconfitta è uno degli aspetti più moderni dell’opera. Sciascia mostra che il problema non è soltanto trovare un colpevole, ma costruire un contesto in cui la verità possa essere riconosciuta e sostenuta. Senza istituzioni forti e libere da compromessi, la verità resta vulnerabile.

Bellodi torna temporaneamente al Nord, lontano dalla Sicilia. Ma l’esperienza vissuta lo ha segnato. Egli non può più considerare la mafia come fenomeno lontano o marginale. Ha visto da vicino un potere capace di resistere alla legge e di manipolare la realtà.

Nonostante la sconfitta, Bellodi non rinuncia interiormente. La sua decisione di tornare in Sicilia ha un valore morale. Anche se il sistema ha vinto una battaglia, egli conserva la volontà di continuare a cercare giustizia. In questo sta la sua dignità.

Il finale lascia quindi un sentimento doppio: amarezza e resistenza. Amarezza, perché la verità viene neutralizzata; resistenza, perché Bellodi non accetta definitivamente la sconfitta. La giustizia non trionfa, ma resta come esigenza morale.

Nel Giorno della civetta, la verità può essere conosciuta e tuttavia restare senza forza, se il potere decide di non riconoscerla.

Questa parte conclusiva della vicenda mostra il significato politico del romanzo. La mafia non è invincibile perché misteriosa, ma perché protetta da silenzi, interessi e complicità. La sconfitta di Bellodi non cancella il valore della sua indagine; al contrario, rende più evidente quanto sia difficile difendere la giustizia quando essa minaccia i poteri consolidati.