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Capitolo

Le streghe, la profezia e la decisione del delitto

Macbeth — William Shakespeare

La vicenda prende forma quando Macbeth e Banco incontrano le tre streghe dopo la battaglia. Le creature salutano Macbeth con tre titoli: signore di Glamis, signore di Cawdor e futuro re. Il primo titolo è già vero, il secondo diventerà vero poco dopo, il terzo apre davanti a Macbeth una possibilità sconvolgente.

Le streghe si rivolgono anche a Banco, annunciando che egli non sarà re, ma sarà padre di una stirpe di re. Questa seconda profezia avrà conseguenze importanti, perché Macbeth, una volta salito al trono, vedrà in Banco e nei suoi discendenti una minaccia alla propria sicurezza.

Quando Macbeth scopre di essere stato davvero nominato signore di Cawdor, comincia a credere alla profezia. La parola delle streghe, confermata in parte dai fatti, diventa per lui irresistibile. Ciò che sembrava impossibile appare improvvisamente vicino.

Nota di lettura: le profezie non costringono Macbeth a uccidere Duncan. Gli mostrano un possibile futuro, ma è Macbeth a scegliere il mezzo criminale per raggiungerlo.

Il protagonista viene subito attraversato da pensieri contrastanti. Da una parte immagina la corona; dall’altra è spaventato dai mezzi necessari per ottenerla. In lui nasce un conflitto tra desiderio e coscienza. Sa che uccidere Duncan sarebbe un atto mostruoso, ma non riesce più a liberarsi dall’idea del potere.

La lettera che Macbeth invia a Lady Macbeth è decisiva. Raccontandole la profezia, egli trasferisce anche a lei il peso della tentazione. Lady Macbeth comprende subito la possibilità di trasformare il destino annunciato in azione concreta.

Lady Macbeth è uno dei personaggi più forti della tragedia. All’inizio appare più determinata del marito. Teme che Macbeth sia troppo pieno di scrupoli e di bontà per compiere il delitto necessario. Per questo invoca le forze oscure affinché la rendano dura, spietata e capace di soffocare ogni compassione.

Quando Duncan decide di recarsi ospite nel castello di Macbeth, l’occasione sembra offrirsi da sola. Il re arriva con fiducia, onorando l’uomo che lo tradirà. L’ospitalità, valore sacro, viene trasformata in trappola.

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Macbeth esita. In un celebre momento di riflessione, considera tutte le ragioni per non uccidere Duncan: è suo parente, suo re, suo ospite e un sovrano buono. Il delitto sarebbe moralmente ingiustificabile e politicamente destabilizzante.

La sua ambizione, però, resta accesa. Macbeth riconosce di non avere altra spinta se non il desiderio di salire più in alto. Questa consapevolezza rende il suo gesto ancora più grave: egli non uccide per necessità, difesa o giustizia, ma per ambizione.

Lady Macbeth interviene con parole durissime. Lo accusa di debolezza, mette in discussione il suo coraggio e lo spinge a mantenere il proposito. Usa il legame coniugale come strumento di pressione psicologica. Il suo ruolo è decisivo nel trasformare il pensiero del delitto in decisione.

Il piano prevede di far ubriacare le guardie di Duncan, uccidere il re nel sonno e attribuire la colpa ai servitori. Tutto deve avvenire di notte, in un clima di oscurità e inganno. La notte diventa simbolo del male nascosto e della coscienza che cerca di non vedere.

Prima del delitto, Macbeth vede un pugnale immaginario davanti a sé. Non è chiaro se si tratti di un’allucinazione, di un segno soprannaturale o della proiezione della sua mente agitata. In ogni caso, l’immagine mostra che il delitto è già entrato nella sua immaginazione.

La profezia apre la porta al futuro, ma è l’ambizione di Macbeth, nutrita dalla pressione di Lady Macbeth, a trasformare quel futuro in crimine.

Questa fase della tragedia mostra il passaggio dalla tentazione alla scelta. Macbeth sa che il delitto è ingiusto, ma decide ugualmente di compierlo. Da questo momento non potrà più tornare davvero indietro, perché il sangue versato cambierà per sempre il suo rapporto con se stesso e con il mondo.