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Capitolo

L’assassinio di Duncan, la colpa e l’inizio della paura

Macbeth — William Shakespeare

L’assassinio di Duncan è il centro morale della tragedia. Macbeth entra nella stanza del re mentre tutti dormono e compie il delitto. La scena non viene mostrata direttamente al pubblico, ma le conseguenze psicologiche del gesto appaiono subito attraverso le parole e il comportamento del protagonista.

Macbeth torna sconvolto. Ha le mani sporche di sangue e sente di aver distrutto qualcosa di irreparabile. Il delitto non gli dà forza, ma paura. Egli immagina voci che lo accusano e sente di non poter più dormire. Il sonno, simbolo di pace e innocenza, gli viene negato.

Lady Macbeth cerca di mantenere il controllo. Rimprovera il marito per la sua agitazione, prende i pugnali insanguinati e li porta nella stanza delle guardie per completare la messinscena. All’inizio appare più fredda e pratica di Macbeth.

Nota di lettura: dopo il delitto, Macbeth e Lady Macbeth reagiscono in modo diverso. Lui è subito travolto dal terrore morale; lei cerca di dominare la situazione, ma la colpa tornerà più tardi a distruggerla interiormente.

Il sangue diventa un simbolo centrale. Macbeth guarda le proprie mani e sente che nessuna acqua potrà davvero lavarle. La macchia fisica diventa macchia morale. Il delitto non resta fuori di lui: entra nella sua coscienza.

Quando il corpo di Duncan viene scoperto, il castello precipita nel caos. Macbeth, per impedire che le guardie possano parlare o essere interrogate, le uccide, sostenendo di averlo fatto per rabbia e fedeltà al re. In realtà, commette subito un altro gesto violento per coprire il primo.

Questo è un passaggio fondamentale: il delitto iniziale non rimane isolato. Per proteggere il potere conquistato con il sangue, Macbeth deve produrre nuovo sangue. La violenza diventa una catena.

I figli di Duncan, Malcolm e Donalbain, temono di essere accusati o uccisi e fuggono. La loro fuga li rende sospetti agli occhi degli altri, permettendo a Macbeth di salire al trono. Il piano sembra riuscire, ma il successo esterno nasconde una rovina interiore.

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Macbeth viene incoronato re, ma non trova alcuna pace. Il trono, ottenuto attraverso l’assassinio, non gli dà sicurezza. Al contrario, gli fa vedere nemici ovunque. La paura diventa la sua nuova forma di esistenza.

Il regno stesso appare turbato. Fenomeni innaturali, oscurità, animali che si comportano in modo strano e presagi inquietanti indicano che l’assassinio del re ha violato l’ordine del mondo. Nella visione della tragedia, il delitto politico è anche una ferita nell’ordine naturale.

Banco sospetta Macbeth. Pur non avendo prove, comprende che la profezia e l’assassinio di Duncan potrebbero essere collegati. La sua presenza diventa per Macbeth sempre più minacciosa, non solo perché è moralmente integro, ma perché le streghe hanno annunciato che i suoi discendenti saranno re.

Macbeth comincia quindi a ragionare come un tiranno. Non gli basta essere re: vuole rendere sicuro il proprio potere. Ma un potere fondato sul male non può mai sentirsi davvero sicuro, perché teme continuamente la verità, la vendetta e il futuro.

Dopo l’assassinio di Duncan, Macbeth ottiene la corona, ma perde il sonno, la serenità e la possibilità di sentirsi innocente.

Questa parte dell’opera mostra che il delitto non finisce quando viene compiuto. Continua nella coscienza di chi lo ha commesso e genera nuove azioni violente. Macbeth scopre che diventare re è più facile che sopportare interiormente il prezzo della corona.