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Capitolo

Jim, la nave, il tesoro e il destino di Long John Silver

L’isola del tesoro — Robert Louis Stevenson

Una delle azioni più audaci di Jim avviene quando decide di allontanarsi dal fortino e raggiungere la Hispaniola. Il ragazzo comprende che la nave è fondamentale: chi controlla la nave controlla anche la possibilità di lasciare l’isola.

Jim riesce a tagliare gli ormeggi e a spostare la Hispaniola, impedendo ai pirati di usarla facilmente. È un gesto rischiosissimo, compiuto quasi da solo, che dimostra la sua crescita. Jim non è più soltanto il ragazzo che ha trovato la mappa: diventa protagonista attivo della salvezza del gruppo.

Sulla nave, Jim affronta un momento molto pericoloso con il pirata Israel Hands. Il confronto tra i due è duro e drammatico. Jim deve difendersi da un uomo esperto e violento, imparando che il coraggio può richiedere decisioni estreme.

Nota di lettura: l’episodio della Hispaniola è una tappa importante nella maturazione di Jim. Il ragazzo dimostra iniziativa, sangue freddo e capacità di affrontare il pericolo senza dipendere dagli adulti.

Dopo questa impresa, Jim torna sull’isola ma finisce nelle mani dei pirati. A questo punto si trova nuovamente davanti a Long John Silver. Il rapporto tra i due raggiunge qui la massima complessità: Silver è nemico, ma anche protettore interessato; è pericoloso, ma capace di ammirare il coraggio di Jim.

Silver comprende che la situazione sta cambiando e cerca di salvarsi adattandosi. Difende Jim davanti agli altri pirati, ma non per pura bontà: sa che il ragazzo può diventare una garanzia nel caso in cui gli uomini leali tornino a prevalere. La sua intelligenza consiste proprio nel cambiare posizione al momento opportuno.

I pirati, sempre più nervosi e sfiduciati, mettono in discussione il comando di Silver. Anche tra loro la lealtà è debole, fondata sull’interesse e sulla paura. L’avidità che li unisce può facilmente trasformarsi in sospetto reciproco.

Quando il gruppo arriva nel luogo indicato dalla mappa, scopre che il tesoro non è più lì. La delusione è enorme. I pirati, che avevano rischiato tutto per l’oro, si trovano davanti a una buca vuota. Il sogno della ricchezza improvvisa crolla.

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La verità è che Ben Gunn, durante i suoi anni sull’isola, aveva trovato il tesoro e lo aveva spostato nella propria grotta. Questa rivelazione cambia l’esito della spedizione. Il tesoro esiste, ma non si trova più dove i pirati credevano.

Gli uomini leali riescono così a prevalere. Il tesoro viene recuperato e caricato sulla nave. La spedizione può prepararsi al ritorno, dopo aver attraversato morti, tradimenti, paura e rischi continui.

Il destino di Long John Silver resta uno degli aspetti più interessanti del finale. Silver riesce a fuggire con una parte del denaro, evitando la punizione. Questa conclusione conferma la sua natura sfuggente. Non è redento pienamente, ma nemmeno sconfitto come un criminale comune.

Jim prova verso Silver sentimenti ambigui. Sa che è un pirata e traditore, ma non può dimenticare il suo fascino, la sua intelligenza e il fatto che in alcuni momenti lo abbia protetto. Il romanzo non offre un giudizio troppo semplice: Silver resta una figura moralmente doppia.

Il tesoro, infine, viene trovato, ma non appare più come all’inizio. Dopo tante sofferenze, l’oro perde parte del suo splendore romantico. È stato motivo di morte, inganno e violenza. La ricchezza esiste, ma non è innocente.

Il ritrovamento del tesoro conclude l’avventura, ma Jim ha scoperto che l’oro porta con sé ombre, sangue e tradimenti.

Questa parte conclusiva della vicenda mostra la maturazione definitiva di Jim. Egli ha affrontato pirati, pericoli e decisioni difficili. Il tesoro viene recuperato, ma il vero cambiamento riguarda il ragazzo, che torna dal viaggio con una conoscenza più profonda della vita e degli uomini.