Alessandro Baricco, il monologo teatrale e il mito del pianista sull’oceano
Novecento è un’opera particolare, difficile da classificare in modo rigido. Non è un romanzo tradizionale, non è un racconto realistico nel senso pieno del termine, non è semplicemente un testo teatrale ordinario. È un monologo, cioè una narrazione pensata per essere detta ad alta voce, affidata alla memoria e alla voce di un personaggio.
Il narratore è Tim Tooney, trombettista che ha conosciuto Novecento sul transatlantico Virginian. Attraverso la sua voce, il lettore ascolta una storia che sembra insieme vera e leggendaria. Tim racconta fatti, dialoghi, ricordi, emozioni e immagini come se stesse ricostruendo davanti al pubblico la vita di un uomo irripetibile.
L’opera ha una forte dimensione orale. Le frasi scorrono come musica, spesso con ritmo rapido, pause, riprese, immagini improvvise e cambi di tono. Baricco costruisce una lingua narrativa molto vicina alla performance teatrale: chi legge ha quasi l’impressione di ascoltare qualcuno che racconta.
Il protagonista, Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, è fin dall’inizio una figura mitica. Non nasce sulla terra, non cresce in una famiglia normale, non frequenta scuole, città o case. La sua vita comincia su una nave e resta interamente legata al mare. Questo lo rende diverso da tutti.
La nave, il Virginian, non è soltanto un mezzo di trasporto. È il mondo di Novecento. È casa, città, scuola, teatro, confine e universo. Su quella nave passano emigranti, ricchi viaggiatori, marinai, musicisti, sogni, lingue e destini. Novecento, pur senza scendere mai, incontra il mondo attraverso chi sale a bordo.
Il contesto storico è quello dei grandi viaggi transatlantici, quando migliaia di persone attraversavano l’oceano tra Europa e America. La nave diventa simbolo del passaggio, del desiderio di futuro e della speranza di una vita diversa. Tutti viaggiano verso una meta; Novecento, invece, resta nel luogo del viaggio.
Questa posizione rende il protagonista unico. Gli altri passeggeri usano la nave per andare altrove; lui abita l’altrove permanente della nave. Per questo la sua identità non si costruisce su una patria, una città o una famiglia, ma su un movimento continuo che tuttavia non lo porta mai a sbarcare.
PAGE-BREAKLa musica è il linguaggio principale dell’opera. Novecento non racconta se stesso con discorsi teorici, ma con il pianoforte. Suona ciò che vede, ciò che immagina, ciò che sente negli altri. La sua musica sembra contenere città mai visitate, vite altrui, desideri nascosti e paesaggi interiori.
Il talento di Novecento appare inspiegabile. Non segue un percorso ordinario di studio, eppure suona in modo straordinario. Il suo genio sembra nascere da una relazione misteriosa con la nave, il mare e l’umanità che passa davanti ai suoi occhi.
Il tono dell’opera alterna leggerezza e malinconia. Ci sono episodi ironici, momenti comici, scene brillanti e immagini quasi fiabesche, ma sotto tutto questo si avverte una domanda profonda: che cosa significa vivere davvero? È più libero chi viaggia nel mondo o chi sceglie un confine e dentro quel confine trova il proprio infinito?
Baricco non presenta Novecento come un personaggio facilmente spiegabile. Lo avvolge in un’aura di mistero. Il lettore non deve soltanto capire la sua scelta, ma avvicinarsi lentamente al suo modo di percepire il mondo, così diverso da quello comune.
Novecento è la storia di un uomo che non scende mai dalla nave, ma riesce a trasformare il suo piccolo mondo in un universo musicale infinito.
Il punto di partenza è quindi il carattere leggendario dell’opera. Baricco racconta un pianista impossibile, ma attraverso di lui parla di talento, paura, libertà, amicizia e del bisogno umano di trovare un luogo, anche piccolo, in cui riconoscersi pienamente.