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La nascita sul Virginian e il nome di Novecento

Novecento — Alessandro Baricco

La storia di Novecento comincia con un abbandono. Un neonato viene trovato sul Virginian, sopra il pianoforte della sala da ballo. Non si conoscono i suoi genitori, la sua origine, il motivo per cui sia stato lasciato lì. Fin dall’inizio, dunque, il protagonista appartiene più al mistero che alla biografia ordinaria.

A trovarlo è Danny Boodmann, marinaio della nave, che decide di prendersene cura. Il bambino riceve un nome lunghissimo e bizzarro: Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento. Ogni parte del nome nasce da circostanze particolari e contribuisce a costruire un’identità fuori dal comune.

Il nome Novecento richiama l’anno e insieme il secolo che comincia. Il personaggio sembra nascere con il nuovo tempo, ma in un luogo sospeso: non sulla terra, non in una città, non dentro una famiglia registrata, ma su una nave che attraversa l’oceano.

Nota di lettura: il nome Novecento non è soltanto un dato anagrafico. È un segno simbolico: il protagonista nasce con il secolo, ma vive fuori dai luoghi ordinari della storia.

Danny Boodmann diventa per lui una figura paterna. Non è un padre tradizionale, ma gli offre protezione, affetto e appartenenza. La nave, attraverso di lui, accoglie il bambino. Novecento cresce così in una comunità di marinai, lavoratori e viaggiatori, senza conoscere la vita familiare comune.

La sua infanzia è legata agli spazi del transatlantico: corridoi, sale, ponti, cabine, sala macchine, sala da ballo. Tutto ciò che per gli altri è temporaneo, per lui diventa abituale. La nave è il suo mondo naturale.

Il rapporto con la terraferma, invece, resta assente. Novecento non ha una casa sulla terra, non ha documenti ordinari, non ha una scuola, non ha una patria nel senso consueto. Questa mancanza potrebbe apparire come una privazione, ma diventa anche la radice della sua originalità.

Quando Danny Boodmann muore, Novecento resta sulla nave come figlio del Virginian. La sua identità è ormai inseparabile dal transatlantico. Non appartiene a una genealogia familiare, ma a un luogo mobile, popolato da persone che arrivano e partono.

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La scoperta del pianoforte è il momento decisivo della sua vita. Novecento comincia a suonare senza che nessuno sappia spiegare davvero come abbia imparato. Il pianoforte, già presente nella scena del suo ritrovamento, diventa lo strumento attraverso cui il personaggio troverà voce.

Il fatto che sia stato trovato proprio sopra un pianoforte ha un forte valore simbolico. È come se il suo destino fosse scritto fin dall’inizio. Il luogo dell’abbandono diventa anche il luogo della vocazione. Dove qualcuno lo ha lasciato, lui troverà il proprio modo di esistere.

Novecento non conosce il mondo attraverso strade, scuole e viaggi terrestri, ma attraverso le persone che salgono a bordo. Osserva i passeggeri, ascolta lingue diverse, coglie gesti, malinconie, desideri e paure. La nave gli porta il mondo senza costringerlo a scendere.

Il suo talento nasce forse proprio da questa condizione. Essendo fuori dalle regole ordinarie, Novecento sviluppa un modo personale di sentire. La musica diventa una forma di conoscenza: egli comprende gli uomini non perché visita i loro paesi, ma perché ascolta le loro anime.

Novecento nasce senza una terra, ma trova nel pianoforte e nel Virginian una patria interiore.

Questa parte dell’opera mostra l’origine fiabesca e simbolica del protagonista. Il bambino abbandonato diventa un musicista leggendario perché la sua mancanza iniziale si trasforma in destino: non avere un luogo sulla terra gli permette di appartenere completamente al mare e alla musica.