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Capitolo

Il desiderio di gloria, le occasioni mancate e il deserto

Il deserto dei Tartari — Dino Buzzati

Il desiderio più profondo di Giovanni Drogo è vivere un momento di grandezza. Come molti giovani, egli sogna che la propria vita non sia ordinaria, che un giorno arrivi un’occasione capace di rivelare il suo valore. La Fortezza Bastiani alimenta proprio questa speranza.

La gloria, nel romanzo, non è descritta come realtà concreta, ma come promessa. Drogo non combatte davvero, non compie imprese eroiche, non affronta il nemico. Tuttavia, continua a immaginare che un giorno tutto questo possa accadere. L’immaginazione diventa più forte dell’esperienza reale.

Il deserto è il luogo su cui si proietta questa speranza. Vuoto e silenzioso, sembra contenere tutte le possibilità. Da lì potrebbero arrivare i Tartari, la guerra, il pericolo, la prova decisiva. Proprio perché non accade nulla, il deserto può continuare a promettere tutto.

Nota di lettura: il deserto è potente perché resta quasi sempre vuoto. Se mostrasse subito la verità, l’illusione finirebbe; invece il suo silenzio permette a Drogo di continuare a sperare.

Nel corso degli anni, Drogo perde diverse occasioni di cambiamento. Potrebbe chiedere trasferimenti, tornare davvero alla città, costruire una vita affettiva diversa, sottrarsi alla logica della Fortezza. Ma ogni volta qualcosa lo trattiene: la speranza che il momento decisivo sia vicino.

Questa dinamica è uno degli aspetti più universali del romanzo. Molte persone rimandano scelte importanti perché pensano che presto arriverà un’occasione migliore. Buzzati mostra il rischio di vivere non nel presente, ma nell’anticamera di un futuro immaginato.

Il rapporto con la città e con gli affetti si consuma lentamente. La giovinezza di Drogo, che all’inizio sembrava piena di possibilità, si restringe. Egli si accorge a tratti che qualcosa sta andando perduto, ma non riesce a spezzare il legame con la Fortezza.

Un episodio significativo è legato al destino di alcuni compagni che sembrano incarnare, in modi diversi, la possibilità o l’impossibilità dell’eroismo. Tra questi emerge la figura di Angustina, giovane ufficiale che muore durante una spedizione in condizioni dure e simbolicamente elevate. La sua morte appare a Drogo come una forma di destino compiuto, quasi una gloria che a lui sfugge.

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La morte di Angustina rafforza in Drogo l’idea che alla Fortezza possa ancora accadere qualcosa di grande. Anche quando gli eventi sono dolorosi o inutili, egli tende a leggerli dentro il mito dell’onore militare e della prova decisiva. La Fortezza continua a nutrire il suo bisogno di significato.

Intanto, il tempo passa. Drogo invecchia quasi senza accorgersene. Le sue energie diminuiscono, il corpo cambia, il mondo fuori prosegue senza di lui. L’attesa non è rimasta ferma: ha lavorato su di lui, modificandolo lentamente.

Il desiderio di gloria diventa così ambiguo. Da una parte è ciò che dà a Drogo la forza di resistere; dall’altra è ciò che gli impedisce di vivere. Egli sacrifica la vita reale a una possibilità futura, e questa possibilità tarda sempre ad arrivare.

Buzzati non ridicolizza Drogo. Lo guarda con pietà e lucidità. Il suo errore è profondamente umano. Tutti possono riconoscere in lui una parte di sé: il desiderio di non essere comuni, la paura di scegliere troppo presto, la speranza che il vero momento della vita debba ancora arrivare.

Drogo non perde la vita in un solo giorno: la consegna lentamente al sogno di una gloria sempre rinviata.

Questa parte dell’opera mostra il cuore esistenziale del romanzo. Il deserto, la Fortezza e i Tartari diventano simboli di tutte le attese che promettono senso e intanto consumano il presente. Drogo aspetta la grande occasione, ma non comprende che la vita stessa era l’occasione più grande.