La tragedia finale, la scelta di George e il destino di Lennie
La tragedia del romanzo nasce dalla combinazione tra innocenza e pericolo. Lennie non desidera fare del male, ma la sua forza fisica e la sua incapacità di controllarsi lo rendono una minaccia involontaria. Ciò che in lui è infantile e tenero può trasformarsi in conseguenza irreparabile.
L’episodio del cucciolo ucciso anticipa il dramma finale. Lennie voleva accarezzarlo, ma la sua forza eccessiva lo ha distrutto. La scena mostra ancora una volta il suo limite tragico: ama ciò che è morbido e fragile, ma proprio il suo amore può diventare distruzione.
L’incontro con la moglie di Curley conduce alla catastrofe. La donna, sola e bisognosa di attenzione, parla con Lennie e gli racconta i propri sogni mancati. Anche lei, come gli altri personaggi, desiderava una vita diversa, forse legata al cinema, alla bellezza, al riconoscimento. Ma è rimasta intrappolata nel ranch e nel matrimonio con Curley.
La morte della donna avviene in modo tragico e involontario. Lennie, spaventato, cerca di impedirle di gridare e finisce per ucciderla. Non comprende pienamente la gravità del gesto, ma capisce di aver fatto qualcosa di terribile e fugge verso il luogo indicato da George.
Da questo momento il sogno della fattoria è distrutto. Candy comprende subito che non si realizzerà più. Il progetto che sembrava possibile si dissolve davanti alla realtà della morte. Il ranch torna a essere ciò che era: un mondo senza spazio per i sogni dei deboli.
Curley e gli altri uomini organizzano la caccia a Lennie. Non cercano di capire, proteggere o giudicare con pietà. Vogliono punire. In questa situazione, George comprende che se Lennie venisse preso dagli altri subirebbe una morte violenta, umiliante e crudele.
La scelta finale di George è una delle più dolorose della letteratura americana. Egli raggiunge Lennie presso il fiume e gli racconta ancora una volta il sogno della fattoria. Mentre Lennie ascolta felice, immaginando i conigli e la vita futura, George pone fine alla sua vita.
PAGE-BREAKIl gesto di George è terribile, ma nasce da un amore disperato. Egli uccide Lennie non per odio, ma per evitargli una fine peggiore. Tuttavia, questa scelta non cancella il dolore morale. George perde l’amico, il sogno e una parte decisiva di sé stesso.
La scena richiama l’episodio del cane di Candy. Candy aveva permesso che altri uccidessero il suo cane e poi se ne era pentito, perché avrebbe voluto farlo lui, con maggiore pietà. George, davanti al destino di Lennie, compie personalmente ciò che ritiene inevitabile.
Slim è l’unico a comprendere davvero il significato del gesto di George. Gli altri personaggi restano più superficiali, incapaci di cogliere la profondità della relazione tra i due amici. Questo conferma la solitudine finale di George.
Il finale non offre consolazione facile. Lennie muore immaginando il sogno, ma il sogno non si realizza. George sopravvive, ma torna a essere simile agli altri braccianti: solo, senza progetto, senza l’amico che dava senso alla sua fatica.
George salva Lennie dalla crudeltà degli altri, ma per farlo deve distruggere il legame che dava significato alla sua vita.
Questa parte conclusiva della vicenda mostra la grande tragicità del romanzo. Steinbeck racconta una scelta estrema, in cui amore, pietà, colpa e disperazione si confondono. La morte di Lennie segna la fine del sogno e rivela la durezza di un mondo incapace di accogliere la fragilità.