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La vita di Mattia Pascal a Miragno

Il fu Mattia Pascal — Luigi Pirandello

Mattia Pascal nasce a Miragno, un paese immaginario della Liguria. La sua famiglia, un tempo benestante, perde progressivamente ricchezza e stabilità a causa della cattiva amministrazione del patrimonio. Dopo la morte del padre, infatti, gli affari familiari vengono gestiti male da Batta Malagna, un uomo astuto e opportunista che approfitta della situazione.

Mattia cresce dunque in un ambiente segnato dal declino economico. Non è un giovane particolarmente forte o deciso: è impulsivo, ironico, spesso incapace di guidare davvero la propria vita. La sua esistenza sembra procedere più per caso che per scelta consapevole.

Uno degli episodi decisivi della sua giovinezza riguarda il rapporto con Romilda Pescatore. Romilda è una ragazza legata all’ambiente di Malagna. Mattia, inizialmente, frequenta Romilda quasi per ripicca e per gioco, ma la situazione si complica. La giovane rimane incinta e Mattia è costretto a sposarla.

Il matrimonio con Romilda si rivela presto infelice. Mattia non ama davvero la moglie, e la vita familiare diventa oppressiva soprattutto a causa della presenza della suocera, la vedova Pescatore. La donna è invadente, aggressiva e ostile. La casa diventa per Mattia un luogo soffocante, privo di serenità.

La situazione economica è difficile. Mattia trova lavoro come bibliotecario presso la biblioteca del paese, ma il lavoro non gli offre vera soddisfazione. La biblioteca è un luogo quasi abbandonato, poco frequentato, simbolo di una cultura ferma e polverosa. Anche questa occupazione contribuisce a mostrare la sua condizione di uomo bloccato in una vita senza prospettive.

Nel frattempo la sua vita familiare viene colpita da gravi dolori. Mattia e Romilda hanno due figlie, ma entrambe muoiono molto piccole. Anche la madre di Mattia muore. Questi eventi aumentano il senso di fallimento e di vuoto del protagonista.

Mattia si sente prigioniero. È legato a una moglie che non ama, a una suocera che lo disprezza, a un lavoro monotono e a un paese in cui non vede alcun futuro. La sua esistenza gli appare come una trappola costruita da errori, obblighi e circostanze sfavorevoli.

A questo punto decide di fuggire. Inizialmente la sua fuga non ha un progetto preciso. Mattia parte quasi d’impulso, allontanandosi da Miragno e dalla vita che lo opprime. Questo gesto segna l’inizio della sua avventura, ma anche della sua illusione.

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Durante il viaggio, Mattia arriva a Montecarlo. Qui entra in una casa da gioco e, in modo del tutto inatteso, vince una somma considerevole. Questo colpo di fortuna sembra offrirgli la possibilità concreta di cambiare vita. Per la prima volta, Mattia dispone di denaro e può immaginare un futuro diverso.

La vincita al gioco è un momento fondamentale perché sembra rovesciare la sua condizione. Fino ad allora era stato un uomo debole, povero, oppresso. Ora invece si sente libero, ricco e padrone del proprio destino. Tuttavia, questa libertà nasce da un caso, non da una vera maturazione.

Proprio mentre pensa di tornare a casa per sistemare la propria situazione, Mattia legge su un giornale una notizia sconvolgente: a Miragno è stato trovato il cadavere di un uomo, e tutti lo hanno identificato come Mattia Pascal. In realtà il morto è un suicida sconosciuto, ma la moglie e la suocera, forse per errore o forse per convenienza, lo riconoscono come Mattia.

Il protagonista si trova così davanti a una possibilità incredibile: per la società egli è morto. Nessuno lo cerca più come vivo. La sua vecchia identità è cancellata. Invece di tornare e spiegare l’equivoco, decide di approfittarne.

Mattia interpreta la falsa morte come una liberazione. Se tutti lo credono morto, allora non ha più moglie, non ha più suocera, non ha più lavoro, non ha più debiti morali verso la sua vecchia vita. Può diventare un altro uomo e costruire un’esistenza completamente nuova.

Questa decisione, però, contiene già il fallimento futuro. Mattia crede che basti eliminare il passato per essere libero. Non comprende ancora che l’identità non è soltanto un peso da cui liberarsi, ma anche la condizione necessaria per esistere socialmente.

Nasce così la nuova identità di Adriano Meis. Mattia inventa un nome, una storia personale, un passato fittizio. Si taglia la barba, cambia aspetto, cerca di trasformarsi anche esteriormente. Comincia a viaggiare, convinto di aver conquistato una libertà assoluta.

La prima parte del romanzo mostra quindi Mattia come un uomo che fugge da una forma insopportabile. La sua vita a Miragno è una prigione, ma la soluzione che egli sceglie non è una vera liberazione: è una cancellazione. Mattia non risolve i problemi della propria identità, ma tenta di eliminarli inventandone un’altra.