Dopo essere stato creduto morto, Mattia Pascal assume il nome di Adriano Meis. Questa nuova identità gli sembra inizialmente una grande conquista. Non ha più legami familiari, non ha obblighi, non deve rendere conto a nessuno del proprio passato. Può viaggiare, scegliere dove vivere e presentarsi agli altri come vuole.
Per un certo periodo Adriano Meis conduce una vita errante. Visita città diverse, osserva luoghi e persone, gode della propria indipendenza. Tuttavia, questa libertà comincia presto a mostrarsi vuota. Non avere radici significa anche non avere relazioni profonde, non poter raccontare davvero la propria storia, non poter essere riconosciuto per ciò che si è.
Il problema principale della nuova vita di Mattia è che Adriano Meis non esiste legalmente. Non ha documenti autentici, non ha nascita ufficiale, non ha famiglia, non ha una posizione sociale verificabile. La sua identità è soltanto una finzione privata. Finché viaggia e vive superficialmente, può sembrare sufficiente; ma appena tenta di costruire rapporti veri, la finzione diventa una prigione.
Dopo vari spostamenti, Adriano si stabilisce a Roma. Qui prende alloggio presso la famiglia Paleari. La pensione romana diventa il luogo in cui la sua nuova identità viene messa alla prova nella vita quotidiana.
Nella casa vivono Anselmo Paleari, uomo interessato a questioni filosofiche e spiritualistiche; sua figlia Adriana, giovane dolce e sensibile; il genero Terenzio Papiano, personaggio ambiguo e opportunista; e altri familiari. Questo ambiente offre ad Adriano l’illusione di poter ricominciare davvero.
Adriano si innamora di Adriana Paleari. La giovane rappresenta per lui una possibilità di affetto sincero, serenità e nuova vita. Tuttavia, proprio l’amore fa emergere il limite della sua condizione. Adriano non può sposarla, perché non esiste ufficialmente. Non può presentare documenti veri, non può dichiarare il proprio passato, non può costruire un futuro legale con lei.
La sua libertà si rovescia così nel contrario. Da Mattia Pascal era oppresso da troppi legami; da Adriano Meis è oppresso dalla mancanza di legami riconosciuti. Prima aveva una forma sociale soffocante; ora non ha alcuna forma sociale. In entrambi i casi, non riesce a vivere pienamente.
In questa fase del romanzo emerge con forza il tema pirandelliano dell’identità. L’uomo non può essere semplicemente ciò che decide di essere. Ha bisogno che gli altri riconoscano il suo nome, la sua storia, il suo posto nel mondo. Senza questo riconoscimento, anche la libertà diventa una condizione irreale.
PAGE-BREAKLa situazione si complica ulteriormente a causa di Terenzio Papiano. Papiano è un uomo falso, interessato e manipolatore. Cerca di approfittare della situazione economica e familiare dei Paleari, e rappresenta una minaccia per Adriana. Adriano Meis vorrebbe difenderla, ma non può agire fino in fondo.
Quando subisce un furto, Adriano si rende conto di non poter nemmeno denunciare il fatto alla polizia. Una denuncia richiederebbe documenti, spiegazioni, identità certa. Egli dovrebbe dimostrare chi è, ma Adriano Meis non esiste. Questo episodio è decisivo perché mostra concretamente l’assurdità della sua condizione.
Adriano è dunque un uomo senza diritti. Può camminare, parlare, abitare una stanza, ma non può partecipare davvero alla vita sociale. Non può sposarsi, non può denunciare un torto, non può possedere pienamente, non può difendere chi ama. La sua esistenza è sospesa.
Anche il rapporto con Adriana diventa impossibile. Mattia comprende che, continuando a fingersi Adriano, farebbe soffrire una ragazza innocente e la trascinerebbe in una vita fondata sulla menzogna. L’amore, che sembrava poter dare senso alla sua nuova identità, diventa invece la prova definitiva della sua falsità.
Per uscire da questa situazione, Adriano decide di inscenare un suicidio. Lascia alcuni oggetti presso il ponte e fa credere che Adriano Meis si sia ucciso. In questo modo elimina la seconda identità, così come il caso aveva eliminato la prima.
Il gesto è profondamente simbolico. Mattia ha vissuto due morti: la prima non voluta, quando il cadavere sconosciuto viene identificato come lui; la seconda voluta, quando finge la morte di Adriano Meis. Ma nessuna delle due morti gli consente una vera rinascita.
La vicenda di Adriano Meis dimostra che non basta cambiare nome per cambiare vita. L’identità non è un vestito che si può togliere e sostituire senza conseguenze. Ogni persona è legata a una storia, a rapporti, a responsabilità, a documenti, a ricordi e al giudizio degli altri.
Mattia, sotto il nome di Adriano, ha cercato una libertà assoluta, ma ha trovato una solitudine assoluta. Si è liberato dalla vecchia prigione, ma è entrato in una prigione più sottile: quella di un’esistenza non riconosciuta.