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Personaggi, temi e significato del romanzo

Uno, nessuno e centomila — Luigi Pirandello

Vitangelo Moscarda è il protagonista del romanzo. All’inizio appare come un uomo comune, benestante, sposato e inserito nella società. La scoperta casuale di un difetto fisico lo porta però a mettere in discussione tutta la propria identità. Il suo percorso è una discesa dentro la crisi dell’io: da uomo apparentemente normale diventa individuo inquieto, poi ribelle, infine escluso dalla società.

Dida, la moglie di Vitangelo, rappresenta lo sguardo familiare e quotidiano che imprigiona il protagonista in una forma precisa. Per lei egli è Gengè, un uomo definito da abitudini e caratteristiche rassicuranti. Quando Vitangelo cerca di uscire da questa immagine, Dida non riesce più ad amarlo né a comprenderlo.

Anna Rosa è un personaggio importante perché sembra avvicinarsi alla verità di Moscarda, ma ne resta anche spaventata. Il suo rapporto con il protagonista è ambiguo e drammatico. Attratta e turbata dalla sua crisi, finirà per sparargli, mostrando quanto possa essere destabilizzante la distruzione delle maschere.

Quantorzo e Firbo sono legati alla banca e agli interessi economici di Moscarda. Rappresentano la mentalità borghese, pratica e convenzionale. Per loro l’identità di una persona coincide con il ruolo sociale, il patrimonio, la rispettabilità e la gestione degli affari.

Marco di Dio è il povero a cui Moscarda dona una casa. Attraverso questo episodio emerge il tentativo del protagonista di rompere l’immagine di sé come usuraio e proprietario senza cuore. Tuttavia, anche questo gesto viene frainteso e produce nuove interpretazioni.

Il tema centrale del romanzo è l’identità. Pirandello mostra che l’io non è unitario e stabile. Ogni persona crede di essere una, ma vive in molte immagini diverse nella mente degli altri. Non esiste un solo individuo riconosciuto da tutti nello stesso modo, ma una molteplicità di interpretazioni.

Strettamente legato all’identità è il tema della maschera. Gli uomini vivono dentro forme sociali: marito, moglie, ricco, povero, pazzo, rispettabile, colpevole, innocente. Queste forme permettono alla società di funzionare, ma imprigionano la vita individuale, che invece è mobile e mutevole.

Un altro tema fondamentale è il contrasto tra vita e forma. La vita è movimento continuo, trasformazione, energia libera. La forma è ciò che fissa la vita in un’immagine stabile. Moscarda vuole sottrarsi alla forma, ma scopre che vivere senza forma significa anche perdere ogni riconoscibilità.

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Il romanzo affronta anche il tema della follia. Agli occhi degli altri, Vitangelo diventa folle perché non si comporta più secondo le aspettative sociali. Ma la sua follia nasce da una lucidità estrema: egli ha capito qualcosa che gli altri preferiscono ignorare. In Pirandello il confine tra follia e verità è spesso incerto.

Molto importante è anche il tema dello sguardo degli altri. L’identità di ciascuno non dipende solo dalla propria coscienza, ma anche da come viene visto. Gli altri ci costruiscono continuamente, ma lo fanno secondo il loro punto di vista. Per questo nessuno è mai per gli altri ciò che è per se stesso.

Il romanzo riflette poi sul tema della libertà. Moscarda desidera essere libero dalle immagini altrui, dal nome, dal patrimonio, dal ruolo sociale. Ma la libertà assoluta si rivela quasi impossibile, perché l’uomo vive sempre in relazione agli altri. La libertà totale porta alla solitudine e alla perdita dell’identità.

Il significato del titolo è essenziale. Uno indica l’illusione iniziale di possedere un’identità unica. Centomila indica le infinite immagini che gli altri hanno di noi. Nessuno indica il punto finale del percorso di Moscarda: la rinuncia a ogni identità fissa.

Il significato complessivo dell’opera è profondamente moderno. Pirandello mette in crisi l’idea tradizionale di persona come individuo coerente e stabile. Mostra invece un io frammentato, dipendente dagli sguardi esterni e incapace di coincidere pienamente con se stesso.

Uno, nessuno e centomila può essere letto come il romanzo più radicale di Pirandello sulla dissoluzione dell’identità. Se ne Il fu Mattia Pascal il protagonista tenta di cambiare identità assumendo un nuovo nome, qui Moscarda va oltre: non vuole un’altra identità, vuole liberarsi da tutte.

L’opera è attuale perché parla di un problema ancora vivo: il rapporto tra ciò che siamo, ciò che crediamo di essere e ciò che gli altri vedono in noi. In una società fondata sull’immagine, sul giudizio e sulle definizioni, la domanda di Moscarda continua a essere centrale.

Il romanzo non offre una risposta rassicurante. Pirandello non dice che sia possibile trovare finalmente il vero io nascosto sotto le maschere. Al contrario, mostra che forse non esiste un io definitivo da scoprire. Esiste piuttosto un flusso continuo di vita che ogni definizione tradisce.

Per questo il finale, pur apparendo estremo, è coerente con tutto il percorso del protagonista. Vitangelo Moscarda sceglie di non essere più uno, né centomila, ma nessuno. La sua sconfitta sociale coincide con una possibile liberazione interiore, anche se ottenuta al prezzo della rinuncia alla vita comune.