Con il passare degli anni, il rapporto tra Gesualdo e la figlia Isabella assume un’importanza decisiva. In lei il protagonista concentra molte delle proprie speranze. Isabella rappresenta la possibilità di dare continuità alla propria ascesa sociale e di trasformare la ricchezza conquistata in un’eredità stabile e riconosciuta.
Gesualdo ama Isabella profondamente, forse più di ogni altra persona. In questo affetto cerca una compensazione alle delusioni del matrimonio e all’ostilità dell’ambiente aristocratico. Vorrebbe che la figlia riconoscesse in lui non soltanto il padre ricco, ma anche l’uomo che ha costruito tutto con fatica e sacrificio.
Tuttavia Isabella, educata in ambienti nobili e lontana dalla rude concretezza paterna, cresce sentendosi estranea al mondo di Gesualdo. Non ne comprende davvero i valori, né avverte una piena vicinanza affettiva. La distanza sociale e culturale che separava Gesualdo da Bianca si riproduce anche nel rapporto tra padre e figlia.
Per assicurare a Isabella un futuro prestigioso, Gesualdo accetta di farla sposare a un nobile, il duca di Leyra. Ancora una volta il matrimonio appare come uno strumento di sistemazione sociale. Gesualdo spera che questa unione consacri definitivamente l’ingresso della sua discendenza nel mondo aristocratico.
Ma anche questo progetto non porta la felicità sperata. Il duca di Leyra rappresenta un mondo elegante ma vuoto, aristocratico ma interessato soprattutto al patrimonio. Isabella non trova un’autentica pienezza, e Gesualdo comprende progressivamente di essere stato usato come fonte di denaro, non accolto come vero fondatore di un nuovo prestigio familiare.
Intanto il protagonista invecchia, si ammala e si rende conto che tutto ciò che ha costruito non gli garantisce alcuna serenità. I parenti attendono l’eredità, i nobili guardano al patrimonio, la figlia gli resta lontana, e la roba, che era stata il centro della sua vita, non può difenderlo dalla vecchiaia, dal dolore e dalla morte.
Il momento finale del romanzo è profondamente amaro. Gesualdo, malato, si trova a Palermo nel palazzo della figlia. Ma lì si sente ospite, quasi intruso. Non è a casa sua, non è circondato da affetto sincero, non è il centro di una comunità. È un uomo ricco che muore solo in mezzo al lusso che non gli appartiene veramente.
PAGE-BREAKLa sua morte rappresenta il punto conclusivo del fallimento umano del personaggio. Gesualdo aveva lottato contro la povertà, aveva costruito un patrimonio immenso, aveva sfidato i pregiudizi sociali e cercato di elevarsi. Ma alla fine si accorge di non avere nessuno con cui condividere davvero la propria esistenza.
In questo senso, il protagonista è un “vinto” in modo diverso dai Malavoglia. Non viene distrutto dalla miseria, bensì dalla solitudine. Ha vinto nella lotta economica, ma ha perso quella affettiva. Non ha saputo o potuto trasformare il denaro in amore, la ricchezza in appartenenza, il successo in pace interiore.
Il rapporto con Isabella è emblematico. Ella è il simbolo della riuscita sociale, ma anche della separazione definitiva. Gesualdo desiderava elevarsi per dare ai propri figli una condizione migliore; ma proprio questa elevazione allontana Isabella dal suo mondo e da lui stesso.
Verga mostra con grande lucidità che il denaro può comprare status, matrimoni, proprietà e alleanze, ma non può imporre il rispetto sincero né creare spontaneità nei sentimenti. La roba ha un enorme potere sociale, ma resta impotente di fronte ai bisogni più profondi dell’animo umano.
Negli ultimi momenti della sua vita, Gesualdo appare dunque come un uomo che ha conquistato tutto e non possiede più nulla di veramente suo sul piano umano. La sua morte non è soltanto la fine di un individuo, ma la rivelazione definitiva del significato tragico della sua vicenda.
Il fallimento del protagonista non cancella la grandezza della sua lotta. Verga non lo ridicolizza né lo condanna semplicemente. Al contrario, ne riconosce la forza, il coraggio e l’eccezionale energia. Ma proprio questa grandezza rende più dolorosa la sua sconfitta finale.