Ambiente

Microplastiche: dove si trovano, perché preoccupano e come ridurle nella vita quotidiana.

Microplastiche: dove si trovano, perché preoccupano e come ridurle nella vita quotidiana.

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Le microplastiche non provengono da una sola fonte. Una parte deriva dalla degradazione di rifiuti plastici dispersi nell’ambiente: bottiglie, sacchetti, reti, imballaggi, contenitori e oggetti abbandonati si rompono lentamente per effetto del sole, del vento, dell’acqua e dell’abrasione.

Un’altra fonte importante è rappresentata dai tessuti sintetici. Abiti in poliestere, nylon, acrilico e altre fibre artificiali possono rilasciare microfibre durante il lavaggio, l’asciugatura e l’uso quotidiano. Queste fibre possono entrare nelle acque reflue e, se non trattenute dai sistemi di depurazione, raggiungere fiumi e mari.

Fonti quotidiane di microplastiche

Imballaggi: bottiglie, vaschette, pellicole e contenitori.

Tessuti sintetici: capi sportivi, pile, indumenti tecnici e fibre artificiali.

Pneumatici: particelle prodotte dall’usura durante la circolazione.

Vernici e rivestimenti: frammenti rilasciati da superfici deteriorate.

Prodotti con particelle plastiche: alcuni usi industriali o cosmetici, dove ancora presenti.

Anche l’usura degli pneumatici contribuisce al rilascio di particelle nell’ambiente. Ogni frenata, accelerazione e chilometro percorso consuma una piccola parte della gomma, che può depositarsi sulle strade e poi essere trasportata dalla pioggia verso tombini, corsi d’acqua e suoli.

Le microplastiche possono inoltre arrivare dai pellet industriali, cioè piccole sfere o granuli utilizzati come materia prima per produrre oggetti in plastica. Se dispersi durante trasporto e lavorazione, diventano una fonte diretta di inquinamento.

Non è solo un problema di rifiuti visibili

Raccogliere una bottiglia abbandonata è importante, ma non basta. Le microplastiche nascono anche da usura, lavaggi, traffico, produzione industriale e uso quotidiano di oggetti apparentemente innocui.

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