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MATERIA: COMPRENSIONE DEL TESTO
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Secondo la American Psycological Association, la percentuale di popolazione statunitense in cura da uno psicologo è stata per molti anni inferiore al 50%. Oggi sfiorerebbe l’80%. Gli individui sembrano sempre più deboli, incapaci di affrontare le sfide che la vita pone loro davanti senza l’aiuto di un esercito di professionisti.
Secondo l’Associazione americana di psicologia, la percentuale di popolazione statunitense in cura da uno psicologo è aumentata considerevolmente: da meno del 50%, sino a raggiungere l’80%. Questo mostrerebbe la crescente debolezza di gran parte degli individui nell’affrontare i problemi dell’esistenza.
Secondo la American Psycological Association, la percentuale di popolazione statunitense in cura da uno psicologo è aumentata dal 50% all’80%. Questo mostrerebbe come nel mondo contemporaneo le difficoltà della vita aumentino e gli individui diventino sempre più deboli e sofferenti.
Secondo la American Psycological Association, la percentuale di popolazione statunitense in cura da uno psicologo è aumentata dal 50% all’80%. Gli psicologi sono talmente richiesti come aiuto nell’affrontare le difficoltà dell’esistenza da formare un vero e proprio esercito.
Il reddito di una nazione è la somma dei redditi di tutti gli abitanti di quel Paese. Un Paese dove la maggior parte della gente è povera sarà dunque un Paese povero o un Paese a basso reddito. Ciò è vero anche se nel Paese vi sono alcune persone che sono ricche o anche molto ricche.
Il fatto che in un Paese vi siano persone anche molto ricche, non significa che si tratta di un Paese ricco. Infatti, il reddito di una nazione è la somma dei redditi di tutti i suoi abitanti: se in maggioranza essi sono poveri, il Paese sarà a basso reddito.
Per valutare la ricchezza di una nazione, bisogna sommare i redditi di tutti i suoi abitanti poveri. Si potrebbe scoprire che un Paese in cui vi sono persone che sono ricche o anche molto ricche, è un Paese a basso reddito.
Non necessariamente la presenza di alcune persone che sono ricche o anche molto ricche, significa che il reddito nazionale del loro Paese sia sopra la media. Se vi sono anche dei poveri, poiché il reddito di una nazione è la somma dei redditi di tutti i suoi abitanti, il Paese potrebbe non essere ricco.
La prima rivoluzione industriale alla fine del XVIII secolo aveva posto le premesse per un radicale mutamento del sistema produttivo e quindi della stessa struttura della società occidentale, anche se nel settore agricolo le innovazioni dovute al progresso tecnico ebbero un'affermazione limitata. Con la seconda rivoluzione industriale, risalente al primo ventennio del XIX secolo, l'evoluzione tecnologica trovò applicazione principalmente nel settore manifatturiero.
La prima rivoluzione industriale alla fine del XVIII secolo aveva dato inizio a un radicale mutamento del sistema produttivo e della struttura sociale della civiltà occidentale. Con la seconda rivoluzione industriale, risalente al primo ventennio del XIX secolo, le innovazioni prodotte dal progresso tecnico, trovarono vasta applicazione nel settore manifatturiero, mentre ebbero un’affermazione più limitata in quello agricolo.
La prima rivoluzione industriale è stata un evento epocale che ha posto le premesse per un radicale mutamento del sistema produttivo dell'intero Occidente. Ma è con la seconda rivoluzione risalente all’inizio del XIX secolo che l'evoluzione tecnologica subisce una rapida accelerazione: mentre nel settore agricolo, però, le innovazioni dovute al progresso agricolo hanno avuto un'evoluzione piuttosto ridotta, in quello manifatturiero trovano vasta applicazione.
La prima rivoluzione industriale aveva posto le premesse per un radicale mutamento del sistema produttivo e culturale della società occidentale. Con la seconda rivoluzione industriale, risalente al primo ventennio del XIX secolo, sia nel settore agricolo sia in quello della manifattura si verificarono notevoli progressi.
Dello straordinario sviluppo che il mondo greco conobbe nell’età arcaica l’adozione della moneta coniata è uno dei fattori di maggior rilievo. Fino al VII secolo a.C. in Grecia, come in tutto l’Oriente, i beni erano scambiati o nella forma del baratto o utilizzando misure di valore convenzionale. Questo sistema aveva alle spalle una tradizione millenaria ma, facendosi più intensa la circolazione dei beni, si rivelò lento e macchinoso. La coniazione della moneta fu quindi la risposta a un’esigenza largamente avvertita nelle aree commerciali più attive dell’Egeo. L’invenzione ebbe luogo, qualche decennio prima del 600 a.C., nel regno di Lidia, in Asia Minore, punto d’incontro di vivaci correnti di traffico tra Oriente e Occidente. Le prime monete furono coniate in elettro e recavano impressa l’insegna del sovrano a garanzia del peso e della qualità del metallo.
La moneta coniata è uno dei fattori più rilevanti dello sviluppo del mondo greco nell’età arcaica. Fino al VII secolo a.C. in Grecia e in Oriente gli scambi avvenivano con il baratto o utilizzando misure convenzionali, ma con la maggior circolazione dei beni ciò si rivelò lento e macchinoso. La coniazione della moneta fu quindi la risposta a un’esigenza delle aree commerciali dell’Egeo. La Lidia era il punto d’incontro di vivaci correnti di traffico fra Oriente e Occidente e qui furono coniate le prime monete in elettro con impressa l’insegna del sovrano.
Fattore importante dello sviluppo del mondo greco nell’età arcaica fu la moneta coniata. Il baratto e l’uso di misure convenzionali erano stati i sistemi usati nel commercio fino al secolo VII a.C., ma, aumentando gli scambi, rivelarono i loro limiti e si sentì l’esigenza della coniazione della moneta. La Lidia, punto d’incontro di vivaci correnti di traffico, fu il luogo dove, nel VI secolo a.C., si coniarono le prime monete, con impressa
Fino al secolo VII a.C. in Grecia e in Oriente gli scambi avvenivano con il metodo del baratto o utilizzando misure convenzionali, ma questo sistema si rivelò lento e macchinoso quando la circolazione delle merci aumentò. La Lidia, zona di passaggio di correnti commerciali, fu il luogo dove si coniarono le prime monete.
La Spagna è una vera fucina di arti e cultura. Da decenni l'esuberanza degli spagnoli e la stabilità delle condizioni meteorologiche estive attirano chi vuole fuggire dalle umide regioni dell'Europa settentrionale, e la Spagna ha certamente molto di più da offrire dell'anche troppo celebre fascia costiera: l'eredità artistica di Goya, Velázquez, Picasso e Dalí; le avventure romanzesche di Don Chisciotte e il fascino di un paesaggio estremamente vario.
Il buon clima e l’esuberanza dei suoi abitanti spingono ormai da decenni i turisti dell’Europa settentrionale verso la Spagna, che oltre alle coste ormai inflazionate, può offrire l’arte dei suoi numerosi pittori, cultura e un paesaggio estremamente vario.
I turisti dell’Europa settentrionale si recano ormai da decenni in Spagna, non solo per la mitezza del clima estivo della ormai troppo celebre fascia costiera, ma anche per l’esuberanza dei suoi abitanti.
L’esuberanza degli abitanti e le buone condizioni climatiche spingono ormai da decenni i turisti dell’Europa verso la Spagna che vanta un patrimonio artistico e culturale molto ricco, oltre a un paesaggio estremamente vario.
L'agerasia è la scienza che si occupa della possibilità del prolungamento indefinito della vita umana ovvero lo studio «per escogitare o trovare i mezzi curativi atti ad attestare le cause, che producono la vecchiaia». Il nome della scienza deriva al greco gêras, "vecchiaia"; essa fu elaborata nel 1885 da Achille Malinconico, che la espose per la prima volta nel volume, stampato in proprio a Napoli, "Agerasia, ossia trattato sulla possibilità del prolungamento indefinito della vita umana".
Nel 1885, Achille Malinconico dedicò un trattato all'Agerasia, ossia a quella scienza, il cui nome deriva dal termine greco che indica la vecchiaia, che si occupa delle "possibilità del prolungamento indefinito della vita umana". Stampato a Napoli, questo testo è considerato come la prima esposizione di questa nuova scienza.
Tra le scienze anomale, un posto di indubbio rilievo merita quella elaborata nel 1885 dal misconosciuto abate Achille Malinconico. Si tratta dell'Agerasia, ovvero della scienza che studia i modi e le possibilità per prolungare indefinitamente la vita umana e sconfiggere la vecchiaia.
La scienza nota come "Agerasia" è volta alla possibilità di prolungare all'infinito la vita umana. Il nome deriva dal greco antico ma tutto il resto che riguarda questa scienza è napoletano. Tale infatti era colui che nel XVIII secolo la elaborò ed espose, Achille Malinconico.
La traumatica esperienza della depressione degli anni Trenta e la guerra diedero origine a una nuova ideologia, nella quale avevano la precedenza il raggiungimento della piena occupazione e la giustizia sociale attraverso un intervento attivo da parte del governo. Per raggiungere tali obiettivi era necessario che l’economia operasse a piena capacità, che i governi attenuassero le recessioni cicliche che avrebbero potuto verificarsi e, infine, che si sviluppasse una strategia di crescita di lungo periodo tale da consentire un’espansione ininterrotta dei benefici economici, che sarebbero potuti essere distribuiti attraverso lo Stato assistenziale. La chiave di volta di tutto fu l’economia mista.
La depressione e la guerra improntarono la successiva ideologia economica all’assunto della piena occupazione e della giustizia sociale. I governi perciò furono chiamati a interventi attivi perché, lavorando l’economia a pieno regime, si riducessero le possibili recessioni cicliche e, in una strategia di crescita di lungo termine, lo Stato assistenziale distribuisse i vantaggi economici, in continua espansione grazie all’economia mista.
Piena occupazione e giustizia sociale attraverso l’intervento attivo del governo erano gli obiettivi di una nuova ideologia nata negli anni Trenta. L’economia mista fu la scelta per arrivare a tutto ciò. I governi dovevano attenuare eventuali recessioni cicliche, l’economia doveva operare a piena capacità e si doveva sviluppare una strategia di crescita di lungo periodo.
Dopo la seconda guerra mondiale prese forma una nuova ideologia che aveva come obiettivi la piena occupazione e la giustizia sociale. Era perciò necessario che l’economia operasse a piena capacità, che i governi attenuassero le recessioni cicliche e si sviluppasse una strategia economica di lungo periodo per garantire la distribuzione dei benefici economici attraverso lo Stato assistenziale. Nacque così l’economia mista.
Max Weber distingue nettamente tra conoscere e valutare, tra giudizi di fatto e giudizi di valore, tra “ciò che è” e “ciò che deve essere”. Per lui la scienza sociale è avalutativa, nel senso che cerca la verità, ossia cerca di appurare come andarono i fatti e perché andarono così e non diversamente. La scienza spiega, non valuta. Tale presa di posizione ha, all’interno del lavoro di Weber, due significati: uno epistemologico consistente nella difesa della libertà della scienza da valutazioni etico-politico-religiose […]; e l’altro etico-pedagogico che mirava a difendere la scienza dalle storture demagogiche dei cosiddetti “socialisti della cattedra” che legavano il valore della verità a valori etico-politici, subordinando cioè l’insegnamento a ideali politici.
In Max Weber, la distinzione tra giudizi di fatto e giudizi di valore serve a definire l’ambito di applicazione delle scienze sociali, che in quanto avalutative devono limitarsi a spiegare i fatti per come sono avvenuti. Tale presa di posizione, implica che la scienza sia immune da valutazioni etico-politico-religiose e che debba essere insegnata senza il condizionamento di valori etico-politici.
Secondo Max Weber, l’obiettivo della scienza consiste in una ricerca della verità che si attenga esclusivamente alla valutazione dei fatti, astenendosi da valutazioni etiche, politiche e religiose. Inoltre, dal punto di vista epistemologico, essa deve essere insegnata in modo libero senza il condizionamento di valori etico-politici.
Poiché all’epoca di Max Weber molti docenti subordinavano l’insegnamento delle proprie discipline agli orientamenti politici che abbracciavano, egli propose la distinzione tra giudizi di fatto e giudizi di valore, sostenendo che la vera scienza dovesse essere immune dai primi quanto dai secondi, in modo da limitarsi ad appurare la veridicità dei fatti.
La Rivoluzione industriale fu anche una "rivoluzione energetica", perché il carbone soppiantò la legna come principale fonte di energia. Grazie alla combustione del carbone e al perfezionamento della macchina a vapore si produsse energia meccanica capace di fare funzionare le prime macchine industriali e, successivamente, i primi mezzi di trasporto a vapore.
La Rivoluzione industriale sostituì alla legna, come fonte di energia, il carbone; il suo uso nella macchina a vapore, consentì la produzione dell’energia meccanica in grado di azionare le prime macchine industriali e i primi mezzi di trasporto.
La Rivoluzione industriale è legata all'utilizzo di nuove fonti di energia, la legna e il carbone, senza le quali non sarebbe stata possibile alcuna meccanizzazione delle industrie. In particolare, il carbone avviò lo sviluppo dei mezzi di trasporto a vapore.
La Rivoluzione industriale, che iniziò nella seconda metà del Settecento nell'Europa centro-settentrionale, determinò una “rivoluzione” sul piano energetico: il carbone sostituì la legna come principale fonte di energia e diede avvio allo sviluppo dei primi mezzi di trasporto.
L'aumento della conflittualità sindacale non sembra affatto correlato all'aumento delle disuguaglianze tra livelli di reddito. Non sono affatto i lavoratori più poveri a far registrare i tassi di conflittualità più elevata, a scioperare non sono quasi mai gli irregolari, i precari o i sotto-protetti, ma dipendenti delle imprese maggiori. Anche in questo il mondo del lavoro italiano manifesta la spaccatura che lo attraversa: da una parte circa 9 milioni di lavoratori ben visibili, protetti dalla legge, dal contratto collettivo e dal sindacato; dall'altra circa 7 milioni pressoché invisibili, protetti poco o nulla, che non hanno voce ad alcun tavolo negoziale.
La maggior precarietà delle diverse forme di inquadramento contrattuale, che si vanno diffondendo causa un aumento del divario tra livelli di reddito, è quindi causa di minor coesione sociale e di una maggior conflittualità sindacale. Tuttavia il paradosso è costituito dal fatto che i lavoratori che scioperano con maggior frequenza siano i dipendenti delle imprese maggiori, più tutelati da contrattazione collettiva e forme di rappresentanza.
La crescita delle diseguaglianze di reddito non appare direttamente correlata alle agitazioni sindacali: anche in Italia si nota una spaccatura, per cui gli scioperi sono partecipati più dai 9 milioni di lavoratori protetti dal contratto collettivo e dal sindacato che dai 7 milioni di precari, irregolari e con nessuna rappresentanza ai tavoli negoziali.
Il mondo del lavoro italiano è attraversato da una profonda spaccatura tra figure che possono godere di adeguata rappresentanza al tavolo negoziale e lavoratori precari non rappresentati in questa sede. A questa diversità di tutela contrattuale è correlata la disparità nei livelli di reddito, inferiore per le forme di inquadramento più precario. Paradossalmente tuttavia non sono i lavoratori meno rappresentati a ricorrere più massicciamente allo sciopero, nonostante i loro livelli di reddito siano distanti da quelli dei "colleghi regolamentati".