← IndiceGuide ai Classici / Madame Bovary — Gustave Flaubert
Capitolo

Léon, Rodolphe e le illusioni dell’amore

Madame Bovary — Gustave Flaubert

Dopo la partenza di Léon, Emma si sente ancora più sola. La vita con Charles le appare ormai definitivamente mediocre. Il marito continua ad amarla con devozione, ma proprio questa devozione semplice e ingenua la irrita. Emma desidera un amore appassionato, capace di strapparla alla monotonia.

In questo momento entra nella sua vita Rodolphe Boulanger, ricco proprietario terriero, esperto del mondo e delle donne. Rodolphe comprende subito l’insoddisfazione di Emma e decide di sedurla. A differenza di Léon, non è timido né romantico: è calcolatore, cinico e abituato alle avventure galanti.

Rodolphe vede in Emma una donna annoiata, desiderosa di emozioni, facilmente conquistabile con parole appassionate. Durante i comizi agricoli di Yonville, mentre attorno si svolge una cerimonia pubblica piena di discorsi ufficiali e frasi banali, Rodolphe parla a Emma d’amore e passione.

Questa scena è una delle più celebri del romanzo perché Flaubert alterna il linguaggio retorico della cerimonia agricola alle parole seduttive di Rodolphe. Il risultato è ironico e amaro: l’amore romantico di Emma nasce in mezzo alla banalità sociale e alla manipolazione.

Emma cede progressivamente alla seduzione di Rodolphe. La relazione con lui le sembra finalmente la realizzazione dei sogni coltivati per anni. Vive l’adulterio come una grande passione, come l’ingresso in una vita più intensa e autentica. Si sente eroina di un romanzo sentimentale.

Rodolphe, però, non condivide la profondità delle sue illusioni. Per lui Emma è un’avventura, non un destino. Usa il linguaggio dell’amore perché sa che funziona, ma non intende sacrificare la propria libertà. La distanza tra ciò che Emma immagina e ciò che Rodolphe vuole davvero è enorme.

La relazione con Rodolphe porta Emma a disprezzare ancora di più Charles. Il marito le appare goffo, inferiore, quasi ridicolo. Un episodio importante è l’operazione al piede dello stalliere Hippolyte, incoraggiata da Homais e accettata da Charles per ottenere prestigio. L’intervento fallisce gravemente, rendendo evidente l’incompetenza di Charles.

Agli occhi di Emma, questo fallimento distrugge ogni residua stima per il marito. Rodolphe, invece, sembra incarnare l’uomo forte, libero, superiore alla mediocrità provinciale. Emma comincia a immaginare una fuga con lui.

PAGE-BREAK

Il progetto di fuga diventa per Emma una nuova grande illusione. Sogna di abbandonare Charles, la figlia, Yonville e la vita borghese per vivere con Rodolphe un amore assoluto. Ancora una volta confonde il desiderio con la realtà e attribuisce a Rodolphe sentimenti che egli non prova.

Rodolphe, quando capisce che Emma prende sul serio l’idea della fuga, si tira indietro. Non vuole legarsi a lei, non vuole scandali, non vuole responsabilità. Le scrive una lettera d’addio, scegliendo parole studiate per apparire sensibile e inevitabile, ma in realtà guidate dall’egoismo.

La rottura devasta Emma. La donna cade in una grave crisi fisica e psicologica. Per lungo tempo resta malata, come se il crollo dell’illusione amorosa avesse distrutto anche il suo corpo. Charles, ignaro della verità, la cura con affetto e preoccupazione.

Dopo la malattia, Emma attraversa una fase di apparente religiosità. Cerca conforto nella fede, nella devozione, nell’idea di una vita più pura. Tuttavia, anche questa fase ha qualcosa di immaginario e teatrale. Non nasce da una trasformazione profonda, ma dal bisogno di sostituire un’illusione con un’altra.

In seguito, Charles porta Emma a Rouen per assistere a uno spettacolo teatrale. Qui ella rincontra Léon, che nel frattempo è maturato e vive in città. Il vecchio sentimento rinasce rapidamente, ma in una forma diversa. Léon non è più il giovane timido di Yonville, ed Emma è ormai più esperta nelle menzogne e nel desiderio.

La relazione con Léon diventa il secondo grande adulterio di Emma. Questa volta l’amore è ambientato nella città, tra viaggi, incontri segreti e camere d’albergo. Emma usa la scusa delle lezioni di pianoforte per recarsi regolarmente a Rouen e incontrarlo.

Anche con Léon, tuttavia, la passione finisce per consumarsi. Quello che all’inizio sembrava un amore poetico diventa abitudine, dipendenza, ripetizione. Emma cerca nell’amore una salvezza assoluta, ma ogni relazione concreta finisce per deluderla.

Léon stesso, pur attratto da Emma, non possiede la forza romantica che ella immagina. Anche lui è prigioniero della mediocrità, delle convenzioni e della prudenza. La storia con Emma gli pesa progressivamente, e l’incanto iniziale si spegne.

Le illusioni amorose di Emma seguono quindi un percorso discendente. Léon rappresenta il sogno sentimentale non vissuto; Rodolphe la passione travolgente e ingannevole; il secondo Léon la ripetizione stanca del desiderio. In nessun caso Emma trova ciò che cerca, perché cerca nell’altro una risposta impossibile al proprio vuoto interiore.