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Italo Calvino, la trilogia degli antenati e il mondo di Ombrosa

Il barone rampante — Italo Calvino

Il barone rampante è un romanzo di Italo Calvino, pubblicato nel 1957. Fa parte della trilogia de I nostri antenati, nella quale Calvino usa storie fantastiche e ambientazioni lontane per parlare di problemi profondamente moderni: l’identità, la libertà, la responsabilità, il rapporto tra individuo e società.

Il romanzo è ambientato nel Settecento, in un luogo immaginario della Liguria chiamato Ombrosa. Questo spazio non è realistico in senso stretto, ma richiama un paesaggio mediterraneo fatto di ville nobiliari, giardini, boschi, ulivi, lecci, pini, carrubi, sentieri, campagne e mare vicino.

La scelta dell’ambientazione settecentesca è importante. Il Settecento è il secolo dell’Illuminismo, della fiducia nella ragione, delle enciclopedie, delle riforme, della critica ai privilegi aristocratici e delle grandi trasformazioni politiche che porteranno alla Rivoluzione francese. Cosimo vive in questo clima di cambiamento.

La storia viene raccontata da Biagio, fratello minore di Cosimo. Biagio non è il protagonista delle azioni più straordinarie, ma è il narratore che ricorda, ordina e interpreta la vita del fratello. Il suo punto di vista è affettuoso, ammirato e talvolta malinconico.

Il protagonista è Cosimo Piovasco di Rondò, figlio di una famiglia nobile. All’inizio è un ragazzo vivace, orgoglioso, testardo e insofferente verso le imposizioni. Non accetta facilmente l’autorità del padre, le stranezze della famiglia e le regole rigide della vita aristocratica.

La famiglia Piovasco di Rondò è descritta con ironia. Il padre, il barone Arminio, è legato al prestigio nobiliare e sogna grandezze sociali ormai fuori dal tempo. La madre, detta la Generalessa, ha modi rigidi e militari. La sorella Battista è inquietante e bizzarra, mentre altri membri della casa contribuiscono a creare un ambiente familiare eccentrico e soffocante.

La situazione iniziale è quindi quella di una famiglia aristocratica decadente, piena di formalità, abitudini e autorità poco convincenti. Cosimo cresce in un mondo in cui le regole sembrano spesso arbitrarie e prive di vero senso. La sua ribellione nasce anche da questo clima.

Un episodio domestico apparentemente piccolo dà inizio alla vicenda. Durante un pranzo, Cosimo rifiuta di mangiare un piatto preparato dalla sorella Battista. Il rifiuto provoca uno scontro con i genitori. Di fronte all’imposizione familiare, Cosimo sale su un albero e dichiara che non scenderà più.

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Il gesto potrebbe sembrare un capriccio infantile. In realtà, diventa subito qualcosa di più grande. Cosimo non si limita a fuggire per qualche ora: trasforma quella decisione in una regola assoluta della propria esistenza. Da quel momento vivrà sugli alberi per tutta la vita.

La forza del romanzo nasce proprio da questa idea fantastica ma trattata con grande coerenza. Calvino immagina un uomo che vive sempre sugli alberi, ma non costruisce una fiaba evasiva. Al contrario, usa questa invenzione per riflettere sul modo in cui un individuo può separarsi dalla società senza smettere di parteciparvi.

Cosimo non diventa un eremita chiuso in se stesso. Dagli alberi osserva meglio il mondo, si sposta, incontra persone, legge, studia, ama, interviene nei problemi della comunità. La sua distanza fisica dalla terra diventa un modo diverso di stare nella realtà.

Il paesaggio arboreo di Ombrosa è fondamentale. Gli alberi formano quasi un secondo mondo, una rete sospesa sopra la società degli uomini. Per Cosimo, i rami diventano strade, case, rifugi, punti di osservazione e spazi di libertà. La natura non è solo sfondo, ma ambiente di vita.

Il primo capitolo ideale dell’opera introduce dunque il contesto: un romanzo fantastico e filosofico, ambientato nel Settecento, in cui un ragazzo aristocratico trasforma un gesto di ribellione in una scelta radicale di libertà. Da qui nascerà tutta la sua avventura umana e morale.