Il giorno dopo la scomparsa della Santa Lucia, il mare era ancora mosso, ma la tempesta aveva perso violenza. Le onde continuavano a colpire gli scogli con forza, lasciando schiuma bianca tra le rocce, mentre il faro girava regolare sulla scogliera come se nulla fosse accaduto.
Giulio Mariani tornò nella torre con un tecnico della Guardia Costiera. Il guasto al sistema luminoso venne esaminato con cura. La conclusione fu chiara: il fusibile non era saltato per sovraccarico. Qualcuno aveva alterato il circuito, provocando un’interruzione breve ma sufficiente a spegnere la lanterna.
«Un sabotaggio?» chiese Rizzo.
«Un sabotaggio preciso», rispose il tecnico. «Chi lo ha fatto sapeva quanto tempo avrebbe avuto prima che il sistema ausiliario ripartisse.»
Mariani guardò Ennio Serra.
Il guardiano non protestò. Sembrava più stanco che offeso.
«Non sono stato io», disse.
«Allora mi aiuti a capire chi conosceva abbastanza bene il faro.»
Ennio indicò il paese sotto la scogliera. «Molti sono saliti qui da ragazzi. Pochi conoscono l’impianto. Io, Paolo Venturi, qualche tecnico della terraferma. E Michele Arca. Veniva spesso a parlarmi.»
«Di che cosa?»
«Del naufragio.»
Mariani chiese di vedere la pagina strappata dal registro. Ennio negò di averla presa. Il tenente non insistette, ma fece perquisire con discrezione l’alloggio del guardiano.
La pagina non venne trovata.
Venne trovato, invece, un vecchio diario chiuso in una scatola di latta, nascosta dietro alcune coperte.
Il diario apparteneva a Ruggero Serra, padre di Ennio e guardiano del faro prima di lui. Le prime pagine risalivano agli anni Settanta. Annotazioni meteorologiche, turni, riparazioni, avvistamenti. Poi, nelle pagine relative alla notte del naufragio della Madonna del Vento, il tono cambiava.
La luce non si spense per il vento. Qualcuno volle il buio.
Mariani lesse la frase più volte.
Il padre di Ennio sapeva che il vecchio naufragio non era stato solo un incidente.
PAGE-BREAKIl diario di Ruggero Serra raccontava una storia diversa da quella ufficiale.
La notte del naufragio, la Madonna del Vento non stava rientrando da una normale uscita in mare. Trasportava qualcosa. Ruggero non specificava cosa, ma parlava di “casse non dichiarate” e di “uomini che non volevano registri”.
Tra i nomi citati comparivano due iniziali: P.V. e L.C.
P.V. poteva essere Paolo Venturi, oggi proprietario del cantiere navale. All’epoca era giovane, ma già lavorava con il padre nella manutenzione delle barche.
L.C. era più difficile da identificare.
Mariani interrogò Paolo Venturi nel suo cantiere. L’uomo stava riparando una piccola imbarcazione, ma si fermò appena vide il diario tra le mani del tenente.
«Non so cosa abbia scritto Ruggero Serra», disse prima ancora che gli venisse posta una domanda.
«Allora sa che ha scritto qualcosa.»
Venturi si asciugò le mani con uno straccio. «Tutti sull’isola scrivevano, parlavano, sospettavano. Dopo un naufragio la gente inventa storie.»
«E le casse non dichiarate?»
Il volto del carpentiere si chiuse.
«Erano altri tempi.»
Mariani attese.
Alla fine Venturi ammise che, negli anni passati, alcune barche trasportavano merce senza passare dai registri ufficiali. Piccolo contrabbando, disse. Sigarette, pezzi meccanici, materiale elettronico. Niente che giustificasse morti e silenzi.
«Chi comandava quel traffico?»
Venturi guardò verso la finestra del cantiere, oltre la quale si vedeva il municipio.
«Non si comandava niente sull’isola senza il consenso di chi amministrava il porto.»
All’epoca il responsabile amministrativo del porto era il padre dell’attuale sindaca, Caterina Lupo.
L.C. poteva essere lui: Lorenzo Corsi, cognome originario della famiglia materna di Caterina.
Mariani convocò la sindaca. Lei respinse ogni allusione con freddezza.
«Mio padre è morto da anni. Non può difendersi da insinuazioni basate su iniziali in un diario.»
«Non sto accusando un morto. Sto cercando un uomo vivo disperso in mare.»
«Michele Arca era ossessionato da vecchie storie.»
«Le vecchie storie non sabotano un faro.»
Per la prima volta, Caterina non ebbe una risposta pronta.
La sera, Anna Arca portò a Mariani un oggetto trovato tra le cose del padre: una piccola chiave arrugginita legata a un galleggiante di sughero.
Sul galleggiante era inciso un nome:
Madonna del Vento
La chiave proveniva dal vecchio naufragio.
E Michele l’aveva trovata prima di scomparire.
PAGE-BREAKMariani fece analizzare la chiave. Apparteneva a un piccolo vano di bordo, probabilmente una cassetta metallica fissata sotto coperta. Se la Madonna del Vento conservava ancora qualcosa nel relitto, Michele Arca poteva averlo scoperto.
Il diario di Ruggero conteneva una mappa incompleta della Cala Nera. Alcune coordinate erano segnate con una croce. Mariani le confrontò con gli appunti di Michele e notò una corrispondenza quasi perfetta.
Michele aveva localizzato il relitto.
Forse era uscito quella notte per recuperare qualcosa prima che qualcun altro lo facesse.
Le ricerche proseguirono. Nel frattempo, Rizzo trovò la pagina strappata dal registro del faro. Era stata infilata dietro un pannello nella sala della lanterna. Non l’aveva nascosta Ennio: la polvere sul pannello indicava che era stata spostata di recente.
Sulla pagina c’era un’annotazione della sera precedente alla scomparsa:
M. Arca chiede accesso al registro del 1998. Dice di avere trovato la prova.
1998 era l’anno del naufragio della Madonna del Vento.
Ennio, messo davanti alla pagina, confessò di aver parlato con Michele. Il pescatore gli aveva detto di aver individuato, vicino al relitto, una cassetta ancora integra. Voleva recuperarla e consegnarla alla Guardia Costiera.
«Perché non ci è venuto subito?» chiese Mariani.
Ennio abbassò la testa. «Perché voleva prima capire chi, sull’isola, aveva interesse a impedirglielo.»
«E lei?»
«Io avevo paura.»
Il guardiano raccontò allora la verità che portava addosso da ventotto anni. Suo padre Ruggero gli aveva confidato, prima di morire, che la luce del faro era stata spenta anche la notte del vecchio naufragio. Non da lui, ma da qualcuno che aveva accesso al sistema e che voleva far finire la Madonna del Vento contro gli scogli.
«Chi?»
Ennio guardò il mare attraverso il vetro della lanterna.
«Non lo so. Ma mio padre sospettava di Paolo Venturi.»
Quella notte, mentre Mariani lasciava il faro, il maresciallo Rizzo ricevette una comunicazione dalla motovedetta.
Una massa scura era riemersa dopo la tempesta vicino alla Cala Nera.
Non era la Santa Lucia.
Era il relitto della Madonna del Vento.