Banco, le nuove profezie e la trasformazione di Macbeth in tiranno
Dopo l’incoronazione, Macbeth non riesce a sentirsi al sicuro. La profezia delle streghe riguardante Banco lo tormenta: se i discendenti di Banco saranno re, allora Macbeth ha commesso un delitto non per fondare una propria dinastia, ma per aprire la strada ad altri.
Questo pensiero lo rende furioso e paranoico. Macbeth non sopporta l’idea di aver sacrificato la propria coscienza per un potere fragile e senza futuro. La corona gli sembra sterile, minacciata, incompleta. Da qui nasce la decisione di eliminare Banco e suo figlio Fleance.
A differenza del delitto di Duncan, l’uccisione di Banco viene organizzata da Macbeth senza bisogno della spinta di Lady Macbeth. Questo cambiamento è molto importante: il protagonista è ormai entrato autonomamente nella logica della violenza. Non deve più essere convinto; agisce da tiranno.
Banco viene assassinato, ma Fleance riesce a fuggire. La fuga del figlio rende incompleta la sicurezza di Macbeth. Anche quando elimina un nemico, resta sempre qualcosa che sfugge al suo controllo. Il futuro continua a minacciarlo.
Durante il banchetto reale, Macbeth vede il fantasma di Banco seduto al suo posto. Gli altri non vedono nulla, ma osservano il comportamento sconvolto del re. La scena rivela pubblicamente la sua instabilità. Il potere che dovrebbe apparire forte comincia a mostrarsi fragile e malato.
Lady Macbeth cerca ancora una volta di salvare le apparenze, spiegando agli ospiti che il marito soffre di un disturbo momentaneo. Ma ormai la distanza tra i due coniugi cresce. Macbeth entra sempre più nella solitudine della propria paura.
Il fantasma di Banco è la rappresentazione della colpa che ritorna. Anche se il crimine è stato affidato ad assassini, Macbeth non può liberarsene. La sua mente è popolata dai morti che ha prodotto. Il passato non resta sepolto.
PAGE-BREAKSpinto dall’angoscia, Macbeth torna dalle streghe per conoscere il futuro. Le nuove apparizioni sembrano rassicurarlo: dovrà temere Macduff, ma nessun uomo nato da donna potrà ucciderlo, e non sarà sconfitto finché la foresta di Birnam non avanzerà verso il castello di Dunsinane.
Macbeth interpreta queste profezie in modo superficiale e arrogante. Crede di essere quasi invincibile, perché gli sembra impossibile che una foresta si muova o che esista un uomo non nato da donna. Le parole delle streghe, però, sono ambigue e ingannevoli.
Il linguaggio del destino è uno dei nodi della tragedia. Le profezie dicono qualcosa di vero, ma non nel modo in cui Macbeth le comprende. Egli sente ciò che vuole sentire e trasforma l’ambiguità in falsa sicurezza.
Quando scopre che Macduff è fuggito in Inghilterra, Macbeth ordina l’uccisione della sua famiglia. Questo gesto segna uno dei punti più bassi della sua trasformazione morale. Non si tratta più di eliminare un rivale diretto, ma di colpire innocenti per vendetta e intimidazione.
La Scozia sotto Macbeth diventa un paese dominato dalla paura. I nobili sospettano, il popolo soffre, la violenza si diffonde. Il protagonista non è più l’eroe valoroso dell’inizio, ma un sovrano sanguinario, isolato e odiato.
Macbeth cerca sicurezza nel sangue e nelle profezie, ma ogni nuovo delitto lo rende più solo, più crudele e più vicino alla rovina.
Questa fase della tragedia mostra la piena trasformazione del protagonista in tiranno. Macbeth non uccide più per conquistare il potere, ma per conservarlo. Tuttavia, più cerca di difendersi, più moltiplica i nemici e più distrugge ciò che resta della sua umanità.