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Laputa, Balnibarbi e la satira della scienza astratta

I viaggi di Gulliver — Jonathan Swift

Nel terzo viaggio, Gulliver entra in una parte dell’opera dedicata soprattutto alla satira della scienza, della filosofia, della politica e della cultura intellettuale. Il luogo più celebre è Laputa, un’isola volante abitata da uomini presi da studi matematici, musicali e astronomici.

Gli abitanti di Laputa sono talmente immersi nei pensieri astratti da risultare incapaci di vivere normalmente. Hanno bisogno di servitori che li tocchino o li richiamino per farli parlare, ascoltare o prestare attenzione. La loro mente è lontana dalla realtà concreta.

Swift prende di mira una forma di sapere separata dalla vita. Non critica la conoscenza in sé, ma la ragione che diventa sterile, astratta, inutile e incapace di migliorare davvero l’esistenza degli uomini. La scienza, se perde il contatto con il buon senso, diventa ridicola.

Nota di lettura: Laputa rappresenta il pericolo di una intelligenza che pensa molto, ma non sa più vivere. Swift critica il sapere quando si chiude nella teoria e dimentica la realtà concreta.

L’isola volante domina il territorio sottostante di Balnibarbi. Anche questo dettaglio ha valore politico. Chi sta in alto, separato dalla terra, governa chi vive in basso. La distanza fisica diventa simbolo della distanza tra potere e vita reale.

A Balnibarbi, Gulliver visita l’Accademia di Lagado, dove studiosi e inventori lavorano a progetti assurdi: estrarre raggi di sole dai cetrioli, trasformare escrementi in cibo, costruire case partendo dal tetto, semplificare il linguaggio eliminando parole e molte altre imprese bizzarre.

Queste invenzioni sono comiche, ma il loro significato è serio. Swift critica le ricerche inutili, le riforme astratte e le idee presentate come progresso anche quando peggiorano la vita concreta. L’innovazione, se non è guidata da prudenza e utilità reale, può diventare follia organizzata.

Il paese appare impoverito e disordinato proprio a causa di progetti teorici applicati senza buon senso. Le terre sono mal coltivate, le case mal costruite, le persone vivono peggio di prima. La satira colpisce l’illusione che ogni novità sia automaticamente miglioramento.

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Nel terzo viaggio compaiono anche altri luoghi significativi. A Glubbdubdrib, Gulliver può evocare gli spiriti dei morti e parlare con grandi personaggi della storia. Questa esperienza gli permette di confrontare la gloria ufficiale con la verità nascosta dei fatti.

Attraverso questi incontri, Swift critica la storiografia celebrativa. Molti uomini considerati grandi appaiono meno nobili se osservati da vicino. La storia, raccontata dai vincitori o dai potenti, può nascondere corruzione, violenza, ambizione e menzogna.

A Luggnagg, Gulliver incontra gli Struldbrug, uomini immortali ma non eternamente giovani. All’inizio l’immortalità sembra un dono meraviglioso; poi si rivela una condanna, perché essi invecchiano senza morire, perdendo forza, memoria, affetti e dignità.

Questo episodio rovescia un desiderio umano molto comune. Gli uomini sognano di non morire, ma Swift mostra che vivere per sempre senza salute, giovinezza e relazioni può essere terribile. La morte, pur dolorosa, fa parte della misura dell’esistenza.

Il terzo viaggio è forse il più frammentato, ma ha una forte unità satirica. Swift prende di mira l’orgoglio dell’intelligenza umana: scienziati astratti, riformatori inutili, storici bugiardi, uomini che sognano l’immortalità senza capirne il peso.

Nel terzo viaggio, Swift mostra che la ragione umana può diventare ridicola quando si separa dalla realtà, dall’umiltà e dal buon senso.

Questa parte dell’opera allarga la satira oltre la politica e la società, colpendo il sapere stesso. Gulliver scopre che non basta pensare, inventare o studiare per essere saggi. La vera intelligenza deve restare legata alla vita, alla misura e alla responsabilità.