Uno dei temi più importanti del romanzo è la paura della Bestia. I bambini più piccoli cominciano a parlare di una creatura misteriosa che si aggirerebbe sull’isola. All’inizio gli altri cercano di minimizzare, ma col tempo questa paura diventa sempre più forte e condiziona il comportamento del gruppo.
La Bestia cambia forma nell’immaginazione dei ragazzi. A volte sembra un animale nascosto nella foresta, altre volte una creatura marina, altre ancora una presenza notturna. Nessuno la vede davvero in modo chiaro, ma tutti finiscono per parlarne come se fosse reale.
Golding mostra con grande efficacia il potere della paura collettiva. Quando una comunità non riesce a comprendere ciò che teme, può inventare un nemico esterno e attribuirgli ogni angoscia. La Bestia diventa il nome dato al buio interiore del gruppo.
Simon è il personaggio che comprende più profondamente la verità. È un ragazzo sensibile, solitario, vicino alla natura e diverso dagli altri. Non possiede il potere di Ralph né la forza di Jack, ma ha una forma di intuizione morale più profonda.
Simon sospetta che la Bestia non sia una creatura esterna. In una delle intuizioni più importanti del romanzo, comprende che forse la Bestia è dentro i ragazzi stessi. Questa verità è difficile da accettare, perché significa riconoscere che il pericolo non viene dall’isola, ma dall’uomo.
Un momento centrale è l’incontro di Simon con la testa di maiale infilzata su un bastone, offerta dai cacciatori alla Bestia. La testa, circondata dalle mosche, diventa il Signore delle mosche, immagine ripugnante del male, della decomposizione e della violenza idolatrata dal gruppo.
Il Signore delle mosche sembra parlare a Simon, rivelandogli una verità terribile: non esiste una Bestia da cacciare o da uccidere fuori di loro, perché la Bestia fa parte dell’uomo. È il male che abita dentro la comunità e che si manifesta quando cadono i freni della civiltà.
PAGE-BREAKQuesta scena ha un forte valore simbolico e quasi religioso. Simon appare come un personaggio capace di vedere una verità che gli altri non vogliono accettare. La testa di maiale è insieme oggetto reale e visione allegorica: mostra il volto oscuro della società nata sull’isola.
Simon scopre anche che ciò che i ragazzi hanno scambiato per la Bestia sulla montagna è in realtà il cadavere di un paracadutista. L’oggetto della loro paura ha dunque una spiegazione concreta. Ma questa spiegazione arriva troppo tardi, perché la paura ha già trasformato il gruppo.
Quando Simon cerca di tornare dagli altri per raccontare la verità, trova i ragazzi riuniti in una danza rituale, eccitati dalla tempesta, dal buio e dalla violenza collettiva. Il branco è ormai dominato dal ritmo, dal grido e dalla perdita di controllo.
Nella confusione, i ragazzi scambiano Simon per la Bestia e lo uccidono. È uno dei momenti più tragici del romanzo. Colui che aveva compreso la verità viene distrutto proprio dalla paura e dalla violenza che cercava di smascherare.
La morte di Simon rappresenta la fine di una possibilità di conoscenza morale. Dopo di lui, il gruppo non potrà più fingere di essere soltanto spaventato o disordinato. Ha oltrepassato una soglia: la violenza rituale ha colpito un innocente.
Simon muore perché porta una verità che il gruppo non vuole ascoltare: la Bestia non è fuori dall’uomo, ma dentro di lui.
Questa parte dell’opera rivela il significato più profondo del titolo. Il Signore delle mosche è il simbolo del male che nasce dalla decomposizione morale della comunità. Golding mostra che la paura, quando non viene compresa, può trasformare gli uomini in persecutori dell’innocente.