Dopo il caso della fotografia scomparsa, Fabio Monti decise di restare alla villa ancora qualche giorno. Beatrice De Angelis gli aveva chiesto di non andarsene. L’atmosfera nella casa era cambiata: non si parlava più soltanto di debiti o di eredità, ma di una donna sparita e di un passato che nessuno sembrava voler ricordare.
La mattina successiva arrivò una nuova sorpresa.
L’avvocato Lorenzo Vanni annunciò di aver ritrovato una copia incompleta del testamento di Alberto De Angelis, il patriarca morto da oltre dieci anni. Il documento era custodito in una cassaforte secondaria, dietro alcuni registri contabili.
«È strano», disse l’avvocato. «Questo testo non coincide con il testamento depositato ufficialmente.»
Beatrice prese il foglio con mani incerte. Riccardo, invece, mostrò subito fastidio.
«Mio padre cambiava idea continuamente», disse. «Non vedo cosa ci sia di misterioso.»
Fabio si fece consegnare il documento. Mancava l’ultima pagina, quella con le disposizioni più importanti. Ma nelle prime righe compariva un riferimento sorprendente:
A colei che fu privata del proprio nome, sia restituito ciò che le appartiene.
Beatrice lesse la frase ad alta voce e guardò Marta.
«Potrebbe riferirsi ad Anna?»
La governante abbassò gli occhi. «Forse.»
Fabio chiese di vedere la cassaforte. Era nascosta in uno studio poco usato, dietro un quadro di paesaggio. La serratura non presentava segni di forzatura. Chi aveva preso l’ultima pagina conosceva la combinazione o aveva avuto accesso alle chiavi.
I sospetti erano ancora gli stessi, ma i moventi cambiavano. Beatrice voleva salvare la memoria della famiglia. Riccardo voleva vendere la villa e chiudere ogni questione. Marta conosceva segreti che non aveva mai rivelato. L’avvocato Vanni custodiva documenti e forse omissioni.
Fabio notò un dettaglio: sul bordo del foglio ritrovato c’era una macchia di cera rossa. Non apparteneva alla cassaforte. Sembrava provenire da un sigillo.
«In questa casa si usavano lettere sigillate?» chiese.
Marta annuì. «Il signor Alberto aveva l’abitudine di chiudere con la ceralacca alcune comunicazioni personali.»
La fotografia numero 17 era sparita. Ora mancava anche una pagina del testamento.
Fabio capì che qualcuno non voleva impedire solo la scoperta di un vecchio scandalo, ma anche le conseguenze economiche di quella scoperta.
PAGE-BREAKL’investigatore trascorse il pomeriggio nello studio di Alberto De Angelis. Aprì cassetti, esaminò registri, controllò vecchie rubriche telefoniche. In fondo a un doppio cassetto trovò alcune buste mai spedite, tutte sigillate con ceralacca rossa.
Una di esse portava un nome: Anna.
Beatrice volle aprirla subito, ma Fabio la fermò. Prima osservò il sigillo. Era spezzato. Qualcuno aveva già letto quella lettera e poi l’aveva richiusa con cura.
Dentro c’erano poche righe.
Non posso restituirti ciò che ti è stato tolto, ma posso impedire che venga tolto anche a chi verrà dopo di te.
La frase rendeva il mistero ancora più fitto.
Marta, interrogata di nuovo, confessò un particolare mai detto: Anna, quando lasciò la villa, era incinta. Nessuno sapeva dove fosse andata, ma Alberto De Angelis aveva continuato a cercarla per anni.
Beatrice rimase sconvolta. «Mio padre aveva un altro figlio?»
«O una figlia», rispose Fabio.
Riccardo reagì con rabbia. «Assurdo. Stiamo costruendo castelli su lettere vecchie e mezze bruciate.»
L’avvocato Vanni intervenne con prudenza. Disse che, se fosse esistito un erede non riconosciuto, l’intera successione avrebbe potuto essere rimessa in discussione.
Quelle parole accesero un silenzio pesante.
Fabio osservò l’avvocato. Parlava da tecnico, ma il suo volto tradiva una tensione più personale.
Più tardi, l’investigatore trovò nel cestino dello studio un frammento di carta recente. Non apparteneva al vecchio testamento, ma a una fotocopia. Sul margine si leggeva una frase incompleta:
…nato a Bellano il 3 maggio…
Fabio chiese a Beatrice se quel luogo avesse un significato.
«Bellano è dall’altra parte del lago», rispose la donna. «Mio padre ci andava spesso negli ultimi anni.»
Quella notte Fabio non dormì. Rilesse la lettera di Alberto, il testamento incompleto, i frammenti della fotografia. Tutto conduceva verso la stessa conclusione: Anna non era semplicemente scomparsa. Aveva portato via con sé una parte della famiglia De Angelis.
PAGE-BREAKIl giorno seguente Fabio convocò tutti nello studio del patriarca.
Sul tavolo dispose il testamento incompleto, la lettera sigillata e il frammento della fotocopia trovato nel cestino.
«Qualcuno ha sottratto l’ultima pagina del testamento perché conteneva un nome», disse. «Il nome di un erede.»
Riccardo scoppiò in una risata nervosa. «Un erede inventato.»
«No», rispose Fabio. «Un erede nascosto.»
Si voltò verso l’avvocato Vanni.
«Lei sa più di quanto abbia detto.»
L’avvocato abbassò lentamente lo sguardo. Dopo un lungo silenzio, ammise che suo padre, precedente legale dei De Angelis, aveva seguito per anni alcune pratiche riservate per conto di Alberto. Tra queste c’era il tentativo di rintracciare una donna di nome Anna e un bambino nato a Bellano.
«Perché non lo ha detto subito?» chiese Beatrice.
Vanni rispose con amarezza. «Perché non volevo distruggere ciò che restava della famiglia. E perché qualcuno aveva già iniziato a cercare quei documenti.»
Fabio guardò Riccardo.
Il fratello di Beatrice cedette. Confessò di aver trovato la copia del testamento e di aver strappato l’ultima pagina. Non voleva che un presunto erede bloccasse la vendita della villa e dividesse ulteriormente un patrimonio già fragile.
«Questa casa è tutto ciò che ci resta», disse. «Non permetterò che uno sconosciuto venga a prendersela.»
«Forse non è uno sconosciuto», replicò Fabio.
L’investigatore mostrò il frammento con il riferimento a Bellano. L’ultima pagina del testamento, spiegò, probabilmente nominava il figlio o la figlia di Anna come beneficiario di una parte dei beni di Alberto De Angelis.
Beatrice non parlò. Aveva il volto di chi ha appena scoperto che la propria famiglia non è mai stata quella che credeva.
Il testamento non era ancora completo, ma il suo significato era chiaro. Alberto aveva cercato, tardi e male, di riparare a una colpa.
Fabio lasciò lo studio con una certezza: la verità non si trovava più soltanto nella villa. Bisognava cercarla dall’altra parte del lago.