← IndiceGuide ai Classici / Uno, nessuno e centomila — Luigi Pirandello
Capitolo

La scoperta del naso e la crisi di Moscarda

Uno, nessuno e centomila — Luigi Pirandello

La vicenda ha inizio da un episodio apparentemente insignificante. Vitangelo Moscarda si trova davanti allo specchio quando la moglie Dida gli fa notare che il suo naso pende leggermente verso destra. Per lei è un’osservazione banale, detta quasi senza pensarci. Per lui, invece, è una rivelazione sconvolgente.

Fino a quel momento, Vitangelo aveva creduto di conoscersi. Come ogni persona, aveva un’immagine abituale di sé, costruita negli anni. Lo specchio gli restituiva un volto familiare, un volto che egli considerava proprio. Ma la frase della moglie gli mostra che gli altri vedono dettagli di lui che lui stesso non aveva mai notato.

Da quel momento, Moscarda comincia a osservare se stesso in modo ossessivo. Si guarda allo specchio, controlla il naso, gli occhi, la bocca, l’espressione del viso. Scopre piccole imperfezioni che prima non aveva mai considerato. Ma il problema non è soltanto fisico: il vero turbamento riguarda il rapporto tra il modo in cui lui si percepisce e il modo in cui viene percepito dagli altri.

La scoperta del naso diventa così il punto di partenza di una crisi esistenziale. Se Dida vede in lui un particolare che lui ignorava, allora forse tutta l’immagine che egli ha di se stesso è incompleta o falsa. E se ogni persona vede un Vitangelo diverso, allora non esiste un solo Moscarda, ma molti Moscarda.

Il protagonista comincia a rendersi conto che la sua identità non dipende soltanto da lui. Ogni individuo vive anche nello sguardo degli altri. Gli altri ci osservano, ci giudicano, ci interpretano e costruiscono una loro immagine di noi. Questa immagine può essere molto diversa da quella che noi abbiamo di noi stessi.

La moglie, ad esempio, non vede in lui Vitangelo come egli vorrebbe essere visto. Lo chiama Gengè e lo considera in un certo senso semplice, prevedibile, quasi infantile. Quel soprannome, che prima poteva sembrare affettuoso, diventa per lui una prigione. Gengè non è Vitangelo: è l’immagine che Dida si è fatta di lui.

La crisi si allarga poi al giudizio dell’intero paese. Vitangelo capisce che molti lo considerano soltanto il figlio del padre, un banchiere accusato di usura. Anche se egli non si sente responsabile delle azioni paterne, agli occhi degli altri porta addosso quell’eredità morale e sociale.

Questa consapevolezza lo ferisce profondamente. Egli non vuole più essere identificato con l’immagine pubblica che gli altri hanno costruito. Non vuole essere Gengè, non vuole essere l’erede dell’usuraio, non vuole essere il marito ingenuo, non vuole essere un personaggio definito dagli altri.

PAGE-BREAK

Il problema di Moscarda diventa sempre più radicale. Egli capisce che non può semplicemente correggere l’opinione degli altri. Ogni persona, infatti, continuerà a vederlo a modo proprio. Anche se provasse a spiegarsi, nascerebbe comunque una nuova immagine di lui nella mente di chi lo ascolta.

Questa scoperta produce in lui un forte senso di estraneità. Vitangelo si sente separato da se stesso. Non riesce più a coincidere con l’immagine che aveva creduto sua. Si sente guardato, moltiplicato, deformato dagli occhi degli altri. La sua identità si frantuma.

Il romanzo mostra così una delle intuizioni più importanti di Pirandello: l’io non è compatto, stabile e definitivo. L’identità è instabile, cambia a seconda dei punti di vista e viene continuamente trasformata dal rapporto con gli altri.

Per Moscarda, però, questa non resta una semplice riflessione teorica. Egli decide di agire. Vuole distruggere le immagini false che gli altri hanno di lui. Vuole dimostrare di non essere ciò che credono. Inizia così un percorso di rottura con la vita precedente.

Uno dei suoi primi obiettivi è liberarsi dell’immagine di usuraio associata alla banca ereditata dal padre. Anche se egli non si occupa direttamente degli affari, la sua ricchezza deriva da quel mondo. Agli occhi della gente, Moscarda è comunque legato all’attività bancaria e alla figura paterna.

Il protagonista comincia allora a comportarsi in modo imprevedibile. Non vuole più rispettare il ruolo che gli altri gli attribuiscono. Le sue azioni appaiono strane, irrazionali, persino folli. Ma, dal suo punto di vista, esse hanno uno scopo preciso: rompere la maschera.

La scoperta del naso, dunque, è solo l’inizio. Da un dettaglio minimo nasce una crisi totale. Pirandello costruisce l’intero romanzo su questa sproporzione: una piccola osservazione quotidiana rivela l’abisso nascosto sotto la superficie della vita normale.

Il lettore comprende che il problema di Vitangelo non riguarda soltanto lui. Tutti, in qualche modo, vivono dentro immagini costruite dagli altri. Tutti credono di essere uno, ma sono diversi a seconda di chi li guarda. Il dramma di Moscarda consiste nell’aver preso coscienza di questa verità e nel non riuscire più a vivere come prima.