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Capitolo

La distruzione delle immagini di sé

Uno, nessuno e centomila — Luigi Pirandello

Dopo la scoperta della molteplicità della propria identità, Vitangelo Moscarda decide di distruggere le immagini che gli altri hanno di lui. Il suo intento non è semplicemente cambiare vita, ma liberarsi dalle maschere che gli sono state imposte.

Uno dei primi episodi importanti riguarda Marco di Dio, un povero uomo che vive in una casa di proprietà di Moscarda. Agli occhi del paese, Vitangelo è il ricco proprietario che sfrutta i poveri, proprio come faceva suo padre. Per rompere questa immagine, decide di compiere un gesto clamoroso: dona una casa a Marco di Dio.

Questo gesto, però, non viene interpretato come egli vorrebbe. Moscarda vorrebbe dimostrare di non essere un usuraio e di non essere attaccato alla ricchezza. Ma gli altri non capiscono la sua intenzione profonda. Alcuni lo considerano pazzo, altri pensano che abbia secondi fini, altri ancora vedono nel suo comportamento una stranezza incomprensibile.

Qui emerge uno dei meccanismi centrali del romanzo: l’individuo non controlla il significato delle proprie azioni. Anche quando cerca di mostrarsi diverso, gli altri interpretano i suoi gesti secondo il loro punto di vista. Moscarda non riesce a liberarsi dalle immagini altrui, perché ogni tentativo genera nuove immagini.

La moglie Dida è sempre più preoccupata. Il marito che credeva di conoscere si comporta in modo imprevedibile e inquietante. Il suo Gengè sembra scomparso. Ma proprio questo dimostra a Vitangelo quanto fosse falsa e limitante l’immagine che Dida aveva costruito di lui.

Per Dida, infatti, il marito era una figura familiare e rassicurante. Quando Vitangelo cerca di sottrarsi a quel ruolo, lei non lo riconosce più. Questo provoca una frattura nel rapporto coniugale. L’amore di Dida appare legato non tanto alla persona viva e mutevole di Vitangelo, quanto alla forma stabile di Gengè.

La crisi coinvolge anche gli amministratori della banca, in particolare Quantorzo e Firbo. Essi cercano di controllare la situazione e di difendere gli interessi economici legati al patrimonio di Moscarda. Ai loro occhi, Vitangelo sta mettendo in pericolo l’ordine sociale ed economico.

Quantorzo e Firbo rappresentano il mondo degli affari, della rispettabilità borghese e della convenienza. Non comprendono la crisi interiore di Moscarda; vedono soltanto un comportamento pericoloso, capace di danneggiare la banca e gli equilibri costruiti intorno al denaro.

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Il protagonista entra così in conflitto con tutti: con la moglie, con gli amministratori, con l’opinione pubblica e con la società. Più cerca di affermare la propria libertà, più viene considerato folle. Ma la follia, in Pirandello, è spesso il nome che la società dà a chi rifiuta le regole comuni.

Moscarda non vuole più essere rinchiuso in una definizione. Tuttavia, la società ha bisogno di definire gli individui. Un uomo senza ruolo, senza comportamento prevedibile, senza identità stabile diventa minaccioso. Per questo gli altri cercano di riportarlo dentro una forma oppure di escluderlo.

Un altro personaggio importante è Anna Rosa, amica di Dida. Anna Rosa ascolta Moscarda e sembra, almeno in parte, capace di comprendere la sua crisi. Tra i due nasce un rapporto ambiguo, fatto di attrazione, curiosità, inquietudine e paura.

Vitangelo cerca di spiegare ad Anna Rosa la propria scoperta: nessuno è per gli altri ciò che è per se stesso. Ogni persona viene moltiplicata negli sguardi altrui. Ma questo discorso è difficile da sostenere fino in fondo, perché mette in crisi ogni certezza.

Anna Rosa rimane turbata dalle parole di Moscarda. Il suo fascino nasce anche dal fatto che egli sembra aver visto qualcosa che gli altri preferiscono ignorare. Ma proprio questa verità lo rende pericoloso. Chi mette in dubbio le maschere sociali costringe anche gli altri a dubitare della propria identità.

La tensione culmina quando Anna Rosa, sconvolta e impaurita, spara a Moscarda ferendolo. L’episodio è drammatico e simbolico. La società, incapace di accettare chi distrugge le forme abituali, reagisce con violenza. Anche chi sembrava attratto dalla verità di Moscarda finisce per respingerla.

Dopo questo episodio, Moscarda comprende sempre più chiaramente che non può vincere la battaglia contro le immagini che gli altri hanno di lui restando dentro la società. Ogni gesto, ogni parola, ogni spiegazione viene comunque interpretata e trasformata in una nuova maschera.

La distruzione delle immagini di sé non porta quindi a una nuova identità più autentica. Porta piuttosto alla dissoluzione dell’identità sociale. Vitangelo non riesce a diventare veramente “uno”. Per non essere più “centomila”, dovrà accettare di diventare “nessuno”.