Archeologia del futuro: droni, satelliti e intelligenza artificiale alla ricerca del passato
I satelliti alla ricerca delle tracce invisibili
I satelliti osservano la superficie terrestre da centinaia di chilometri di altezza e sono in grado di acquisire immagini ripetute della stessa area. Questa continuità temporale permette di analizzare territori vastissimi, seguire i cambiamenti del paesaggio e individuare tracce che diventano visibili soltanto in particolari condizioni di luce, umidità o crescita della vegetazione.
Una struttura archeologica sepolta non appare necessariamente come un edificio chiaramente riconoscibile. La sua presenza può però modificare il comportamento del terreno sovrastante. Un antico fossato riempito di terra più umida può favorire lo sviluppo delle piante, mentre un muro sotterraneo può limitare la profondità delle radici e produrre una crescita più debole. Dall’alto, queste differenze possono assumere la forma di linee, rettangoli, cerchi o variazioni di colore.
Le tracce colturali
Le cosiddette tracce colturali compaiono quando strutture sepolte influenzano lo sviluppo della vegetazione. Sono particolarmente evidenti in alcuni periodi dell’anno e non costituiscono una prova definitiva, ma rappresentano un’indicazione preziosa per orientare indagini successive.
Le differenti risoluzioni
La qualità di un’immagine satellitare non dipende soltanto dalla sua nitidezza. La risoluzione spaziale indica la dimensione del dettaglio distinguibile; quella spettrale riguarda il numero e il tipo di bande registrate; la risoluzione radiometrica esprime la capacità di riconoscere piccole differenze nell’energia riflessa; quella temporale indica invece la frequenza con la quale il satellite torna a osservare lo stesso luogo.
Queste caratteristiche devono essere considerate insieme. Un’immagine molto dettagliata può essere poco utile se viene acquisita soltanto raramente, mentre un sensore con risoluzione spaziale inferiore può diventare prezioso quando permette di confrontare il territorio in stagioni differenti o dopo un evento eccezionale.
Immagini multispettrali e infrarosso
L’occhio umano percepisce soltanto una piccola parte dello spettro elettromagnetico. I sensori multispettrali registrano invece informazioni anche nell’infrarosso e in altre bande non visibili, mettendo in evidenza differenze nella vegetazione, nell’umidità e nella composizione del suolo che una fotografia tradizionale non mostrerebbe.
Le immagini possono essere elaborate assegnando colori artificiali alle diverse bande. In questo modo alcune anomalie diventano più riconoscibili e possono essere confrontate con mappe, fotografie storiche e dati provenienti da altri sensori.
Il radar e le condizioni difficili
I sistemi radar funzionano in modo diverso rispetto ai sensori ottici, perché emettono un segnale e registrano l’energia riflessa dalla superficie. Possono lavorare anche in presenza di nuvole o in condizioni di scarsa illuminazione, risultando particolarmente utili nei territori dove le immagini ottiche sono spesso ostacolate dal clima.
Il radar può contribuire a individuare variazioni della superficie, antichi percorsi, strutture coperte dalla sabbia e modificazioni del terreno. Anche in questo caso, però, il risultato deve essere interpretato con prudenza, perché la risposta del segnale dipende da umidità, rugosità, pendenza e composizione del suolo.
Il satellite mostra anomalie, non certezze
Una forma geometrica o una variazione cromatica possono derivare da un sito archeologico, ma anche da attività agricole recenti, opere moderne o processi naturali. La ricerca procede attraverso il confronto di più fonti e non attraverso una singola immagine spettacolare.
Dalla singola rovina al paesaggio storico
Il grande vantaggio delle immagini satellitari consiste nella possibilità di osservare non soltanto edifici isolati, ma intere reti di insediamenti. Antiche strade, sistemi agricoli, canali, villaggi e città possono essere studiati come parti di un paesaggio unitario.
Questa prospettiva ha modificato profondamente il modo di interpretare le civiltà del passato. Un centro urbano non viene più considerato separatamente dai campi, dalle risorse idriche e dalle vie di comunicazione, ma come elemento di un sistema economico e territoriale molto più ampio.
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