Come cambia la lingua italiana: parole nuove, social network e anglicismi
Che cosa sono gli anglicismi
Gli anglicismi sono parole, espressioni o costruzioni provenienti dalla lingua inglese e utilizzate in italiano. Il fenomeno non è nato con Internet: nel corso della storia l’italiano ha accolto vocaboli provenienti dal francese, dallo spagnolo, dall’arabo, dal tedesco e da molte altre lingue.
Oggi l’inglese esercita un’influenza particolarmente forte perché domina numerosi ambiti della tecnologia, della ricerca scientifica, dell’economia, della musica e della comunicazione internazionale.
Anglicismi necessari e anglicismi evitabili
Alcune parole inglesi indicano oggetti o concetti nati in ambienti anglofoni e diventati internazionali. Termini come software, browser e podcast si sono diffusi rapidamente perché identificavano tecnologie nuove e mancava inizialmente un’alternativa italiana altrettanto riconoscibile.
In altri casi esiste già una parola italiana chiara, ma viene preferito il termine inglese: meeting invece di riunione, deadline invece di scadenza, location invece di luogo o sede. La scelta può dipendere dal desiderio di apparire moderni, internazionali o professionali.
L’inglese non rende automaticamente il messaggio più preciso
Una parola straniera è utile quando indica un concetto specifico. Diventa un ostacolo quando sostituisce inutilmente un termine italiano più comprensibile.
Il linguaggio del lavoro
Il mondo professionale è uno degli ambienti nei quali gli anglicismi sono più frequenti. Si parla di manager, team, briefing, call, feedback, smart working, job description e customer care.
Alcune espressioni hanno assunto un significato tecnico e sono comprese dagli addetti ai lavori. Altre vengono utilizzate anche quando esisterebbe una traduzione semplice. Il rischio è creare una lingua aziendale apparentemente sofisticata, ma poco accessibile ai lavoratori, ai clienti e ai cittadini.
Gli anglicismi delle istituzioni
Gli anglicismi non appartengono soltanto alla pubblicità e alle imprese: entrano anche nel linguaggio politico e amministrativo. Quando una pubblica amministrazione comunica con i cittadini dovrebbe però privilegiare la chiarezza.
Un termine inglese può essere accompagnato da una spiegazione oppure sostituito da un equivalente italiano, soprattutto quando il messaggio è rivolto a un pubblico ampio e non specializzato.
La modernità di un’istituzione non si misura dal numero di parole inglesi che utilizza, ma dalla capacità di farsi comprendere.
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