Consumo di suolo: quando cemento e asfalto cancellano campi, acqua e paesaggio
Il consumo di suolo colpisce in modo diverso le varie parti del territorio. Le aree più esposte sono spesso quelle più accessibili: pianure, fondovalle, fasce costiere, zone periurbane e aree vicine ai grandi poli. Sono spazi comodi per costruire, collegare, parcheggiare, stoccare merci e realizzare infrastrutture, ma sono anche spesso terreni agricoli fertili, paesaggi delicati e aree importanti per la gestione dell’acqua.
La sintesi ISPRA-SNPA 2025 evidenzia che nel 2024 le maggiori perdite di suolo si sono registrate in Emilia-Romagna, Lombardia, Puglia, Sicilia e Lazio, mentre le regioni con maggiore copertura artificiale restano Lombardia, Veneto e Campania. Il documento segnala anche che il consumo si concentra nelle aree di pianura, lungo la fascia costiera entro un chilometro dal mare, nelle città e nelle zone urbane e periurbane dei principali poli e dei comuni di cintura.
Le coste sono particolarmente delicate
Costruire vicino al mare può alterare dune, paesaggi, deflusso delle acque, biodiversità e capacità naturale della costa di adattarsi a mareggiate ed erosione. La fascia costiera è una risorsa ambientale, economica e culturale, non solo uno spazio da occupare.
Il consumo di suolo diventa ancora più preoccupante quando riguarda aree a pericolosità idraulica o di frana. Costruire o artificializzare dove il territorio è già fragile può aumentare l’esposizione a eventi estremi, rendere più costosa la gestione del rischio e creare situazioni difficili da correggere. Non basta chiedersi se un’area sia edificabile dal punto di vista amministrativo; bisogna chiedersi se sia sensato trasformarla dal punto di vista ambientale e di sicurezza.
Gli effetti si vedono anche sul microclima urbano. Le superfici artificiali accumulano calore, soprattutto durante le ondate estive, mentre alberi e suoli permeabili aiutano a raffrescare. Il rapporto ISPRA-SNPA richiama analisi sull’isola di calore urbana con differenze tra aree urbane e rurali che possono superare i 10°C e segnala che, nei quartieri con copertura arborea superiore al 50%, le temperature possono essere fino a 2,2°C più basse. Questo dato conferma quanto verde e suolo libero siano strumenti concreti di adattamento climatico.
Suolo e caldo urbano
Asfalto e cemento trattengono calore; alberi, prati e terreni permeabili aiutano a ridurlo. Contrastare il consumo di suolo significa anche costruire città più fresche, vivibili e adatte alle estati sempre più difficili.
Quando cancelliamo suolo libero, spesso aumentiamo insieme tre fragilità: allagamenti, calore e perdita di paesaggio.
Continua a leggere
Altri articoli
Isole di calore urbane: perché le città diventano sempre più calde
Ci sono giornate d’estate in cui uscire da casa sembra entrare in un forno. L’asfalto restituisce calore, i...
Comunità energetiche: quando l’energia pulita diventa una scelta condivisa
Per molti anni l’energia è stata immaginata come qualcosa che arriva da lontano. Una centrale produce, una...