Microplastiche invisibili: dove si nascondono e perché entrano nella catena alimentare
Uno dei luoghi in cui le microplastiche si nascondono più spesso è il bucato. Molti vestiti moderni contengono fibre sintetiche come poliestere, nylon, acrilico o elastan. Durante il lavaggio e l’uso quotidiano, queste fibre possono rilasciare microfibre che entrano nelle acque di scarico. Una parte può essere trattenuta dagli impianti di trattamento, ma non sempre tutto viene intercettato, e le fibre possono comunque raggiungere fanghi, suoli o ambienti acquatici.
L’Agenzia Europea dell’Ambiente segnala che i tessili sono una fonte importante di microplastiche, non solo durante il lavaggio domestico ma anche nella fase industriale, soprattutto quando il trattamento delle acque reflue non è adeguato. La stessa EEA richiama la necessità di chiarire meglio la diffusione ambientale delle microfibre e i loro possibili effetti a lungo termine, compresa l’accumulazione nella catena alimentare.
I vestiti possono rilasciare fibre
I tessuti sintetici sono pratici, resistenti e diffusi, ma durante lavaggi, sfregamenti e usura possono perdere minuscole fibre plastiche. Ridurre lavaggi inutili, usare cicli delicati, riempire correttamente la lavatrice e preferire capi durevoli può aiutare a contenere il rilascio.
Un’altra fonte spesso sottovalutata è il traffico. Quando le auto, i camion e gli altri veicoli circolano, gli pneumatici si consumano per attrito con l’asfalto. Questo consumo produce particelle minuscole composte da materiali dello pneumatico e residui stradali. IUCN indica tra le fonti di microplastiche primarie pneumatici, tessili sintetici, vernici marine, segnaletica stradale, prodotti per la cura personale, pellet plastici e polvere urbana.
La città, quindi, è una grande fabbrica invisibile di particelle. Non produce microplastiche solo con i rifiuti abbandonati, ma anche attraverso il movimento, l’usura, il consumo e la manutenzione degli oggetti. Vernici che si sfaldano, superfici plastiche che si degradano, materiali da costruzione, polveri stradali, spazzamento urbano, acqua piovana e scarichi contribuiscono a spostare particelle da un ambiente all’altro.
Non solo mare
Le microplastiche vengono spesso associate agli oceani, ma il loro viaggio può cominciare molto prima: nelle lavatrici, sulle strade, nei cantieri, nei cosmetici, nei prodotti industriali, nei campi agricoli, nelle fognature e nella polvere che si deposita nelle città.
Le microplastiche non arrivano nell’ambiente solo quando buttiamo plastica: spesso nascono dall’usura normale di oggetti che usiamo ogni giorno.
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