Microplastiche invisibili: dove si nascondono e perché entrano nella catena alimentare
Il percorso verso la catena alimentare può avvenire in diversi modi. Le microplastiche presenti nei fiumi e nei mari possono essere ingerite da organismi acquatici, soprattutto quando hanno dimensioni simili a particelle di cibo. Possono essere scambiate per plancton, detriti organici o piccole prede. Entrano così negli organismi più piccoli e possono risalire lungo le relazioni alimentari, coinvolgendo pesci, molluschi, crostacei, uccelli marini e altri animali.
La catena alimentare, però, non è una scala meccanica perfetta in cui ogni particella passa automaticamente da un organismo all’altro fino all’uomo. I processi sono complessi: alcune particelle vengono eliminate, altre restano nell’apparato digerente, altre ancora possono interagire con tessuti o sostanze presenti nell’ambiente. Proprio per questo la ricerca scientifica è ancora impegnata a capire dimensioni, quantità, effetti e differenze tra microplastiche e nanoplastiche.
Microplastiche e nanoplastiche
Le nanoplastiche sono particelle ancora più piccole delle microplastiche. La loro dimensione ridotta rende più difficile misurarle, tracciarle e valutarne il comportamento negli organismi e nell’ambiente. Per questo sono considerate un tema di ricerca particolarmente delicato.
EFSA ricorda che microplastiche e nanoplastiche presenti nell’ambiente possono entrare nella catena alimentare, compresa l’acqua potabile, e segnala un’attenzione particolare per alimenti come i prodotti ittici. EFSA precisa anche di non avere ancora completato una valutazione completa del rischio relativo a microplastiche e nanoplastiche in cibo, acqua e aria, aspetto che invita a evitare conclusioni troppo semplificate.
I molluschi filtratori, come cozze e vongole, vengono spesso citati perché filtrano grandi quantità d’acqua e possono trattenere particelle presenti nell’ambiente. Anche il sale marino, l’acqua, alcuni prodotti ittici e altri alimenti possono contenere tracce di microplastiche rilevate da studi diversi. Questo non significa che ogni alimento sia automaticamente pericoloso, ma che l’inquinamento plastico è ormai così diffuso da poter entrare in molti passaggi della produzione e del consumo alimentare.
Dal fiume al piatto
Una particella può viaggiare dalla strada a un tombino, dal tombino a un fiume, dal fiume al mare, dal mare a un organismo acquatico e infine arrivare in un alimento. Non è l’unico percorso possibile, ma aiuta a capire perché l’inquinamento diffuso diventa anche un problema alimentare.
La catena alimentare non comincia al supermercato: comincia nell’ambiente in cui acqua, suolo, animali e attività umane si incontrano.
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