Fiumi da rinaturalizzare: perché argini, cemento e corsi d’acqua hanno bisogno di spazio
Per molto tempo abbiamo guardato i fiumi soprattutto come problemi da controllare. Li abbiamo stretti tra argini, raddrizzati, canalizzati, coperti, cementificati, attraversati con ponti, interrotti con dighe e briglie, allontanati dalle città o trasformati in canali rigidi. L’obiettivo era comprensibile: proteggere abitazioni, campi, strade e infrastrutture dalle piene. Ma oggi sappiamo che un fiume ridotto a un corridoio stretto e artificiale può diventare più fragile, più veloce, meno vivo e, in alcune situazioni, anche più pericoloso.
Un fiume non è soltanto acqua che scorre dentro un alveo. È un sistema complesso fatto di corrente, sedimenti, sponde, vegetazione, ghiaie, sabbie, zone umide, lanche, falde, animali, piante, microrganismi e aree che, in certi momenti, possono essere raggiunte dall’acqua. Quando lo costringiamo in uno spazio troppo rigido, perdiamo molte delle sue funzioni naturali: la capacità di rallentare le piene, filtrare l’acqua, alimentare gli habitat, ricaricare il suolo e costruire paesaggio.
Che cosa significa rinaturalizzare un fiume?
Rinaturalizzare un fiume significa restituirgli, dove possibile, alcune funzioni naturali: più spazio per l’acqua, sponde meno artificiali, vegetazione ripariale, continuità ecologica, passaggio per pesci e fauna acquatica, zone umide collegate, sedimenti liberi di muoversi e minore dipendenza da cemento e opere rigide.
La rinaturalizzazione non significa abbandonare i fiumi o lasciare che facciano danni. Al contrario, significa gestirli meglio, riconoscendo che la sicurezza non nasce solo da muri più alti, argini più duri o canali più profondi. In molti casi, la sicurezza nasce anche dal dare spazio all’acqua nei luoghi giusti, evitando che si concentri con troppa forza nei luoghi sbagliati.
La Commissione Europea ricorda che investire in fiumi sani può portare benefici importanti, tra cui protezione dalle alluvioni, depurazione naturale dell’acqua e opportunità ricreative. Sottolinea inoltre che il ripristino delle funzioni naturali dei fiumi passa soprattutto dalla rimozione di barriere non necessarie e dal recupero di pianure alluvionali e zone umide.
Un fiume ha bisogno di spazio non perché sia disordinato, ma perché il suo equilibrio nasce dal movimento.
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