Crisi d’impresa: i segnali economici e finanziari da non ignorare
Un caso aziendale completo
Consideriamo una società manifatturiera che negli ultimi tre esercizi presenta il seguente andamento.
Anno 1
- ricavi: 6.000.000 euro;
- EBITDA: 600.000 euro;
- EBIT: 360.000 euro;
- crediti commerciali: 900.000 euro;
- scorte: 800.000 euro;
- debito finanziario netto: 1.200.000 euro;
- liquidità operativa positiva.
Anno 2
- ricavi: 6.300.000 euro;
- EBITDA: 420.000 euro;
- EBIT: 160.000 euro;
- crediti commerciali: 1.250.000 euro;
- scorte: 1.050.000 euro;
- debito finanziario netto: 1.650.000 euro;
- flusso operativo vicino allo zero.
Anno 3 – previsione
- ricavi: 6.100.000 euro;
- EBITDA: 240.000 euro;
- EBIT: negativo per 40.000 euro;
- crediti commerciali: 1.500.000 euro;
- scorte: 1.300.000 euro;
- debito finanziario netto: 2.050.000 euro;
- ritardi verso fornitori e imposte.
Il fatturato nasconde il deterioramento
Tra il primo e il terzo anno i ricavi diminuiscono poco, ma EBITDA ed EBIT crollano, mentre crediti, scorte e debito aumentano. L’impresa vende quasi la stessa quantità, ma produce meno margine e assorbe più cassa.
Analisi dei margini
L’EBITDA margin passa dal 10% del primo anno a circa il 3,9% della previsione del terzo anno.
Con ammortamenti superiori al margine operativo lordo, l’EBIT diventa negativo. La gestione non remunera più adeguatamente gli investimenti utilizzati.
Analisi del capitale circolante
Crediti e scorte aumentano complessivamente di:
(1.500.000 + 1.300.000) - (900.000 + 800.000) = 1.100.000 euro
Una parte significativa del nuovo debito è stata utilizzata per finanziare capitale circolante e non per investimenti produttivi.
Il budget di tesoreria
La previsione dei successivi sei mesi mostra:
- incassi clienti: 2.500.000 euro;
- pagamenti operativi: 2.300.000 euro;
- stipendi e contributi: 650.000 euro;
- imposte e rateazioni: 280.000 euro;
- rate e interessi: 220.000 euro;
- investimenti indispensabili: 100.000 euro.
Il saldo prospettico prima della liquidità iniziale è:
2.500.000 - 2.300.000 - 650.000 - 280.000 - 220.000 - 100.000 = -1.050.000 euro
Il problema non è rinviabile
Anche se oggi esiste disponibilità bancaria, la previsione mostra un deficit strutturale. Servono misure economiche, finanziarie e operative coordinate.
Le cause individuate
- sconti commerciali crescenti;
- perdita di un cliente ad alto margine;
- aumento delle materie prime non trasferito sui prezzi;
- produzione di lotti eccessivi;
- incassi medi passati da 55 a 90 giorni;
- investimento finanziato con linee a breve;
- assenza di report mensili.
Le prime misure correttive
- rivedere prezzi e prodotti a margine insufficiente;
- ridurre scorte e lotti non necessari;
- rafforzare il recupero crediti;
- negoziare il riequilibrio delle scadenze finanziarie;
- cedere beni non strategici;
- bloccare spese rinviabili senza compromettere la continuità;
- predisporre un piano industriale e finanziario;
- monitorare settimanalmente la tesoreria.
Il risanamento non può basarsi soltanto su nuovo debito
La finanza aggiuntiva è utile se sostiene un piano capace di ricostruire margini e cassa. Se copre soltanto perdite correnti, rinvia e aggrava il problema.
La diagnosi efficace collega ogni segnale a una causa e ogni causa a un’azione misurabile, con tempi, responsabilità e risultati attesi.
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