Archeologia del futuro: droni, satelliti e intelligenza artificiale alla ricerca del passato
L’archeologia contemporanea non si affida più soltanto a pennelli, palette e taccuini. Satelliti, droni, sistemi laser, ricostruzioni tridimensionali e strumenti di intelligenza artificiale consentono di osservare il territorio da prospettive nuove, individuare tracce nascoste e controllare lo stato di conservazione dei siti senza iniziare immediatamente uno scavo. La tecnologia non sostituisce il lavoro dell’archeologo, ma amplia enormemente la quantità e la qualità delle informazioni disponibili.
Nell’immaginario collettivo l’archeologo è ancora spesso rappresentato all’interno di uno scavo, mentre rimuove con attenzione piccoli strati di terreno e porta alla luce muri, tombe, ceramiche e oggetti appartenuti a civiltà vissute secoli o millenni prima. Questa immagine conserva una parte importante di verità, perché lo scavo continua a essere uno degli strumenti fondamentali della ricerca. Oggi, però, il lavoro può iniziare molto prima che venga spostata la prima zolla di terra.
Scavare significa intervenire fisicamente su un deposito archeologico, modificandolo in modo irreversibile. Ogni strato rimosso non potrà essere ricollocato esattamente nella posizione originaria e, proprio per questo, gli studiosi cercano di raccogliere il maggior numero possibile di informazioni prima di aprire una trincea. L’osservazione dall’alto, le indagini geofisiche e l’elaborazione digitale permettono di riconoscere anomalie, definire l’estensione di un sito e scegliere con maggiore consapevolezza dove concentrare le ricerche.
I satelliti osservano territori molto vasti e consentono di confrontare immagini ottenute in periodi differenti. I droni lavorano invece a quote più basse e producono rilievi estremamente dettagliati di aree delimitate. Il LiDAR misura la forma del terreno attraverso impulsi laser, mentre l’intelligenza artificiale aiuta a selezionare e interpretare enormi quantità di dati che richiederebbero mesi o anni di analisi manuale.
Prima osservare, poi scavare
Le tecnologie non invasive permettono di individuare strutture potenziali, variazioni del terreno e tracce di antichi insediamenti senza rimuovere immediatamente il suolo. Lo scavo può quindi essere pianificato in modo più mirato, riducendo interventi inutili e rischi per il patrimonio.
Che cos’è il telerilevamento
Il telerilevamento, spesso indicato con l’espressione inglese remote sensing, consiste nella raccolta di informazioni su un territorio o su un oggetto senza entrare direttamente in contatto con esso. Una fotografia aerea rappresenta già una forma di telerilevamento, ma i sensori moderni possono registrare dati molto più complessi, come la temperatura della superficie, il livello di umidità, la risposta della vegetazione, l’elevazione del terreno e le radiazioni elettromagnetiche riflesse.
Questi strumenti possono essere installati su satelliti, aeroplani, elicotteri, droni o mezzi terrestri. La scelta della piattaforma dipende dall’estensione dell’area, dalla precisione richiesta, dalle condizioni ambientali e dall’obiettivo della ricerca. L’osservazione dallo spazio è particolarmente utile per ricostruire interi paesaggi, mentre il drone permette di documentare con grande dettaglio una singola area archeologica.
Guardare un sito dall’alto significa inserirlo nel paesaggio che lo circonda, riconoscendo strade, corsi d’acqua, insediamenti, campi e collegamenti che dal livello del terreno possono apparire separati.
Il telerilevamento non produce automaticamente una scoperta archeologica. I sensori registrano differenze fisiche e geometriche, mentre spetta agli studiosi interpretarle alla luce della storia, dell’ambiente e delle conoscenze già disponibili. Una linea regolare può rappresentare un’antica strada, ma anche un canale moderno; una forma circolare può indicare un tumulo oppure una struttura naturale. Per questa ragione ogni anomalia deve essere confrontata con altre fonti e verificata sul terreno.
Continua a leggere
Altri articoli
Realtà aumentata nei musei: quando la tecnologia aiuta a capire meglio l’arte
Visitare un museo significa entrare in contatto con opere, oggetti, documenti e testimonianze che arrivano da...
Patrimonio culturale minore: perché chiese, archivi, cortili e piccoli musei raccontano l’Italia
Quando si parla di patrimonio culturale italiano, il pensiero corre subito ai grandi monumenti, ai musei più...